Il presidente francese Emmanuel Macron il 6 agosto, due giorni dopo l’esplosione al porto di Beirut e il suo ritorno per piantare un cedro ed esprimere, primo leader europeo, vicinanza al popolo libanese. Oggi, 8 settembre (memoria storica di poco gloriose fughe regali), è Giuseppe Conte a mettere la firma sulla missione italiana ‘emergenza cedri’ per riaffermare il ruolo dell’Italia nel Paese e nel Medio Oriente, dopo i i quattro voli speciali con 20 tonnellate di materiale sanitario e all’arrivo a Beirut delle navi San Giusto ed Etna per trasportare il materiale di un ospedale da campo per far fronte all’emergenza sanitaria. Conte non andrà a Shama sede del Quartier generale della missione Unifil a guida italiana (circa mille i militari italiani impiegati) ma incontrerà a Beirut insieme all’ambasciatore italiano, Nicoletta Bombardiere il comandante di Unifil, il generale Stefano Del Col.
Il ruolo italiano nella stabilizzazione del Paese e con uno sguardo alla nuova geopolitica che sta stravolgendo le poche certezze di ieri tra Medio Oriente e Mediterraneo. La Turchia è sempre più presente in Libia ma non abbandona le sue ambizioni economiche per le ricerche petrolifere. «L’accordo Emirati-Israele apre la strada a una coalizione che gli Usa vorrebbero allargare ad altri soggetti, una sorta di «Nato araba» che affiancherebbe la Nato vera palcoscenico dei conflitti tra Grecia, Francia e Turchia nel Mediterraneo», segnala Gerardo Pelosi sul Solo24. «Se Macron fa di tutto per difendere i suoi interessi nel Mediterraneo, Nordafrica e Sahel anche l’Italia (più con la forza del soft power degli aiuti umanitari piuttosto che militari) non vuole rinunciare a svolgere un suo ruolo nell’area».
Nel 2006 l’ex premier Romano Prodi creò le premesse per la missione Unifil a comando italiano, e non dovrebbe essere memoria facile, anche se a molti di noi sembra un’altra era politica. La sola missione internazionale in Medio oriente che sta silenziosamente funzionando, con gli apprezzamenti dei più e l’ostilità di chi trai vantaggio invece dal caos e dagli scontri. «Un terreno, quello libanese a fortissima instabilità dove l’Italia per la prima volta e dopo la fine della guerra nell’82 con il generale Angioni misurò le sue capacità di proiezione di una missione all’estero», ci ricorda Pelosi. Un patrimonio di esperienza e capacità che Conte certamente sta difendendo, insieme alla presenza delle nostre aziende.
Dubbio se è nato prima l’uovo o la gallina, riecco l’imperdonabile vizio di parlare di piccola politica di casa anche in capo al mondo. Colpa delle politica o di un giornalismo al seguito senza ritegno? (Non pensate che il concetto stesso di ‘giornalista al seguito’ suoni male?) A voi la risposta. Cronaca d’obbligo, il minimo possibile: scuole, riapertura in sicurezza. Conte difende l’operato della ministra dell’Istruzione Azzolina e attacca la Lega, sulla proposta di sfiducia. «Se un partito ritiene che in un momento del genere -dopo tutti gli sforzi e gli investimenti che sono stati fatti- di formalizzare una sfiducia nei confronti di un ministro dell’Istruzione che credo non abbia preso neanche un giorno di pausa, allora la Lega farebbe bene a chiedersi quando è stata negli anni scorsi al governo se forse avrebbe dovuto presentare tante mozioni di sfiducia ai propri ministri».
E così, dalla stelle alla stalle, la possibile politica alta, l’Italia in Medio Oriente e nel Mediterraneo, si impantana delle beghe di bottega che umiliano chi le propone e chi gli dà corda.