Amerika dell’odio, un 17enne bianco uccide due neri che manifestano contro il poliziotto che spara alle spalle

Kyle Rittenhouse, un 17 enne dell’Illinois, è stato arrestato per aver sparato uccidendo due persone e ferendone una, durante un’altra notte di manifestazioni a Kenosha, Wisconsin, dove non c’è pace dopo il tentato omicidio, sette colpi sparati alla spalle di Jacob Blake da parte della polizia

Kenosha Wisconsin, la follia si insegue

1, E’ un ragazzo bianco di soli 17 anni, armato di fucile di precisione in libera vendita, l’assassino di due manifestanti e il ferimento di un terzo a Kenosha, nel Wisconsin, durante le proteste contro la violenza della polizia, per quei sette colpi sparati alle spalle di Jacob Blake, ancora a rischio di vita.

2, Si chiama Rusten Sheskey  il poliziotto bianco che domenica scorsa ha sparato sette colpi alla schiena al 29enne afroamericano Jacob Blake. Sheskey presta servizio da sette anni al dipartimento di polizia di Kenosha. Al momento non ci sono incriminazioni nei suoi confronti, ma ‘l’indagine prosegue’.

3, Il ragazzo assassino, Kyle Rittenhouse, è stato arrestato a Antiochia, 30 minuti a sud-ovest di Kenosha, appena oltre la linea di confine dell’Illinois, da dove, come da altre zone limitrofe, sono arrivati civili armati appartenenti alle sedicenti ‘milizie di difesa del territorio’, formazioni di ‘suprematisti bianchi’.

La giustizia latitante

La sparatoria, il tiro al bersaglio, durante la terza notte di proteste e dopo che i manifestanti si erano scontrati con la vicino al tribunale della contea, luogo simbolo questa rivolta visto che nessuno dei poliziotti che hanno sparato a Blake (oltre alle pallottole vere sparate da Rusten Sheskey , altri poliziotti avevano colpito Jakob Blake con il taser), è stato ancora incriminato.

Il killer adolescente

La folla dispersa dai lacrimogeni sparati a difesa del Tribunale ‘distratto’ trova sulla sua strada una stazione di servizio a diversi isolati di distanza, e  un gruppo di uomini armati accorsi per «proteggere la proprietà». Verso mezzanotte si sono sentiti gli spari. Una delle vittime è stata colpita alla testa e l’altra al petto, ha detto lo sceriffo David Beth al Milwaukee Journal Sentinel. Una terza persona ha subito ferite non mortali.

Commenti del capo della polizia di Kenosha, quello che messo in congedo il poliziotto killer, «Se i manifestanti avessero rispettato il coprifuoco non ci sarebbero stati quei morti»

Coprifuoco e Guardia Nazionale

Il governatore democratico del Wisconsin Tony Evers ha autorizzato 500 membri della Guardia Nazionale ad intervenire in appoggio alle forze dell’ordine locali di Kenosha. Il duplice omicidio è avvenuto il giorno dopo la presenza alla convention repubblicana dei coniugi McCloskey, finiti sotto inchiesta per aver puntato un fucile e una pistola contro i manifestanti pacifici di Black Lives Matter che passavano davanti alla loro casa, a St Louis, Missouri.

«Se ti difendi e cerchi di difendere i valori in cui credi, quelli fondanti di questo Paese, la mafia democratica alleata coi media cercherà di distruggerti».

Difendere il cacciatore e non la preda

Alessandro Portelli, sul Manifesto,  parte dai fatti e riflette sul linguaggio usato nel raccontarli. In America e non soltanto. E scopri che non è soltanto forma.

  • Secondo il comunicato della polizia di Kenosha, Jacob Blake (ancora in pericolo di vita in ospedale, e destinato a restare paralizzato) è una delle persone «coinvolte in una sparatoria in cui sono coinvolti agenti di polizia» («involved in an officer involved shooting»).
  • Secondo il sito di un importante quotidiano nazionale, «durante le proteste seguite all’episodio, è scoppiata una sparatoria fra civili».
  • «In entrambi questi esempi, un atto di violenza unilaterale di cui sono vittime degli afroamericani viene fatto passare come un conflitto reciproco: come se Blake fosse stato «coinvolto» nell’episodio allo stesso titolo dell’agente che gli ha sparato sette volte alla schiena senza motivo. E come se a Kenosha i «civili» si fossero sparati fra loro, e non fosse stato (come peraltro conferma il giornale) «un giovane bianco» a «brandire un lungo fucile semiautomatico e sparare sui manifestanti» – ammazzando altri due afroamericani e ferendone gravemente un terzo».

I verbi al passivo

«I verbi sono al passivo, i soggetti impersonali («afroamericano ucciso», non «poliziotto uccide»). La polizia e i vigilanti razzisti bianchi ammazzano (è successo a Detroit cinque giorni dopo l’assassinio di George Floyd; era successo a Charlottesville nel 2017), ma la parola «violenza» appare solo in riferimento alle proteste».

E la violenza non è più quella non del cacciatore, ma della preda che si difende ( in tutti i western che abbiamo amato i violenti non sono i «pionieri» bianchi e le loro armate a cavallo che depredano e uccidono gli indiani, ma gli indiani che si difendono e cercano di impedirglielo).

Violenza poliziesca e razzista ‘pulviscolo nell’aria’

  • «Forse allora la violenza poliziesca e razzista sui neri è talmente ordinaria e normale (“come un pulviscolo nell’aria”, dice il campione di basket Kareem Abdul-Jabbar) che non ce ne accorgiamo nemmeno, per cui la rivolta del ghetto è percepita come il classico uomo che morde il cane.
  • Forse la lezione di non violenza che gli afroamericani hanno insegnato al mondo da Martin Luther King in poi ci induce a credere che la loro pazienza e sopportazione siano infinite.
  • O forse siamo talmente abituati a comandare che anche quando polizia e razzisti esagerano un po’ pensiamo di avere comunque noi il diritto di dettare i modi giusti ed educati con cui gli oppressi possono esprimere il loro malessere senza «degenerare» e «passare dalla parte del torto» (già immagino i commentatori liberal che affilano le penne per spiegarci, in caso di malaugurata ma non impossibile vittoria di Trump in novembre, che la colpa ce l’ha la «violenza» delle proteste).

§§§

AVEVAMO DETTO

Tags:
Condividi:
Altri Articoli