Un taglio di bilancio di simile entità venne attuato nel 2016, dopo la caduta dei prezzi del petrolio e la riduzione delle entrate energetiche. «Tra le misure previste per “garantire l’equilibrio del bilancio federale” nei prossimi tre anni -scrive Analisi Difesa-, vi sono l’abbandono dell’indicizzazione degli stipendi dei funzionari federali, il rinvio oltre il 2023 della riforma salariale per questa categoria, ma soprattutto,
la riduzione del 5% degli stanziamenti per il programma di armamenti statali, anche se non ci sono dettagli sui tagli ai singoli programmi.
Mosca prevede di dover fare i conti con ristrettezze di bilancio a causa degli effetti dell’epidemia di Covis e la la Banca Mondiale prevede, per la Russia, una caduta del PIL del 6 per cento quest’anno, assieme al crollo dei prezzi del petrolio.
Nel 2019 le spese militari di Mosca aumentarono del 4,5 per cento rispetto all’anno precedente raggiungendo i 65,1 miliardi di dollari (meno di un decimo delle spese statunitensi e un quarto di quelle cinesi), pari al 3,9 per cento del Prodotto Interno lordo.
Nel 2018 il presidente Vladimir Putin annunciò che le spese militari sarebbero scese entro cinque anni a meno del 3% del PIL mentre nello stesso anno venne annunciato un piano decennale per investire 20 trilioni di rubli (282 miliardi di dollari) in nuove infrastrutture, tecnologie ed equipaggiamenti entro il 2027.