Lukashenko e la sua Bielorussia post sovietica temono più Putin dell’opposizione

Bielorussia. Minsk verso il voto di domenica. Il leader da 26 anni al potere parla in parlamento e in tv della situazione internazionale contro ingerenze di Mosca, pochissimo lo spazio destinato a quella interna. E dopo gli arresti di contractors russi dei giorni scorsi, torna sui ‘wagneriani’: «A sud ci sono altri mercenari, li prenderemo tutti»

L’ultimo comizio contro Putin, più temuto dell’opposizione

Il presidente bielorusso Alexander Lukashenko ha evitato di fare una campagna elettorale tra la gente in previsione delle elezioni di domenica prossima. Scusa Covid, timore reale di qualche contestazione per una popolarità che neppure il regime dell’ultimo staliniano post sovietico riesce a reprimere. E l’unico “comizio”, ironizza Yurii Colombo sul Manifesto, «Se lo è concesso in parlamento e diretta tv».
«Un discorso rivolto più al quadro internazionale che alla situazione interna, convinto com’è – non a torto – che il suo personale destino si decida non nelle urne ma nelle complesse relazioni tra le grandi potenze, dedicando solo qualche battuta all’opposizione».

Il mondo letto da Lukashenko

Un mondo in subbuglio, dalle proteste di piazza dagli Usa ad Hong Kong. Una situazione «stile Maidan» -è il richiamo politico a uso interno-, che «qualcuno» vorrebbe trasferire anche nel suo paese. Sull’Europa dell’est le critiche mai aperte ma comprensibilissime a Mosca. «Nello spazio post-sovietico, per decenni, non siamo stati in grado di risolvere molti vecchi conflitti. Transnistria, Ucraina, il groviglio caucasico di contraddizioni, il conflitto armeno-azero. La Bielorussia si trova su questa spaccatura geopolitica».
Girata alla rovescia tra buoni e cattivi letto dalla Bielorussia e quasi tutto il resto del mondo, ma le crisi post sovietiche reali ci cono tutte.

Bielorussia tradita per Polonia e Lituania?

«Il presidente è convinto che Putin lo voglia abbandonare per giocarsi fino in fondo la partita del “dopo Lukashenko” con la Polonia e la Lituania: La Russia ha paura di perderci perché, a parte noi, non ha alleati molto stretti e l’Occidente ha recentemente iniziato a mostrare un interesse sempre più sostanziale nei nostri confronti. Ma tutti conoscono la nostra risposta: la Bielorussia non è amica di qualcuno contro qualcun altro».
Parlando dei russi detenuti in Bielorussia, »tutti al servizio della compagnia di ventura detta Wagner», Lukashenko ha ripetuto di nuovo la versione ufficiale secondo cui i foreign fighters erano giunti nei pressi di Minsk con il compito di destabilizzare la situazione durante le votazioni.

Velata ipotesi attentato

«Oggi abbiamo ricevuto informazioni su un altro distaccamento di mercenari che è stato schierato a sud. Dovremmo correre a pescarli nei boschi ma li prenderemo tutti», promette Lukashenko. «Se questo nuovo gruppo di “destabilizzatori di professione”’ di cui il Kgb bielorusso sarebbe sulle tracce sia composto da russi non lo ha detto, ma qualcuno in parlamento ha sussurrato perfino che sarebbero ‘uomini legati alla Cina’», precisa Yurii Colombo.
Vantata efficienza dell’apparto spionistico bielorusso nel individuare e combattere i nemici ‘del Paese e del popolo’, tutto a valenza interna, Per Mosca vale il dispetto, visto che i ‘wagnariani’ erano tutti diretti in Libia.

Mercenari russi gruppo Wagner in transito

«A proposito dei 33 contractors in arresto, è circolata la voce che uno di loro avrebbe dichiarato in interrogatorio di avere per contratto come destinazione finale un paese dell’America latina, ma la pista più probabile resta quella libica», sempre dal Manifesto. Secondo News.ru, un rapporto non pubblicato presentato al Comitato sulle sanzioni della Libia al Consiglio di sicurezza Onu, nel paese africano ci sarebbero dagli 800 ai 1200 contractors «wagneriani».
Nelle 57 pagine del documento si fanno i nomi di alcuni degli arrestati di Minsk e si sostiene che i mercenari -tutti combattenti al fianco di Khalifa Haftar- sarebbero in Libia per svolgere compiti militari speciali: «specializzati in cecchinaggio.

Svetlana ‘la casalinga’ che sfida Lukashenko

Svetlana Tikhanovskaya è passata dalla condizione di mamma casalinga alla dimensione della candidata politica quasi definita una delle donne più potenti in Bielorussia. Una ascesa alla ribalta elettorale tanto rapida quanto insolita. Una 37enne che fino a maggio era una sconosciuta. Adesso è candidata alla presidenza del paese. È lei la moglie di Sergei Tikhanovsky, un popolare blogger e youtuber che è stato incarcerato e cancellato dagli eleggibili di Bielorussia.
Dal 1994, le elezioni si presentano come una pura formalità teleguidata dal governo attivamente controllata e repressa, secondo le organizzazioni per i diritti umani.

AVEVAMO DETTO

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