Ma ora i dati dicono esattamente il contrario di quanto sostenuto dagli ottimisti. È vero che nei casi positivi si osserva una carica virale inferiore rispetto ad aprile, ma questo non è dovuto all’indebolimento del virus: «i casi più recenti sono stati infettati da una carica virale più bassa grazie al distanziamento sociale, al lavaggio delle mani e all’uso delle mascherine». Il virus, invece, è sempre lo stesso, «in assenza di dati molecolari confermati su mutazioni del genoma virale». «In altre parole, il virus è ancora pericoloso e ogni imprudenza potrebbe costarci cara», riferisce Andrea Capocci sul Manifesto. Fonte politicamente poco ‘neutrale’? Il giornalismo spesso è un’opinione, ma la politica tratta spesso allo stesso modo anche la scienza.
«Chi ha osservato la vicenda attraverso i media ha avuto l’impressione di una comunità scientifica litigiosa i cui consigli vanno presi con le pinze». E ognuno a scegliersi il cosiddetto ‘esperto’ che più lo convince o, peggio, che più gli conviene. Aprire o chiudere ristoranti, scuole, eccetera. «Qual è la posta in gioco nella competizione mediatica tra gli esperti?». Qui l’accusa di Andrea Capocci diventa grave:
«Come hanno intuito i politici più attenti nel fiutare il vento, la diatriba tra virologi coagula sensibilità più ampie da trasformare in bacini elettorali». Il 27 luglio in Senato sarà Matteo Salvini ad aprire il convegno «Covid-19 in Italia. Tra informazione, scienza e diritti». Con lui tutti i big titolati del ‘partito degli ottimisti’: Zangrillo, Clementi a Maria Rita Gismondo e Matteo Bassetti (in febbraio paragonavano il Covid-19 all’influenza) fino al virologo Giulio Tarro, secondo il quale le mascherine «ormai non servono più»
Attesi due habitué delle risse tv, come Vittorio Sgarbi e Paolo Becchi. Sulla locandina figura anche Guido Silvestri, altro «ottimista».
Ha invece declinato l’invito, ‘contro ogni strumentalizzazione politica’, il virologo-star Roberto Burioni, che ha invitato a fare altrettanto i colleghi del «Patto trasversale per la scienza», cui aderiscono nominalmente quasi tutti gli scienziati citati. «Il progresso della Scienza è un valore universale dell’umanità, che non può essere negato o distorto per fini politici» scrivono quelli del Patto. «Invece -impietoso Andrea Capocci- l’incidente segna l’ennesima smentita della neutralità della comunità scientifica: gli esperti si dividono pure quando i dati, come quelli sul virus, metterebbero tutti d’accordo. Può capitare, perché il metodo scientifico aiuta, ma non basta per calcolare il giusto rapporto tra scienziati, politica e società».