Le navi da quarantena sono traghetti usati per isolare i migranti arrivati in Italia via mare istituite dal governo a inizio aprile con lo stato di emergenza per l’epidemia di coronavirus. Lo stato di emergenza terminerà il 31 luglio ma le ‘navi da quarantena’, che fine faranno, si chiede su Internazionale Annalisa Camilli.
Le navi da quarantena sono sotto accusa da quando, il 20 maggio, un tunisino di 28 anni si è buttato in mare per raggiungere a nuoto la costa ed è morto. L’ultimo caso di trasbordo su una nave da quarantena che ha fatto discutere è quello che ha coinvolto la nave Ocean Viking dell’ong Sos Meditérranée: bloccata per dieci giorni in mare, la notte del 6 luglio ha ricevuto dalle autorità italiane l’autorizzazione ad attraccare a Porto Empedocle, da dove i migranti sono stati trasferiti sulla Moby Zazà, anche se sono risultati tutti negativi al test per il covid-19.Nave quarantena o nave prigione o altro. Uno dei tenti problemi migranti aperti e da risolvere anche nel piano delle crisi pandemia che tocca il Paese.
Sempre da Internazionale: «I traghetti Rubattino e Moby Zazà della Compagnia italiana di navigazione (l’ex Tirrenia) sono le due navi passeggeri usate per la quarantena dei migranti. La Rubattino è stata attiva fino al 7 maggio, usata per la quarantena di 180 persone soccorse dalla nave della ong Sea Eye, Alan Kurdi, il 17 aprile 2020 e dall’imbarcazione Aita Mari il 19 aprile 2020. La Moby Zazà è diventata operativa il 12 maggio e attualmente il contratto è valido fino al 13 luglio».
Chi risulta negativo al test per il coronavirus rimane a bordo per quindici giorni, chi risulta positivo rimane sulla nave fino al momento in cui il tampone diventa negativo. «Abbiamo riscontrato una trentina di persone positive al test dall’inizio dell’operazione a maggio. Erano tutti asintomatici. Sono stati isolati a bordo della nave in una zona rossa, su uno dei ponti. Finché il tampone non è diventato negativo», spiega la responsabile della Croce rossa.
La scelta delle navi quarantena è però al centro di molte critiche, sia umanitarie che di efficienza e costi. Persone che hanno salvato per miracolo la vita in mare, soccorse e fatte scendere a terra per poi risalire a bordo della nave da quarantena; «incomprensioni e frustrazioni che possono essere state all’origine del gesto del ragazzo che si è gettato in mare». Poi la violazione delle leggi internazionali sul soccorso in mare secondo cui le persone soccorse debbono essere rapidamente portate a terra e solo una volta arrivate in un ‘Place of safety’, un Pos, i soccorsi sono da ritenersi conclusi.
Dopo l’Italia, anche Malta ha adottato questo tipo di navi turistiche adibite a navi da quarantena per gli stranieri soccorsi in mare. Nelle ultime settimane sono state tenute al largo 425 persone su navi private, per un costo complessivo di 1,7 milioni di euro. «La maggior parte di questi soldi sono stati usati per le 33mila ore di sorveglianza ai migranti», spiega il quotidiano The Times of Malta, soprattutto per evitare che facessero gesti di autolesionismo o che si gettassero in acqua. Ora La Valletta vorrebbe chiedere i soldi di questa operazione all’Unione europea, che ha già fatto sapere che non li rimborserà.