«Yankees stay home»: frontiere d’Europa chiuse agli Usa. Americhe devastate

Unione europea verso la riapertura delle frontiere per una quindicina di Paesi a partire dalla vituperata Cina, ovviamente in condizioni di reciprocità, ma gli Stati Uniti della libera pandemia decisi da Trump restano un bomba virale da tenere lontana da casa nostra. Come certi caricaturali personaggi politici dai gilet variamente caricaturali al momento azzittiti.

Covid senza bugie, ½ milione di morti nel mondo e in molti Paese è ancora ecatombe.

Manca l’ufficialità ma i numeri lo impongono

«L’ufficialità non c’è ancora, ma il nuovo record di contagi negli Usa -45.300 nuovi contagi in 24 ore e per giorni di seguito- non lascia scelte», rileva Giulia Belardelli sull’UffPopst. Da ‘Yankees go home’ del Vietnam al ‘Yankees stay home’, un astioso ‘stattene a casa’ rivolto soprattutto a Donald Trump. Fermo restando il potere di ogni Stato membro di decidere per sé, «l’esclusione degli Usa dall’elenco dei Paesi non più soggetti a limitazioni di viaggio è quasi un atto dovuto, se si pensa ai timori di una seconda ondata che accomunano buona parte delle capitali europee».

Usa vietati, portata simbolica enorme

Diciamola in altro modo. Dal primo luglio potremmo prendere un volo aereo per il Ruanda o l’Uruguay e non per volare a New York o Miami. E se Pechino toglierà a sua volta le restrizioni ai viaggiatori europei, sarà possibile volare in Cina, dove garantiscono di aver già domato il focolaio di metà giugno nel mercato di Xinfadi nella capitale. «Difficile immaginare un colpo più duro per Donald Trump, il cui fallimento nel controllo della pandemia è sotto gli occhi di tutti». Il commento della severa Belardelli.

Pandemia, politica e buon senso.

Esclusi i personaggi affetti da scemenza virus presenti ovunque, salvo non siano capi di Stato, e qui pensiamo all’amato Brasile con la disgrazia Bolsonaro, la lista dei Paesi di contagi Covid sotto controllo, da ‘semaforo verde, elencati dall’agenzia Ansa: Algeria, Australia, Canada, Georgia, Giappone, Montenegro, Marocco, Nuova Zelanda, Ruanda, Serbia, Corea del Sud, Thailandia, Tunisia e Uruguay. Asterisco sulla Cina, nei confronti della quale varrà, appunto, il criterio della reciprocità.

Le scelta ragionate

I 27 hanno dibattuto a lungo alla ricerca di criteri comuni basati su dati epidemiologici chiari. La lista dovrà comunque essere aggiornata ogni 14 giorni. E i diplomatici europei -scrive Politico.eu – hanno concordato di aprirsi a Paesi con un tasso d’infezione da coronavirus pari o inferiore alla media Ue nelle ultime due settimane (16 su 100mila abitanti). Oltre al tasso d’infezione, Bruxelles valuterà se il trend è in aumento o in diminuzione ed esaminerà la gestione dell’epidemia da parte di un Paese, oltre all’affidabilità dei dati.

Washington tratta ma non rassicura

Washington tratta con le capitali europee e l’Ue su come riaprire le rotte transatlantiche, ma l’aumento vertiginoso dei contagi soprattutto in alcuni Stati, Florida e Texas primi fra tutti. Seguirà un altro elenco che aggiornerà le categorie di viaggi considerati ‘essenziali’, per i quali sarà consentito l’ingresso in Ue indipendentemente dal paese di origine o di partenza. Operatori sanitari e lavoratori agricoli stagionali; diplomatici, operatori umanitari e simili; marittimi e passeggeri in transito. Lavoratori altamente qualificati a condizione “che il lavoro non possa essere rinviato o eseguito all’estero”.

15 milioni dagli Usa in Europa e 10 viceversa

15 milioni di americani in Europa ogni anno – dati Usa Today – circa 10 milioni di europei oltre Atlantico per vacanze e affari ogni anno. Ogni ritardo sarà un ulteriore colpo alle economie e ai settori del turismo devastati dai virus. Il segretario di Stato americano Mike Pompeo ha provato a minimizzare “Vogliamo assicurarci che [ogni decisione] sia basata sulla salute e sulla scienza”.  Lo vada a spiegare al suo capo, visto che proprio ieri, Anthony Fauci, il massimo esperto ingaggiato dalla Casa Bianca ha dovuto riconoscere: «qualcosa non sta funzionando».

Covid senza bugie ½ milione di morti

Il bilancio basato sulle fonti ufficiali rileva che sono oltre 10 milioni i casi finora accertati in 196 Paesi del mondo. Di questi, sono ancora considerati malati 4.903.500. Il Covid-19 finora ha ucciso 495.288 persone nel mondo dall’inizio dell’epidemia nel dicembre scorso in Cina. La Russia supera 9 mila morti. In Brasile 38.000 nuovi casi in un giorno, e la Colombia supera la Cina per il numero di positivi. Nuova ondata in Iran, si ragiona su un nuovo lockdown. Pence rinvia gli eventi della campagna elettorale in Florida e Arizona

Massacro Brasile e America Latina

Il Brasile ha registrato 38.693 nuovi casi di coronavirus e 1.109 morti nelle ultime 24 ore. Lo riferisce il ministero della Salute del Paese, citato dal Guardian. Il Paese, dove i contagi aumentano di decine di migliaia ogni giorno, conta al momento un totale di 1.313.667 di casi confermati e 57.070 vittime, secondo al mondo per numero di morti e contagi dopo gli Stati Uniti. Sotto osservazione anche Perù (272.364 casi totali e quasi novemila decessi) e Cile dove il numero delle vittime è arrivato a 5.068). E cresce la preoccupazione in Messico dove le persone decedute a causa del virus sono 25.779.

Asia, India e Pakistan contro la Cina

Anche in Asia, soprattutto in India e Pakistan, resta difficile il contenimento della diffusione del Covid-19 mentre in Cina, nelle ultime 24 ore, sono stati registrati 21 nuovi casi, 17 a Pechino ma non ci sarebbero casi importati. Il ministero della Sanità indiano nel suo ultimo bollettino ammette che il numero dei contagi ha superato il mezzo milione con 15 mila vittime, e tanto ottimismo su quei numeri. Negli ultimi sei giorni  sono stati confermati circa 100mila nuovi casi di cui 18.552 nella giornata di ieri. Cresce anche in Pakistan il numero dei contagi che con gli oltre 3000 registrati ieri si avvicina ai 200mila e 4935 decessi.

Mentre in Italia c’è chi straparla

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