La pandemia non è finita, e nonostante la zona del mondo più colpita sia quella delle Americhe, soprattutto Usa, Brasile, Messico, anche in Europa il virus c’è e continua a colpire. Ogni giorno si registrano 20mila nuovi casi e oltre 700 decessi, denuncia l’Oms. Il totale dei casi del continente a più di 2 milioni e mezzo. Nel mondo si sono già superati i 9 milioni di casi e i 400mila morti. Dunque la pandemia nel mondo continua a accelerare, come dimostrano i 183mila casi registrati in sole 24 ore, domenica.
«30 paesi hanno visto un aumento di nuovi casi cumulativi nelle ultime due settimane», sempre l’Oms. «In undici paesi, l’accelerazione della trasmissione ha portato a un’impennata molto significativa che, se non controllata, spingerà ancora una volta i sistemi sanitari sull’orlo del precipizio in Europa», senza nominare nessun paese in particolare. Lodati alcuni paesi, come Spagna, Polonia, Germania e Israele che hanno reagito «prontamente all’insorgere di nuovi pericolosi focolai in scuole, miniere di carbone e nei siti di produzione alimentare».
Non ci sono dubbi sulla seconda ondata in autunno: «Ancora oggi abbiamo picchi di contagi nella prima ondata in molti paesi. Siamo ancora nella prima ondata, ma dobbiamo prepararci per l’autunno, quando il Covid-19 incontrerà influenza stagionale e polmoniti. Il virus circola ancora attivamente, e non abbiamo farmaci e vaccini specifici efficaci». Per fortuna, più cure, medicinali via via testati e più tecnologia ad aiutare mentre la riversa sul vaccino sta impegnando il meglio della scienza nel mondo.
In Lombardia contagi raddoppiati e il numero cresce in tutta Italia (+296) a tamponi più o meno invariati. Le notizie negative riguardano lo sviluppo di alcuni nuovi focolai di coronavirus. Oltre al caso di Mondragone nel casertano di cui diremo più ampiamente, è stata coinvolta una residenza per anziani genovese, dove 12 sono le persone positive. Un secondo focolai in Emilia-Romagna, nel magazzino della Bartolini Corriere Espresso (Brt), azienda della logistica. «Qualche volta, le persone non usavano la mascherina e non rispettavano la distanza di sicurezza. La mascherina veniva usata in modo saltuario, quindi non in modo corretto», spiega l’Ausl di Bologna.
Preoccupa il focolaio nel comune Casertano. Tamponi a tappeto, per ora 49 positivi. Negli ex palazzi Cirio vivono più di mille persone, braccianti sfruttati da caporali e imprenditori agricoli. Da lunedì i quattro palazzi della cittadina sul litorale casertano sono stati dichiarati dalla Regione “zona rossa”, che ha vietato fino al 30 giugno l’ingresso e l’uscita dagli edifici dove vivono più di mille persone, in gran parte famiglie bulgare di etnia rom. I controlli a tappeto continuano così come prosegue il blocco totale dell’area realizzato da forze dell’ordine, polizia locale e esercito.
I cinque palazzi non si trovano, infatti, in una zona periferica, ma quasi al centro di Mondragone, area trafficata e commerciale. Ele famiglie bulgare sono in Italia per i lavori in agricoltura, che hanno il periodo di punta proprio in queste settimane. Operare il blocco dei palazzi ha voluto dire soprattutto impedire che uomini e donne andassero nei campi. Qualche falla nel sistema di controllo c’è stata, qualcuno è andato a lavorare e poi tornato a casa, e ora si sta tentando di controllare anche loro coi tamponi. Sperando con non ci siano contagiati e che quindi il virus abbia circolato anche al di fuori.
Una situazione che aggrava le condizioni di queste famiglie. Arrivano tutti gli anni, in più di 2mila, quasi tutti vivono negli ex ‘palazzi Cirio, quattro edifici di dieci piani, fine anni ’70. Fortemente degradati, fuori e dentro. Proprietari italiani che si fanno pagare almeno 100 euro a persona al mese, ovviamente in nero. E questo ora rende più difficile sapere esattamente chi ci vive. E quindi sapere a chi fare i tamponi. Proprio sotto i palazzi all’alba va in scena il mercato delle braccia, con decine di pulmini dei caporali che caricano i braccianti bulgari per portarli sui campi della Campania e del basso Lazio.