Intanto però, nonostante non si abbia ancora nulla in mano, in Italia si discute di faraonici progetti di spesa a villa Pamphilj, a Roma. Veramente, per quello che è trapelato finora, di progetti se ne sono visti pochi (a parte le proposte di Vittorio Colao e l’annunciato “libro dei sogni” degli industriali), mentre partiti, sindacati e associazioni imprenditoriali non hanno fornito alcun aiuto al governo. Si sono distinti, anzi, per una richiesta collettiva ed insistente di fondi, sussidi ed aiuti. Abbiamo visto tutti (confindustria, confartigianato, confagricoltura, confcommercio, associazioni e ordini professionali) con il cappello in mano a chiedere aiuto.
Per difficoltà oggettive, certo, innescate dalla crisi sanitaria, ma anche con la malcelata ipocrisia di piangere miseria, ma non mettere mano a patrimoni indubbiamente accumulati da molti, in anni di vacche grasse, ed investirli in attività aziendali, o sostenere il giro d’affari in questo momento di difficoltà. Da apprezzare, comunque, la comune richiesta di semplificazione radicale e sostanziale delle procedure burocratiche. Una riforma a costo zero, che veramente potrebbe dare una svolta all’Italia, ma che non si riesce mai a realizzare. Eppure, è proprio questa una delle condizioni che pone l’Unione europea per facilitare il cammino degli aiuti finanziari verso il nostro Paese. “L’Europa vuole inserirsi nei nostri processi decisionali”, tuonano certi esponenti politici, rifiutando perfino l’accesso del nostro Paese al Mes-linea covid, offertoci praticamente a costo zero. Evidente, più che altro, il timore di perdere potere, acquisito da alcuni di loro in modo veramente fortunoso.
Il punto è che le casse del Tesoro italiano cominciano a svuotarsi e non possiamo permetterci di fare i difficili. La situazione è tale che lo stesso presidente del Consiglio auspica una anticipazione di fondi dall’Europa entro l’anno, possibilmente a settembre. Per fortuna, la Banca centrale europea continua a comprare i nostri titoli ed a pompare liquidità. E’ proprio di ieri il finanziamento delle banche europee per 1300 miliardi. Le italiane ne hanno raccolto circa 200 ad un tasso del -1%, in pratica non pagano niente, ma ricevono anzi qualcosa in regalo. L’unica condizione è che facciano affluire quei fondi all’economia reale. Quindi, alle aziende, agli artigiani, ai privati che vogliono fare piccoli investimenti. Ecco perché, per esempio, i mutui sulle case sono oggi così a buon mercato. Questo meccanismo sta aiutando non poco l’economia dei paesi europei, ma dopo la crisi del covid non basta più.
Tra una cosa e l’altra, l’Europa sta sviluppando una potenza di fuoco davvero eccezionale. Una strategia che, dopo gli errori commessi dalla Germania anni fa -emblematico quello con la Grecia, che, per inciso, emette oggi il suo debito a costi inferiori rispetto a quelli dell’Italia- è stata inaugurata dal presidente italiano della Bce Mario Draghi. Caparbiamente, comunque, la Bundesbank insiste per un cambiamento di rotta, preoccupata dalla difficoltà delle banche tedesche a fare utili in un regime di tassi cosi bassi.
Tutto questo dovrebbe spiegare anche ai più ostinati che l’Italia da sola non va da nessuna parte, ma evidentemente il ragionamento e la logica tardano ad attecchire. Sarà la necessità, e la possibile emergenza, a far cambiare opinione a molti e correre ai ripari di gran carriera.