Tutte le basi dell’Esercito e dell’Aviazione indiana schierate lungo i 3500 chilometri della linea di confine con la Cina messe in massima allerta dopo lo scontro con 20 vittime tra i soldati indiani. E’ accaduto il 15 giugno, nel territorio indiano del Ladakh, tra le vette dell’Himalaya. La prima volta negli ultimi 45 anni. Secondo New Delhi i morti indiani sarebbero venti, mentre il numero di vittime cinesi è ignoto. Il peggio è che non sarebbero stati esplosi colpi d’arma da fuoco e la battaglia si sarebbe consumata con pietre e bastoni, con una ferocia e violenza inaudita per simile bilancio. In molte città indiane gruppi di persone hanno tenuto manifestazioni anticinesi, bruciando bandiere e immagini del presidente Xi Jinping e lanciando slogan per chiedere vendetta.
Semaforo verde anche alla Marina militare indiana per dislocare i suoi mezzi nello Stretto di Malacca per contrastare eventuali azioni da parte di Pechino in quello che è considerato uno dei punti nevralgici per le rotte commerciali marittime cinesi. Le forze armate di New Delhi, informano le agenzie internazionali, hanno ricevuto l’ordine di accumulare riserve di munizioni per un’eventuale guerra di durata superiore ai 20 giorni. Minacce e buoni propositi. Le due potenze nucleari avrebbero comunque dato la disponibilità a delle trattative per una de-escalation delle tensioni. Con gli USA che si sarebbero offerti per una mediazione.
Due settimane fa, i media indiani hanno riferito che New Delhi e Pechino avevano dispiegato ulteriori truppe nell’area di confine nel Ladakh, una regione amministrata dall’India come territorio sindacale, a seguito di violenti scontri avvenuti tra il 5 al 6 maggio, quando circa 250 indiani e le truppe cinesi sono stati impegnati in scontri sulla riva settentrionale del lago Pangong nel Ladakh, un’area che è stata oggetto di controversie tra Pakistan, India e Cina per decenni. I due paesi non hanno un confine segnato ma una ‘linea di controllo’, che è stata creata dopo la guerra del 1962 tra i due Paesi e ha provocato numerosi scontri di confine nei decenni successivi.

«Non è da escludere che gli scontri del 15 giugno siano un avvertimento lanciato da Pechino all’India. La vicenda, in quest’ottica, assume un’aria molto minacciosa».
§§§