L’internazionale di polizia violenta e razzismo dagli Usa al Canada all’Europa all’Africa

Ormai è un movimento politico transnazionale nato dall’omicidio di Geoge Floyd in Minnesota, ma con alle spalle tante violenze e torti nascosti che ora esplodono tutti assieme, a volte con rabbia a sua volta violenta, in modo confuso ma dilagante nel mondo. Movimento caotico e  politica balbettante. Salvo la vecchia e rozza distinzione tra i fautori di ordine e manganello, oggi alla Trump per intenderci, e una disordinata sinistra sparsa. I fatti.

Sempre America First

Poliziotti sparano alle spalle e uccidono un afroamericano. Un 27enne, Rayshard Brooks, è stato ucciso dagli agenti di polizia di Atlanta, in Georgia. I poliziotti lo avevano trovato mentre dormiva per terra in un parcheggio davanti un fast food. Secondo il Georgia Bureau of Investigations, la polizia era stata chiamata sulla scena poco dopo le 22:30 perché la macchina di Brooks bloccava il traffico

Canada, malmenato il capo indigeno

Canada. Allan Adam, capo della comunità nativo-americana di Athabasca Chipewyan di Alberta, nel Canada occidentale, trattenuto e colpito a pugni in testa da agenti di polizia. Capo Allan Adam, fermato in auto per un controllo, patente scaduta, alterco verbale, poi l’uomo e bloccato a terra e preso a pugni da un agente della polizia a cavallo e portato via in manette col viso sanguinante.

Il primo ministro canadese Trudeau: «video scioccante. Sappiamo che non si tratta di un episodio isolato. Molti canadesi neri o indigeni non si sentono al sicuro con la polizia, questo è inaccettabile e dobbiamo cambiare le cose».

Londra, la destra violenta Churchill razzista

Mentre a Hyde Park sfilavano gli anti-razzisti, nel centro militanti del gruppo Britain First e hooligan marciavano in difesa delle statue. Tafferugli con la polizia. I bianchissimi patrioti nazional-razzisti del gruppo Britain First e ultras del calcio a cercare di pestare loro prima della polizia. Obiettivo da difendere, la statua di Winston Churchill, già scarabocchiata di imbarazzanti verità lo scorso fine settimana e da allora protetta da imbracatura e forze di polizia.

Risposte simili modello ‘suprematisti bianchi’ anche a Bristol, nella stessa piazza dell’abbattimento della statua del mercante di schiavi Edward Colston e a Glagow e Belfast, ma senza particolari violenze.

Parigi, la protesta in place de la République

La tragica storia del giovane di 24 anni morto in un commissariato 4 anni fa, e ora «La Francia riconosce che c’è razzismo nella polizia», ma frena la piazza. Migliaia di persone (15mila per la polizia), bloccate in place de la République con la scusa del Covid. Il ministro degli Interni, Christophe Castaner dopo aver ammesso il problema di razzismo e violenze e annunciato la messa al bando della tecnica del soffocamento. In alcuni commissariati, i poliziotti per protesta hanno gettato a terra le manette.

Manifestazioni anche in altre città francesi, Marsiglia, Nantes, Rouen, Montpellier, a Lione c’erano le famiglie di altre vittime – Mehdi, Bilal, Wissam – che come quella di Adama chiedono giustizia.

Germania, morti «in custodia»

Germania, 138 «morti in custodia» dal 1993 al 2020. Sicuramente qualche ‘caso Cucchi’ e simil Floyd tra quelli. Come Aristeidis L., 36enne greco a cui quattro agenti gli hanno schiacciato il collo sul pavimento di un ascensore a Berlino. Caso insabbiato da un anno e mezzo. Germania zitta per complicità o vergogna? Dalla Riunificazione a oggi sono ben 269 le persone uccise con arma da fuoco dalla polizia. Ora a Berlino il governo locale è stato costretto a varare la legge anti-discriminazione contro gli abusi in divisa.  

Accade quindici anni dopo il clamoroso caso di Oury Jalloh, richiedente asilo della Sierra Leone, bruciato vivo nella cella della stazione di polizia di Dessau senza che nessuno muovesse un dito.

L’Africa e i poliziotti dei paesi suoi

La richiesta di tutti gli stati del continente africano di aprire il dibattito all’Onu sulle «brutalità della polizia contro persone di origine africana». Ma il razzismo africano, che c’è, non fa sconti in casa. Non è un caso che la Giornata contro le discriminazioni razziali si celebri il 21 marzo. Quel giorno nel 1960 a Sharpeville, Sudafrica, erano agenti razzisti per statuto, quelli che uccisero 69 dimostranti inermi e ne ferirono 180.

«Come se le violazioni dei diritti umani ispirate da politica, affari, ‘uomini forti’ al potere, divisioni etniche non meritassero azioni altrettanto urgenti –denuncia Marco Boccitto- e le moltitudini giornalmente brutalizzate da polizie e para-polizie in Guinea, Camerun, Etiopia, Marocco… e pure nel Sudafrica post-Mandela non fossero di origine altrettanto africana».

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