Stati generali dell’economia, cosa come e perché

Da oggi e per una settimana, a Roma “Stati generali dell’economia” per un confronto sui progetti di rilancio del Paese. Chi progetta, dà, chi chiede, e tutti a concordare sul fare cosa.

Prima la parata di personalità e poteri

La prima giornata con il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli; la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, il Commissario all’economia, Paolo Gentiloni; la presidente della BEI, Christine Lagarde; il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel. Nel pomeriggio, gli interventi del governatore della banca d’Italia, Ignazio Visco, del segretario generale dell’Ocse, Angel Gurria, della direttrice del FMI, Kristalina Georgieva.

Passerella europea sui conti futuri dell’Italia

Una autentica passerella di personaggi di rango internazionale che ha una spiegazione molto semplice: il previsto arrivo in Italia di consistenti finanziamenti, con il recovery fund ed altro. Da una parte, i finanziatori vogliono capire come questi soldi saranno spesi e da chi; dall’altro, il governo italiano deve dimostrarsi all’altezza della situazione e presentare progetti convincenti.

Per ora le idee, i fatti d’autunno

L’evento dovrebbe chiarire le idee. Gli sviluppi li vedremo nei prossimi mesi, anche perché ancora si procede per linee generali (infrastrutture, alta velocità, digitalizzazione, ambiente e politiche green), ma i particolari sono tutti da scrivere. Una idea la lanciamo da queste pagine: incentivare il ritorno in patria dei tantissimi e brillanti giovani italiani che attualmente prestano la loro intelligenza e capacità all’estero e indirizzarli pian piano a diventare parte integrante di quella classe dirigente di cui oggi il Paese ha tanto bisogno.

Soldi in cambio di riforme

I finanziatori spingono anche per riforme profonde dello Stato, come la giustizia, le procedure burocratiche, la lotta alla corruzione ed alla criminalità organizzata. Temi che a parole interessano anche il governo, ma finora ben poco si è fatto in materia, se non distribuire a pioggia, spesso a fini clientelari, soldi presi a prestito. Con queste ulteriori iniziative rischiamo solo di morire di debito. La scommessa è proprio sul fatto che il Paese possa rimettere in moto la sua economia, dopo covid e decenni di galleggiamento. Dopo di che -se le cose dovessero andare bene- anche il capitolo debito potrebbe essere affrontato con maggiore serenità. I finanziatori vogliono acquisire assicurazioni e certezze su questo punto. La loro pressione potrebbe essere anche utile per spingere il governo, e tutta la classe dirigente italiana, a muoversi in tal senso.

O cambi in meglio o muori

Vista la complessità del nostro sistema politico, che tende più che altro all’acquisizione di potere personale -invece di occuparsi dei problemi seri dell’Italia e della gente- è davvero difficile che si raggiunga un risultato utile senza un riorientamento complessivo del sistema organizzativo dello Stato. In questa fase, c’è chi paventa ulteriori intrusioni di potentati stranieri nella politica italiana e nella gestione delle grandi aziende ancora esistenti. Come avvenuto pesantemente già in passato. Il pericolo è reale. Recentemente lo Stato ha già frapposto qualche ostacolo normativo a difesa delle aziende.

Sovranismi al mercato

Qualcuno insiste, però, con dietrologie tendenti a dimostrare che, di fronte a soldi copiosi che debbono arrivare, il governo italiano sia pronto a cedere quote di sovranità. Forse qualche conclusione pro o contro questa tesi potremo avanzarla alla fine di questi lavori in corso a villa Pamphilj. Per il momento ci limitiamo a fare qualche ulteriore considerazione sulla necessità di dare il via a questo evento in pompa magna e con grandi squilli di trombe. 

Lo stato e la sua programmazione economica

Lo Stato dovrebbe già avere in sé la capacità di programmare e pianificare. Le sue strutture sono immense e variegate. Professionalità di varia estrazione lavorano al suo servizio. Invece per mettere insieme qualche idea, dobbiamo rivolgerci a manager esterni come Colao (tra l’altro risentito per come è stato accolto il suo piano), task force di varia natura, grandi eventi mediatici. Un tempo c’era in Italia il ministero per la programmazione economica, poi aggregato alla presidenza del Consiglio. Non si è mai capito bene perché, forse perché non programmava niente, o lo faceva male. Comunque, non è che dopo abbia funzionato meglio. C’era il ministero dell’industria che, tra le altre cose, avrebbe dovuto impostare la politica industriale del Paese. Fatto malissimo in anni lontani, mai negli ultimi decenni, meno che mai di recente, quando è diventato ministero dello Sviluppo economico (quale?).

Consenso per dare forza al futuro

L’unica conclusione che si può trarre al riguardo di questo grande evento mediatico è che il governo italiano sente di essere debole ed ha bisogno di raccogliere consenso interno ed internazionale, prima di concretizzare i suoi progetti. Non sappiamo se ci riuscirà, o se sarà costretto a passare la mano.

Tags: economia
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