La risposta caotica al nuovo coronavirus, che ha ufficialmente causato oltre 180mila morti nell’Ue, ha «sollevato domande sul livello di preparazione a questo tipo di emergenze», hanno denunciato i leader in una lettera inviata al presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, evidenziando la necessità di un approccio a livello europeo in vista di una possibile «seconda ondata della pandemia».
Ad esempio, assicurarsi una fornitura sufficiente di indumenti protettivi, farmaci essenziali e vaccini. Per prevenire nuove epidemie, i sei propongono anzitutto di centralizzare determinati dati, di monitorarli costantemente e di confrontarli -ad esempio sulla dinamica di una certa pandemia-, ma anche degli stock disponibili di indumenti protettivi, eccetera. La lettera punta anche a rafforzare il Centro europeo per la prevenzione e diffusione delle malattie (Ecdc).
I sei propongono di valutare ‘gli stock minimi’, una lista di medicinali, indumenti protettivi e vaccini obbligatori minimi da tenere. E vogliono rafforzare i compiti del Meccanismo europeo di protezione civile. La lettera sostiene anche che è vitale aumentare la ricerca e lo sviluppo di vaccini e cure e coordinarsi al livello internazionale per svilupparli e produrli. «Sviluppare un vaccino è un compito enorme e costoso, una strategia europea comune ha un grande valore aggiunto».
Diagnostica, cure e la condivisione di dati sanitari, «Una maggiore convergenza europea». Quanto ad eventuali riforme, il documento fa l’esempio delle leggi antitrust normalmente vigenti e della necessaria collaborazioni tra aziende in casi di pandemia. Dalle banali mascherine ai macchinari salvavita delle terapie intensive. E diminuire la dipendenza dalle catene delle forniture da singoli Paesi.
Vertice con i ministri della salute del G7 in teleconferenza: «Il virus non è sconfitto. Bisogna insistere sulla cooperazione internazionale». Il ministro della Salute Roberto Speranza, «In Europa la situazione è migliorata, ma i dati che in questi giorni arrivano da molte parti del mondo sono preoccupanti. È importante insistere con la cooperazione internazionale sulla ricerca, sul vaccino e sulla riforma dell’Oms», ha affermato.
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Il virologo Anthony Fauci, direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases, principale consigliere del presidente Trump, avverte l’Europa su un ritorno del Coronavirus. «Le future infezioni sono inevitabili – ha detto in una intervista a La Stampa -. Bisogna avere personale, test e risorse per identificare i casi, isolarli e tracciare i contatti. Se lo faremo, quando avverranno le infezioni potremo evitare che diventino una seconda ondata».
Sullo studio di Harvard secondo cui il virus era presente in Cina da agosto, Fauci non si pronuncia: «Non ho visto indicazioni di questo genere e quindi non commento. So che a dicembre e gennaio i cinesi non sono stati molto trasparenti nel darci le informazioni complete su come si trasmetteva da persona a persona. Diversi virologi evoluzionisti hanno analizzato il Covid e sono convinti che non è stato creato deliberatamente».
Quanto alla riapertura in Italia, per il virologo di origini italiane «è giusto, ma vi incoraggio ad usare prudenza. Quando riapri devi essere pronto a rispondere ad ogni incremento, perciò servono i test», ha sottolineato Fauci».