Ue: «Basta impreparati alla pandemia» – Seconda ondata, scaramanzie e previdenze – Lockdown salvavita

Merkel Macron e altri 4 leader europei, lettera a Ursula von der Leyen: «l’emergenza coronavirus ha sollevato domande sulla preparazione dell’Unione europea, bisogna farsi trovare pronti in vista di una possibile seconda ondata»

Ue impreparata e una temuta seconda ondata

Un’iniziativa del governo danese firmata anche dalla cancelliera tedesca Angela Merkel e dal presidente francese Macron, oltre che dai leader di Polonia, Spagna e Belgio. Destinatario: la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Titolo: «Come assicurarci che la Ue sia preparata alla pandemia». Quanto accaduto «solleva dubbi su quanto l’Ue fosse preparata alle pandemia», eufemismo da capi di Stato.

Il caos del primo coronavirus

La risposta caotica al nuovo coronavirus, che ha ufficialmente causato oltre 180mila morti nell’Ue, ha «sollevato domande sul livello di preparazione a questo tipo di emergenze», hanno denunciato i leader in una lettera inviata al presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, evidenziando la necessità di un approccio a livello europeo in vista di una possibile «seconda ondata della pandemia».

 Un’Europa più elastica e resistente

Ad esempio, assicurarsi una fornitura sufficiente di indumenti protettivi, farmaci essenziali e vaccini. Per prevenire nuove epidemie, i sei propongono anzitutto di centralizzare determinati dati, di monitorarli costantemente e di confrontarli -ad esempio sulla dinamica di una certa pandemia-, ma anche degli stock disponibili di indumenti protettivi, eccetera. La lettera punta anche a rafforzare il Centro europeo per la prevenzione e diffusione delle malattie (Ecdc). 

Cassetta statale di ‘Pronto soccorso’

I sei propongono di valutare ‘gli stock minimi’, una lista di medicinali, indumenti protettivi e vaccini obbligatori minimi da tenere. E vogliono rafforzare i compiti del Meccanismo europeo di protezione civile. La lettera sostiene anche che è vitale aumentare la ricerca e lo sviluppo di vaccini e cure e coordinarsi al livello internazionale per svilupparli e produrli. «Sviluppare un vaccino è un compito enorme e costoso, una strategia europea comune ha un grande valore aggiunto».

Fronte sanitario, più Europa

Diagnostica, cure e la condivisione di dati sanitari, «Una maggiore convergenza europea». Quanto ad eventuali riforme, il documento fa l’esempio delle leggi antitrust normalmente vigenti e della necessaria collaborazioni tra aziende in casi di pandemia. Dalle banali mascherine ai macchinari salvavita delle terapie intensive. E diminuire la dipendenza dalle catene delle forniture da singoli Paesi.

G7 sanitario, ‘Illusioni pericolose’

Vertice con i ministri della salute del G7 in teleconferenza: «Il virus non è sconfitto. Bisogna insistere sulla cooperazione internazionale». Il ministro della Salute Roberto Speranza, «In Europa la situazione è migliorata, ma i dati che in questi giorni arrivano da molte parti del mondo sono preoccupanti. È importante insistere con la cooperazione internazionale sulla ricerca, sul vaccino e sulla riforma dell’Oms», ha affermato.

«Europa tre milioni di vite salvate dal lockdown»

Studio dell’Imperial College di Londra che documenta l’efficacia delle misure anticontagio. Il distanziamento sociale ha risparmiato oltre tre milioni di vite in Europa. Senza la chiusura delle scuole e il lockdown, il bilancio complessivo negli undici paesi europei più colpiti sarebbe arrivato a 3 milioni e 200 mila, contro i 130mila registrati effettivamente al 4 maggio, ultima data a cui fa riferimento lo studio. Ma i dati dimostrano che la modalità di attuazione e il tempismo sono altrettanto importanti.

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Il virologo Fauci: «Inevitabili future infezioni, identificare i casi per evitare seconda ondata»

Il virologo Anthony Fauci, direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases, principale consigliere del presidente Trump, avverte l’Europa su un ritorno del Coronavirus. «Le future infezioni sono inevitabili – ha detto in una intervista a La Stampa -. Bisogna avere personale, test e risorse per identificare i casi, isolarli e tracciare i contatti. Se lo faremo, quando avverranno le infezioni potremo evitare che diventino una seconda ondata».
Sullo studio di Harvard secondo cui il virus era presente in Cina da agosto, Fauci non si pronuncia: «Non ho visto indicazioni di questo genere e quindi non commento. So che a dicembre e gennaio i cinesi non sono stati molto trasparenti nel darci le informazioni complete su come si trasmetteva da persona a persona. Diversi virologi evoluzionisti hanno analizzato il Covid e sono convinti che non è stato creato deliberatamente».
Quanto alla riapertura in Italia, per il virologo di origini italiane «è giusto, ma vi incoraggio ad usare prudenza. Quando riapri devi essere pronto a rispondere ad ogni incremento, perciò servono i test», ha sottolineato Fauci».

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