La guerra di Libia si complica e diventa una minaccia anche per noi vicini di casa

Il governo di Al Sarraj a Tripoli, ora che vince, respinge la proposta di cessate il fuoco del presidente egiziano Al Sisi, accettata invece dal generale Khalifa Haftar, ora perdente. Il capo militare di libico di Tripoli (il realtà la guerra la comandano i turchi): «Non abbiamo iniziato questa guerra, ma ne vedremo la data e il luogo della fine». (Nella foto un soldato dell’esercito libico nell’aeroporto internazionale di Tripoli)

La guerra in Libia che minaccia tutto il Mediterraneo

Sta accadendo a non molte ore di mare dalla coste italiane e francesi e spagnole. «A due passi dalle coste europee –osserva Pierre Haski, France Inter- eppure finisce raramente sulle prime pagine dei giornali. Eppure l’internazionalizzazione del conflitto minaccia di scatenare una grave crisi nel Mediterraneo orientale, in cui sarebbe coinvolta anche la Francia». Lui francese, si preoccupa giustamente prima di quello. Per noi italiani che quasi da soli abbiamo dovuto reggere l’impatto di una migrazione di massa, è molto molto peggio.

Cosa sta  accadendo sul campo di battaglia a cosa significa

Sul campo si registra la sconfitta del maresciallo Khalifa Haftar nel suo tentativo di conquistare Tripoli. L’esercito di Haftar, la cui base si trova nella zona orientale della Libia, era arrivato alle porte della capitale, ma recentemente ha perso buona parte del terreno guadagnato e rischia di perdere anche l’importantissima città di Sirte. «Tuttavia la posta in gioco in Libia va oltre il destino dei capi della guerra. Il conflitto, infatti, ha ormai assunto una dimensione internazionale. L’avanzata di Haftar è stata possibile grazie al sostegno degli Emirati Arabi Uniti e della Russia, mentre il governo di Tripoli ha potuto contrattaccare sfruttando l’aiuto decisivo della Turchia e del Qatar.

Libia nell’aprile del 2019 – Libia nell’aprile 2020

Un anno e gli equilibri nel Mediterraneo orientale sono cambiati. Al centro della nuova escalation c’è soprattutto la Turchia, che in caso di successo da parte del governo di Tripoli otterrebbe una serie di benefici che preoccupano i rivali regionali. «Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha investito molto nell’iniziativa, convinto di poterne uscire vincitore non solo in termini di influenza in Libia ma anche nel braccio di ferro ben più importante sulle riserve di idrocarburi nel Mediterraneo orientale». Due giorni fa l’analisi di Alberto Negri su Remocontro, «Sarraj conquista Tarhuna, Erdogan sbaraglia Haftar e la Libia ritorna ottomana». (https://www.remocontro.it/2020/06/06/sarraj-conquista-tarhuna-erdogan-sbaraglia-haftar-e-la-libia-ritorna-ottomana/)

Ma non tutti sono contenti dell’oggi

Il 6 giugno al Cairo il vertice organizzato dal presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi, con la partecipazione di Haftar ma non del governo di Tripoli, di cui abbiamo detto all’inizio. Iniziativa di pace poco credibile che arriva subito dopo il fallimento dell’offensiva di Haftar. L’obiettivo reale del vertice, comunque, era quello di spingere la Turchia sulla difensiva accusandola di rifiutare la pace. Erdoğan si muove in acque molto agitate, cercando di evitare gli scogli più pericolosi.

«Sorprendentemente sul cammino di Ankara si frappone anche la Francia, sponsor discreto di Haftar e alleata degli Emirati Arabi Uniti –avverte Haski-. Da Parigi arriva una lunga lista di critiche nei confronti del presidente turco, accusato di esercitare un’inaccettabile “pressione strategica” nei confronti dell’Europa attraverso il proprio intervento in Libia».

L’Europa e i molti sovranismi di bottega

A febbraio la Francia aveva la portaerei Charles de Gaulle nel Mediterraneo orientale, prima di doverla ‘ricoverare’ per Covid.  Comunque una dimostrazione di forza rivolta alla Turchia, le cui navi per la ricerca di giacimenti erano state avvistate nella zona economica di Cipro, paese dell’Unione europea. Il faccia a faccia, tanto insolito quanto pericoloso, ha opposto due paesi che fanno parte della stessa alleanza militare, la Nato, che sempre più scricchiola.

«Dietro lo scontro tra i capi della guerra libici si nasconde un conflitto tra potenze nel Mediterraneo orientale. Se la Turchia continuerà a far leva sul suo vantaggio le tensioni sommerse rischiano di trasformarsi in una crisi aperta, con tutti i rischi che ne derivano».

Italia e politica estera d’Egitto

Da Palazzo Chigi, telefonata Conte al-Sisi a dirsi che è meglio la pace della guerra, a difendere alcuni interessi condivisi, fregate multiruolo Fremm (due già vendute, scrive l’Ansa), 24 caccia multiruolo Eurofighter e altrettanti aerei addestratori M346, e certi pozzi marini Eni del miracolo. Poi ovviamente anche un po’ di caso Regeni. Poi la Farnesina ha ripetere l’orazione a sostegno di un accordo di tregua nato morto. Ne parla l’agenzia Ansa per dovere nazionale e nessun altro. «Cessate il fuoco duraturo sotto la guida delle Nazioni Unite», stile letterina a Babbo Natale.

Libia argomento da galera per Erdogan

Muyesser Yildiz, giornalista nota in Turchia, specializzata nel seguire le forze armate è finita in manette per “avere svelato segreti politici e militari” sull’intervento dell’esercito in Libia. Già lo scorso marzo due reporter di OdaTV erano stati fermati e rischiano fino a nove anni di prigione per avere scritto un articolo sul funerale di un presunto agente dei servizi segreti ucciso in Libia.

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AVEVAMO DETTO

Tags: guerra libia
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