Il marasma Covid che ha quasi affondato l’Us Navy nel Pacifico

Il dilagare dell’epidemia di Covid-19 ha particolarmente colpito gli Stati Uniti e il loro apparato militare navale, Virus micidiale -dicono le forze armate americane!- ora a rischio rispetto alle manovre cinesi nei mari asiatici

Caso simbolo e vergogna

«Fra i casi simbolo, il blocco dell’attività della portaerei Theodore Roosevelt all’isola di Guam e l’interruzione per molti giorni della presenza di bombardieri pesanti sulla stessa isola, per la prima volta in 16 anni». Mentre la flotta cinese, più accorta sul virus, restava in prima linea fra i Mari del Sud e lo Stretto di Taiwan, scrive Mirko Molteni su Analisi Difesa, a difenderci indirettamente dalla accusa di prevenzione con certi nostri generali che si fanno virologi negazionisti.

La Roosevelt degli inciampi

Il 18 la Marina statunitense ha annunciato che la portaerei Theodore Roosevelt sarebbe finalmente salpata dall’isola di Guam, dopo due mesi di quarantena da Coronavirus. Nuovo comandante mini equipaggio, 3mila unità lasciando a terra 1800 marinai ancora in quarantena. Portaerei realmente operativa? Dubbi. «La vicenda della Roosevelt è simbolica del tunnel in cui negli ultimi mesi si è ritrovata soprattutto la US Navy a causa della pandemia Covid».

Potere esibito fragilità interna

Da marzo a fine aprile del 2020, l’unica portaerei operativa in assetto da combattimento nell’Oceano Pacifico è stata la cinese Liaoning. Smacco simbolico per gli Stati Uniti, modello Pearl Harbor 1942 senza conseguenze tragiche. Quando il 24 marzo sono stati rilevati a bordo della Theodore Roosevelt i primi casi di coronavirus, altri contagi erano già stati diagnosticati sulla Carl Vinson, ferma in bacino. La Roosevelt invece è in mare e dopo aver navigato al largo di Taiwan va a mostrarsi di fronte al porto vietnamita di Da Nang. Contagio dove? fra il 5 e il 9 marzo.

L’epidemia galoppa il comando nasconde

In un modo o nell’altro, l’epidemia ha iniziato a “galoppare” fra i 4800 donne e uomini d’equipaggio. Arrivata alla base di Guam il 27 marzo, la Roosevelt è destinata a non muoversi per due mesi. Il 30 marzo il Pentagono dichiarava ‘classificati’ i dati precisi sui contagi, salvo il caso Roosevelt divenuto pubblico per scemenza politica del ministro. Il comandante Brett Crozier che denuncia il rischio di vita dei suoi marinai, il segretario alla Marina Thomas Modly, che lo caccia ma è poi costretto a dimettersi per la vergogna.

Portaerei, luoghi stretti da incubazione

Con la Roosevelt ferma a Guam, la Reagan a Yokosuka, la Vinson e la Nimitz a Bremerton e la Abraham Lincoln in manutenzione a San Diego, l’aprile 2020 sarà ‘il mese nero’ della US Navy nel Pacifico. Tanto che, per poter disporre di una portaerei in mare in prossimità degli Stati Uniti, è stato ritardato l’approdo alla base atlantica di Norfolk, in Virginia, della Harry Truman, reduce da un lungo ciclo operativo nel Mare Arabico, a fare da sentinella verso l’Iran. Insomma, portaerei iper potenti che si rivelano giganti fragili.

Virus fulmineo ovunque

L’epidemia si è abbattuta all’improvviso su una forza teorica Usa di 11 grandi portaerei, ma solo sulla carta. Ed ecco perché, il programma cinese di arrivare entro il 2025-2030 a disporre di quattro portaerei operative, sarebbe sufficiente a garantire a Pechino un deterrente credibile a confronto con una forza quasi tripla di portaerei americane. «Ammesso che i cinesi si concentrino nel loro scacchiere regionale, senza disperdere le proprie portaerei dall’altra parte del globo, a differenza invece degli statunitensi».

Bombardieri in fuga

Torniamo ad aprile: la presenza a Guam della “portaerei-lazzaretto” allarma l’US Air Force che richiama i suoi mastodontici B-52 senza rimpiazzi immediati. Salta il CBP, Continuous Bomber Presence contro la Cina, minaccia sempre presente con le sue atomiche in pancia. Sempre l’USAF, dal 21 aprile ha posto in isolamento gran parte degli equipaggi di terra della difesa antimissili balistici. Non abbiamo notizie sugli ordini Usa per le loro basi italiane di Ghedi, Aviano, Camp Derby e Sigonella.

Pechino navale non s’è fermata

Crisi Covid nella Marina americana e Marina cinese senza limiti e molto attiva. Il 17 febbraio nel Mar delle Filippine, un laser di punteria  su un aereo americano da ricognizione, reo di “aver sorvolato a lungo la nave a bassa quota”. Comportamento “non amichevole e non professionale”. Picca e ripicca, il 10 marzo il cacciatorpediniere americano McCampbell è passato dall’arcipelago delle Paracel, rivendicate da Pechino col nome di Xisha, per ribadire “la libertà di navigazione” in quelle acque.

Verso una “guerra corsara”?

«Forse ci voleva un periodo di crisi e polemiche come quello del Covid-19 perché sul numero di aprile 2020 di Proceedings, la pubblicazione dell’US Naval Institute, apparisse un articolo intitolato “Sguinzagliate i corsari”, firmato da Brandon Schwartz e Mark Cancian». «Strateghi navali a trovare modi per contrastare una Marina cinese in crescita. La via più facile e comoda è chiedere più navi e più aerei, ma con un bilancio che potrebbe aver ormai raggiunto il suo picco, questa potrebbe non essere una strategia applicabile».

Stranamore accademy e Droni navali

Trovata di Schwartz e Cancian, «la concessione da parte di Washington di una licenza corsara per ostacolare i traffici navali cinesi per bilanciare la superiorità numerica cinese sui mari assicurata da quella vera flotta parallela che è costituita dalla milizia di pescherecci che costituiscono per Pechino altrettanti avamposti sparsi in tutti gli oceani del globo». Seguono pagine di dettagli tecnico navali militari per addetti ai lavori, sino la ipotesi (e forse qualcosa in più) di navi ‘stealt’ senza equipaggio.

L’ardua sfida per il Pacifico  

Il 15 maggio il britannico ‘The Times’, citando anonimi ufficiali americani, sostene che simulazioni della Marina USA fra 2020 e 2030 darebbero la Cina per probabile vincitrice di un conflitto armato con gli americani nel Pacifico e che «sarebbero ad alto rischio le portaerei e i bombardieri di base a Guam». E senza virus all’attacco. E molti si sono chiesti come sia potuto accadere che la US Navy venisse presa alla sprovvista dall’epidemia. Oltre a dover rimediare alla vergogna del comandante Crozier da riportare al comando della sua portaerei.

Autunno seconda ondata Covid e navi robot

Il Pentagono ha iniziato un’inchiesta per stabilire se la US Navy ha attuato le procedure corrette per affrontare l’epidemia, soprattutto alla luce del caso della Theodore Roosevelt. Per il momento, nulla si sa di simili indagini sulle altre forze armate americane, ma è certo che nell’inchiesta sarà compreso il problema della controversa vicenda del capitano Crozier. Mentre la vulnerabilità della componente umana della Marina ai virus ha riproposto negli Stati Uniti il tema spinoso dei progetti di navi-droni senza equipaggio. Fantapolitica per ora: speriamo.

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4 aprile 2020 – Portaerei USS Roosevelt contagiata, cacciato il comandante che aveva denunciato il rischio per i marinai

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