
Il 18 la Marina statunitense ha annunciato che la portaerei Theodore Roosevelt sarebbe finalmente salpata dall’isola di Guam, dopo due mesi di quarantena da Coronavirus. Nuovo comandante mini equipaggio, 3mila unità lasciando a terra 1800 marinai ancora in quarantena. Portaerei realmente operativa? Dubbi. «La vicenda della Roosevelt è simbolica del tunnel in cui negli ultimi mesi si è ritrovata soprattutto la US Navy a causa della pandemia Covid».
Da marzo a fine aprile del 2020, l’unica portaerei operativa in assetto da combattimento nell’Oceano Pacifico è stata la cinese Liaoning. Smacco simbolico per gli Stati Uniti, modello Pearl Harbor 1942 senza conseguenze tragiche. Quando il 24 marzo sono stati rilevati a bordo della Theodore Roosevelt i primi casi di coronavirus, altri contagi erano già stati diagnosticati sulla Carl Vinson, ferma in bacino. La Roosevelt invece è in mare e dopo aver navigato al largo di Taiwan va a mostrarsi di fronte al porto vietnamita di Da Nang. Contagio dove? fra il 5 e il 9 marzo.
In un modo o nell’altro, l’epidemia ha iniziato a “galoppare” fra i 4800 donne e uomini d’equipaggio. Arrivata alla base di Guam il 27 marzo, la Roosevelt è destinata a non muoversi per due mesi. Il 30 marzo il Pentagono dichiarava ‘classificati’ i dati precisi sui contagi, salvo il caso Roosevelt divenuto pubblico per scemenza politica del ministro. Il comandante Brett Crozier che denuncia il rischio di vita dei suoi marinai, il segretario alla Marina Thomas Modly, che lo caccia ma è poi costretto a dimettersi per la vergogna.
Con la Roosevelt ferma a Guam, la Reagan a Yokosuka, la Vinson e la Nimitz a Bremerton e la Abraham Lincoln in manutenzione a San Diego, l’aprile 2020 sarà ‘il mese nero’ della US Navy nel Pacifico. Tanto che, per poter disporre di una portaerei in mare in prossimità degli Stati Uniti, è stato ritardato l’approdo alla base atlantica di Norfolk, in Virginia, della Harry Truman, reduce da un lungo ciclo operativo nel Mare Arabico, a fare da sentinella verso l’Iran. Insomma, portaerei iper potenti che si rivelano giganti fragili.
L’epidemia si è abbattuta all’improvviso su una forza teorica Usa di 11 grandi portaerei, ma solo sulla carta. Ed ecco perché, il programma cinese di arrivare entro il 2025-2030 a disporre di quattro portaerei operative, sarebbe sufficiente a garantire a Pechino un deterrente credibile a confronto con una forza quasi tripla di portaerei americane. «Ammesso che i cinesi si concentrino nel loro scacchiere regionale, senza disperdere le proprie portaerei dall’altra parte del globo, a differenza invece degli statunitensi».
Torniamo ad aprile: la presenza a Guam della “portaerei-lazzaretto” allarma l’US Air Force che richiama i suoi mastodontici B-52 senza rimpiazzi immediati. Salta il CBP, Continuous Bomber Presence contro la Cina, minaccia sempre presente con le sue atomiche in pancia. Sempre l’USAF, dal 21 aprile ha posto in isolamento gran parte degli equipaggi di terra della difesa antimissili balistici. Non abbiamo notizie sugli ordini Usa per le loro basi italiane di Ghedi, Aviano, Camp Derby e Sigonella.
Crisi Covid nella Marina americana e Marina cinese senza limiti e molto attiva. Il 17 febbraio nel Mar delle Filippine, un laser di punteria su un aereo americano da ricognizione, reo di “aver sorvolato a lungo la nave a bassa quota”. Comportamento “non amichevole e non professionale”. Picca e ripicca, il 10 marzo il cacciatorpediniere americano McCampbell è passato dall’arcipelago delle Paracel, rivendicate da Pechino col nome di Xisha, per ribadire “la libertà di navigazione” in quelle acque.

«Forse ci voleva un periodo di crisi e polemiche come quello del Covid-19 perché sul numero di aprile 2020 di Proceedings, la pubblicazione dell’US Naval Institute, apparisse un articolo intitolato “Sguinzagliate i corsari”, firmato da Brandon Schwartz e Mark Cancian». «Strateghi navali a trovare modi per contrastare una Marina cinese in crescita. La via più facile e comoda è chiedere più navi e più aerei, ma con un bilancio che potrebbe aver ormai raggiunto il suo picco, questa potrebbe non essere una strategia applicabile».
Trovata di Schwartz e Cancian, «la concessione da parte di Washington di una licenza corsara per ostacolare i traffici navali cinesi per bilanciare la superiorità numerica cinese sui mari assicurata da quella vera flotta parallela che è costituita dalla milizia di pescherecci che costituiscono per Pechino altrettanti avamposti sparsi in tutti gli oceani del globo». Seguono pagine di dettagli tecnico navali militari per addetti ai lavori, sino la ipotesi (e forse qualcosa in più) di navi ‘stealt’ senza equipaggio.
Il 15 maggio il britannico ‘The Times’, citando anonimi ufficiali americani, sostene che simulazioni della Marina USA fra 2020 e 2030 darebbero la Cina per probabile vincitrice di un conflitto armato con gli americani nel Pacifico e che «sarebbero ad alto rischio le portaerei e i bombardieri di base a Guam». E senza virus all’attacco. E molti si sono chiesti come sia potuto accadere che la US Navy venisse presa alla sprovvista dall’epidemia. Oltre a dover rimediare alla vergogna del comandante Crozier da riportare al comando della sua portaerei.
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