Ieri SpaceX ha portato i suoi primi due astronauti nello spazio sulla Stazione Spaziale Internazionale, primo volo spaziale con astronauti della storia da parte di una compagnia privata. Crew Dragon –la navicella spaziale- era partita dalla Terra sabato sera alle 21:22 (ora italiana) da Cape Canaveral, in Florida, avviando la prima missione spaziale con astronauti dal suolo degli Stati Uniti dal pensionamento degli Space Shuttle, avvenuto nel 2011. Da allora, la NASA aveva potuto trasportare i propri astronauti in orbita solo tramite le Soyuz dell’agenzia spaziale russa Roscosmos, spendendo circa 80 milioni di dollari per ogni astronauta.
La missione gestita da SpaceX è considerata storica non solo per i risultati raggiunti finora, ma per le opportunità che si aprono per i voli spaziali commerciali, sottolinea il Post. «La NASA ha l’obiettivo di far gestire ai privati i trasporti di astronauti nell’orbita terrestre, concentrando le proprie risorse nella progettazione e nella realizzazione di esplorazioni con robot ed equipaggi più ambiziose, dalla Luna a forse un giorno Marte». «Se la missione si concluderà senza intoppi, SpaceX potrebbe entrare nella cultura di massa come un tempo ha fatto la Nasa. Se invece qualcosa dovesse andare storto, la nuova era dei viaggi spaziali potrebbe concludersi prima ancora di cominciare», scrive Marina Koren su Internazionale.
Da Cape Canaveral sono decollati gli astronauti del programma Mercury, i primi americani a viaggiare nello spazio. È da lì che che è cominciato lo storico viaggio lunare degli uomini dell’Apollo. Da quella costa sono decollati e atterrati gli shuttle, e sono state tragicamente perse alcune vite umane. Per più di cinquant’anni tutti gli astronauti della Nasa che hanno lasciato il nostro pianeta lo hanno fatto da Cape Canaveral. Ma Negli ultimi nove anni gli astronauti della Nasa hanno viaggiato insieme ai cosmonauti russi, stretti in piccole capsule in partenza dalle piattaforme di lancio del Kazakistan per raggiungere l’unico insediamento umano lontano dalla Terra, la Stazione spaziale internazionale.
Cape Canaveral, tre anni dopo la definitiva fine degli shuttle, è arrivata SpaceX, dopo aver firmato un contratto d’affitto per usare la piattaforma di lancio più famosa del paese. E nello stesso anno, il 2014, la Nasa ha assegnato alla SpaceX un contratto da un miliardo di dollari per costruire un nuovo sistema per il trasporto degli astronauti. L’agenzia ha proposto lo stesso accordo alla Boeing. Programma, Commercial Crew, per sganciarsi dai russi e a trasportare i suoi astronauti a bordo di velivoli che possano vantare un marchio “made in Usa”.
«L’accordo con Roscosmos, l’agenzia spaziale russa, non è esattamente economico. Negli ultimi dieci anni il prezzo per un posto su un Soyuz è passato da cinquanta a novanta milioni di dollari». Il programma degli shuttle era stato cancellato anche per via dei costi eccessivi, e la Nasa spera di poter ridurre le spese (sicurezza?) per i viaggi in orbita. «La Nasa si è sempre affidata agli appaltatori per la costruzione dei velivoli, dai lander lunari agli shuttle». Stavolta, però, l’agenzia spaziale non ha più il controllo delle operazioni come accadeva in passato.
In passato la Nasa, sullo slancio della corsa alla luna con i sovietici, ha ripreso i viaggi spaziali anche dopo un devastante incendio che aveva spazzato via un equipaggio del programma Apollo e due incidenti in cui avevano perso la vita 14 astronauti. Oggi è difficile prevedere come reagirebbe l’opinione pubblica se un volo del programma Commercial Crew dovesse concludersi in tragedia. Gli americani accuserebbero la Nasa di aver delegato un aspetto cruciale del programma, affidando le vite degli astronauti a un privato? E il progetto rischierebbe di crollare sotto il peso delle critiche