L’ipotesi di Private Military & Security Companies, muore con la legislatura, ma ripunta, sottotraccia, quasi nascosta, attraverso tre atti della Camera dei Deputati, ci rivela Orizio. Molto pià avanti nel lunghissimo racconto, scopriamo tre proposte di legge sulle «guardie particolari giurate all’estero», accorgimento linguistico di assoluto pregio. Onorevoli Lollobrigida, Galantino e Rossini, e Bellotrti, tra il 2018 e 19. Due parlamentari di Fratelli d’Italia con una certa coerenza politica, e più originali Galantino e Rossini a cinque stelle. Poi Covid (ma non solo) ha bloccato tutto.
Al momento in Italia il Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza riserva ancora la sicurezza delle persone all’esclusiva competenza delle forze dell’ordine. Agli istituti di vigilanza privata o guardie particolari o come le vuoi chiamare possono proteggere solamente beni mobili ed immobili sia in Italia che all’estero. La proposte di legge vorrebbero nuove regole per le «guardie particolari giurate per servizi di sicurezza sussidiaria fuori del territorio nazionale». Formidabile giro di parole che comprenderebbe la vigilanza armata sulle navi in chiave antipirateria, in corso di fatto, sino ad un ipotetico ‘Gruppo Wagner’ russo o Blakwater americano, a fare le guerra vera dove non puoi mandare soldati ufficiali con tricolore.
Una lunga cronaca dell’uso sempre più diffuso delle compagnie militari private nel mondo, sempre chiamate di Contractors e mai mercenari, funzioni strategiche, vantaggi economico militari e qualcuna delle porcherie note nella storia. Un racconto decisamente di consenso.
«Anche per l’Italia esistono delle buone e peculiari motivazioni per cui valga la pena di dotarsi di PMSC di bandiera», afferma Orizio. Esempio citato di utilità di nostri Contractors: «Circa il 60% delle attività dell’imprese italiane è al di fuori dei confini nazionali, con una particolare concentrazione in Paesi ed aree a rischio».
«Consentendo, invece loro di operare nel nostro ordinamento si eviterebbe o, comunque, limiterebbe l’uscita di risorse economiche dal Paese, aumentando anche il gettito fiscale. Si pensi al contratto da 3.498.000 euro aggiudicato alla britannica Aegis per proteggere il personale dell’Unità di Sostegno alla Ricostruzione (Usr) in Iraq, nel 2007».
Saltando molte delle considerazioni sempre tecnicamente interessanti, insistiamo sul portafoglio. Contractors Usa e fetta e non apparato di costo permanente, il rilievo cinico. «La privatizzazione della guerra in Afghanistan, proposta da Erik Prince alla Casa Bianca, prevedeva un costo annuo di 5 miliardi di dollari rispetto ai 50 spesi mediamente da Washington». Mercenari anche a prezzi stracciati, si fa scappare Orizio: «un team di 12 operatori cinesi costa tra 660 e 950 dollari al giorno; quanto un singolo operatore britannico o americano».
Il valore globale del settore delle PMSC è stimato sui 457,3 miliardi di dollari entro il 2030, con una crescita annua del 7,4% tra il 2020-2030. Numeri superiori al PIL di numerosi Paesi e da cui l’Italia è totalmente esclusa.
Perorazione scoperta ma molto articolata quella di Orizio su Analisi Difesa. Con alcune considerazione conclusive su cui si potrebbe discutere molto. Facile citare il caso Nuclei Militari di Protezione della Marina Militare, il caso dei fucilieri di Marina Latorre e Girone. Un po’ più audace il riferimento al presidio della diga di Mosul (compito classico di una Forza armata), o «ai tecnici della Bonatti sequestrati in Libia sino al recentissimo rilascio di Silvia Romano» -testuale-, che è competenza stretta dei servizi segreti.
Detta da un non specialista di cose militari seppure con qualche esperienza di scenari di guerra nel mondo, e solo attraverso una valutazione politica forse superficiale, i prossimi contractors-mercenari-soldati privati italiani e come ognuno preferisce chiamarli, dovranno aspettare ancora un bel po’.