Nessun ‘effetto collaterale’, nessun errore tragico, ma precisa volontà assassina a moltiplicare l’effetto terrorismo. Pochi giorni fa colpiti l’ospedale centrale di Tripoli e le aree residenziali attorno. «Il bilancio è stato di 14 feriti, tra cui alcuni bambini», denuncia Roberto Finzi sul Manifesto. Il Governo di Tripoli accusa il generale Haftar, il quale se ne frega di Onu e riprovazioni internazionali assortite e continua a fare vigliaccate senza neppure riuscire a vincere.
Solo dall’inizio del 2020 l’Onu ha registrato 17 attacchi contro strutture sanitarie, era per giunta alle prese col Covid, finora 64 casi accertati, tre morti e molti dubbi sui numeri reali, comunque già troppi rispetto ad un sistema sanitario al collasso dopo nove anni di guerra. Situazione umanitaria sempre più drammatica, denunciano diverse agenzie dell’Onu (Ocha, Unhcr, Unicef, Unfpa, Wfp, Oms e Oim), mentre chiedevano inutilmente a Tripoli e Bengasi di porre fine alle violenze.
«La ricetta dell’Unione europea e dell’Onu per fermare le violenze è arrestare il flusso ininterrotto di armi che giunge in Libia», ed è più invocazione morale, da Papa Francesco, che da progetto politico delle superpotenze molto impotenti. A svolgere questo compito dovrà/dovrebbe essere ‘Operazione Irini’, partita formalmente il 4 maggio e ancora ferma in porto, con Malta -coscienza sporchissima su Libia e migranti- si è già sfilata dall’accordo. «Ufficialmente per motivi finanziari. In verità perché teme che la Guardia costiera libica potrebbe scaricare su di lei il peso di nuove partenze di migranti», sussurra Roberto Finzi.
Uscire da Irini per compiacere Tripoli che, a differenza di Bengasi, si è sempre dichiarata contraria a una missione che potrebbe creare qualche problema a lei lei che le armi le riceve soppratutto via mare dalla Turchia, mentre -la sua accusa- non riuscirà a bloccare i rifornimenti d’armi che giungono in Cirenaica da Egitto ed Emirati via terra e aerea. L’opportunismo maltese crea problemi a Bruxelles mossi da altrettanti egoismi alla Fortezza Europa sul fronte migranti. «L’onda migratoria non sarà risolta finché non sarà stabilizzata la Libia».
Mare tempestoso per Irini costretta di fatto in porto. Solo a raccontarsi la favola Libia, il ministro Di Maio vanta i 500 uomini della Marina che prenderanno parte alla missione a guida italiana. Peccato che a Tripoli e a Bengasi non ci tengono più in grande conto.