«Terra di conquista»: seconda guerra fredda, terza mondiale a pezzi, o caos globale Covid?

Seconda guerra fredda o Terza guerra mondiale a pezzi? O una fase di caos globale (a prescindere dal Covid)?Ci troviamo di fronte alla fine della supremazia dell’Occidente e all’inizio di quella dell’era asiatica? I cambiamenti climatici influenzano la conflittualità? I dubbi di Maurizio Simoncelli, Vicepresidente e cofondatore dell’Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo (IRIAD). Dubbi come prologo al suo libro «Terra di conquista» (ambiente e risorse tra conflitti e alleanze)» , stampato da ‘Città Nuova’.

Guerra fredda 2, terza guerra mondiale o caos globale?

Ognuna di queste ipotesi è al contempo esatta e incompleta, perché individua un aspetto e ne trascura altri che concorrono a formare un quadro complesso. Proviamo a comprendere quel che sta accadendo attraverso uno sguardo globale, non limitato a un singolo elemento o a un fenomeno isolato, per quanto importante esso sia.

Alcuni punti fondamentali

Primo: l’attuale momento non è più caratterizzato dalla contrapposizione ideologica, tipica della seconda metà del XX secolo, con il suo bipolarismo e con la sua divisione del mondo tra le democrazie occidentali e i regimi comunisti, egemonizzati rispettivamente da USA e URSS. Delle due relative alleanze militari, NATO e Patto di Varsavia, è sopravvissuta solo la prima, saltuariamente messa in discussione da Washington: le amministrazioni repubblicane non la ritengono sufficientemente allineata alle posizioni statunitensi in termini di spese per la difesa, tanto che nel corso degli anni si sono attivate coalizioni a geometria variabile da utilizzare in diverse situazioni.
Basti pensare alla guerra condotta solo da alcuni paesi della NATO contro la Libia di Gheddafi o alla guerra combattuta insieme da Stati Uniti e Russia contro il Califfato dell’ISIS in Siria, nonché nel luglio 2019 all’ipotesi statunitense per una coalizione armata di controllo dello stretto di Hormuz. Le coalizioni si compongono e si scompongono di volta in volta in relazione al variare momentaneo degli interessi nazionali dei protagonisti e dello scacchiere d’azione.

Dal bipolarismo al multipolarismo

Secondo: al bipolarismo si è sostituito un multipolarismo che vede, oltre alle due potenze statunitense e russa, il protagonismo di Cina e, a seguire, India. Le economie di Pechino e di New Delhi sono in netta crescita e stanno trascinando con sé anche quelle dei paesi dell’area, al punto che molti osservatori notano che l’asse della politica mondiale si sta spostando da Occidente a Oriente. L’organismo che dovrebbe tentare di coordinare a livello globale il multipolarismo e i rapporti (spesso difficili) tra gli Stati, l’ONU, è stato progressivamente emarginato e depotenziato dall’interesse nazionalistico delle superpotenze che siedono nel suo Consiglio di Sicurezza, interessate a garantirsi una propria libertà d’azione più che ad assicurare un nuovo ordine mondiale fondato su principi di giustizia e di pace.

Energie rinnovabili

Terzo: si stanno facendo passi avanti nel settore delle energie rinnovabili, ma non al punto da mettere in crisi in tempi brevi gli assetti produttivi e commerciali delle energie non rinnovabili (petrolio e gas in primis), con le conseguenti alleanze e tensioni per l’accaparramento di tali risorse, come testimonia esemplarmente l’instabilità permanente del Medio Oriente e del Nord Africa, l’area Middle East North Africa (MENA).

Cambiamenti climatici accelerati

Quarto: i rapidi cambiamenti climatici, connessi anche al modello di sviluppo intrapreso da oltre un secolo, si stanno presentando come una minaccia globale; il surriscaldamento del pianeta, con la desertificazione e la crescente penuria di acqua, provoca fenomeni estremi sia nei paesi più sviluppati sia in quelli in via di sviluppo, con diverse conseguenze, tra cui anche i cosiddetti profughi ambientali. L’inquinamento dell’aria e dei mari – si pensi all’isola galleggiante di plastica nell’oceano Atlantico, grande quattro volte la Francia – pone nuove sfide che non sembrano però ancora essere entrate prioritariamente nell’agenda politica dei governi.

Globalizzazione

Quinto: la globalizzazione, in realtà fenomeno non nuovo nella storia dell’umanità e in passato semplicemente più limitato dal punto di vista geografico e commerciale, è oggi una realtà che unisce in tempo reale paesi ed economie agli antipodi, con un’accelerazione senza precedenti dovuta agli sviluppi tecnologici (l’informatica, internet, i mezzi di trasporto, ecc.).
Assistiamo di conseguenza a una serie di fenomeni contemporanei quali l’intensificazione dei flussi di comunicazione mediante tecnologie sofisticate, la delocalizzazione industriale accelerata, lo sviluppo delle imprese multinazionali e transnazionali, la ridefinizione del peso specifico delle potenze economiche con conseguente sconvolgimento dei confini e delle identità dei soggetti economici classici, la mondializzazione dei flussi finanziari ed economici e una dissociazione dell’economia finanziaria da quella economica.
In realtà, l’azione umana sul territorio ha avuto certamente effetti sui mutamenti climatici sin dai suoi primordi. Già con il passaggio all’economia agricola i nostri antenati modificarono l’ambiente, disboscando, creando sistemi irrigui e così via. Tale azione nel corso dei secoli divenne sempre più invasiva e con la Seconda rivoluzione industriale gli effetti crebbero esponenzialmente.

Divario Nord Sud

La globalizzazione vede la crescita del divario Nord/Sud, dovuto a meccanismi di scambio ineguale da un lato con un capitale finanziario e con gli investimenti delle multinazionali in grado di muoversi liberamente, dall’altro con le tariffe doganali vigenti che impediscono ai paesi pudicamente definiti in via di sviluppo di inserirsi nel mercato mondiale. Permane evidente un’iniqua distribuzione e un’altrettanto iniqua gestione delle risorse alimentari che causano fame e povertà nel mondo, mentre emerge sempre più la supremazia delle imprese transnazionali e l’assenza o la debolezza dei meccanismi democratici di governo sovranazionale.

Globalizzazione dei popoli

La globalizzazione non si limita solo al settore commerciale, economico o culturale, ma inevitabilmente comporta anche quella dei popoli, per cui si hanno migrazioni crescenti dalle aree più in difficoltà (colpite da sottosviluppo, carestie, desertificazione, guerre, ecc.) verso quelle più ricche. Questo, ad esempio, è avvenuto già in Italia a suo tempo con l’emigrazione verso l’America tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento (si stimano nove milioni di persone) e poi dal Sud verso il Nord Italia nel secondo dopoguerra (circa sei milioni verso il triangolo industriale Milano-Torino-Genova), sino ad arrivare a oggi con la cosiddetta fuga dei cervelli e dei giovani verso l’UE o gli Stati Uniti (si parla di quattro milioni di italiani residenti all’estero, soprattutto verso Regno Unito, Germania, Francia e Svizzera).

Tre livelli nel sistema mondo

Il sociologo statunitense Immanuel Wallerstein, recentemente scomparso, individuava tre livelli nel sistema-mondo: nucleo centrale (società capitaliste industrializzate), semiperiferia (paesi a sviluppo intermedio), periferia (paesi meno sviluppati), tutti in un rapporto dinamico. L’ISTAT rileva tra il 2013 e il 2017 la crescita del numero di emigrati diplomati (+32,9%) e laureati (41,8%): 28.000 laureati nel solo 2017. (https://www.istat.it/it/files/2018/12/Report-Migrazioni-Anno-2017.pdf). A livello mondiale, nel 2019, i migranti sono arrivati a 272 milioni (3,5%

Nazionalismi impotenti

Sesto: la drammaticità di questi fenomeni e la tendenza nazionalista ad avere uno sguardo puramente locale, incapace di andare oltre e di vedere l’insieme, nel XXI secolo stanno producendo nei governi e nei popoli atteggiamenti sovranisti, cioè di chiusura (in realtà impossibile) verso i mutamenti del mondo contemporaneo, che in primo luogo devono essere compresi e poi gestiti su scala globale, unico modo per affrontarli e per tentare di risolverli. Emergono di conseguenza atteggiamenti quali “Deutschland über alles”, “America first”, “Prima gli italiani”, che di fatto prefigurano uno scontro di tutti contro tutti alla ricerca solo del proprio immediato interesse contingente.
Tutti questi fenomeni si intrecciano nelle società creando situazioni a volte contraddittorie, complesse da comprendere nelle loro interconnessioni che si relazionano su più livelli, evidenti o nascosti, trasparenti o opachi. La bussola geopolitica può essere di aiuto per orientarci meglio.

Geopolitica cos’è

Dalla caduta del Muro di Berlino si è ripreso a parlare di geopolitica. Ma cos’è veramente? La geopolitica è una scienza relativamente giovane che si sviluppò tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento per individuare i nessi tra il territorio nelle sue complesse articolazioni (clima, ambiente, risorse, ecc.) e l’azione politica dei governi, cercandone le leggi che avrebbero condizionato e determinato positivamente o negativamente certi comportamenti degli Stati.
Si arrivò così al determinismo geografico che intendeva evidenziare l’inevitabilità, per così dire, di politiche più o meno espansive dovute alle caratteristiche di un territorio abitato da un popolo: la teoria dello spazio vitale, che sottolineava la necessità ineluttabile di occupare nuovi territori da parte di un popolo in crescita, non a caso fu fatta propria dal nazismo.

Gli Stati

Gli Stati venivano considerati come organismi viventi che nel tempo si sviluppano e crescono come le piante e gli animali, riprendendo le teorie evoluzionistiche di Darwin, trasponendole dall’osservazione naturalistica a quella sociopolitica. I risultati non solo erano scientificamente non plausibili, ma anche pericolosissimi, ancor più se esse venivano coniugate poi con teorie superomistiche e razziste che costituivano il milieu culturale dell’epoca.
Anche le caratteristiche climatiche di un territorio venivano considerate più che decisive per i comportamenti sociali delle popolazioni e per la loro evoluzione scientifica, politica ed economica. In sostanza, la geopolitica degli albori cercava nell’ambiente e nel territorio giustificazioni (pseudo)scientifiche all’azione di espansione coloniale e imperiale avviata secoli prima con la scoperta del continente americano e poi proseguita sull’intero globo, sino a condurre con la Prima e la Seconda guerra mondiale allo scontro nazionalistico tra le varie potenze, tese a espandersi ai danni l’una dell’altra e a strapparsi i territori conquistati.

Determinismo al tramonto

Oggi questo determinismo è definitivamente tramontato e la geopolitica si presenta come un utile e prezioso strumento, seppur non l’unico, per comprendere meglio il mondo contemporaneo e le sue dinamiche . Anche storici che facevano riferimento alla rivista «Annales d’histoire économique et sociale»infatti affermavano che per poter comprendere e spiegare i fatti del mondo, passato o presente, occorre utilizzare diverse discipline, dall’economia alla sociologia, dalla geografia al diritto, e così via. È necessaria insomma una visione multidisciplinare e globale per capire un mondo complesso.
Lo sguardo geopolitico ci aiuta a capire cosa sta succedendo nel mondo contemporaneo, al di là delle semplificazioni che spesso ci vengono presentate. Caso esemplare è quello ricorrente su molti mass media dell’uso dell’espressione “è un conflitto tribale”, che in realtà non chiarisce nulla dato che il termine tribù indica semplicemente un gruppo umano: è ovvio che un conflitto deve essere tra due gruppi sociali, ma nessun accenno viene fatto all’elemento più importante, ovvero la causa scatenante del conflitto. Anzi, potremmo dire che la locuzione è vagamente spregiativa, se non addirittura razzista (dato che viene usata prevalentemente per il continente africano).

TUTTO QUESTO ANALIZZATO PRIMA DEL CATACLISMA PLANETARIO CORONAVIRUS E ORA DELLA GUERRA UCRAINA

Il seguito ve lo dovete leggere sul libro, se vi pare.

Tags: geopolitica
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