
Il ‘Bolso&Nero’ è satira di Mimmo Lombezzi. Fascista fuori di testa il mix catastrofico del presidente brasiliano, purtroppo di incontestabili origini italiane. Secondo ministro della salute cacciato in tre settimane, mentre nel Paese il coronavirus fa strage. Impossibile convivere politicamente con Bolsonaro. Ventotto giorni dopo essere stato nominato al posto di Luiz Henrique Manetta come ministro della Salute, si arrende anche Nelson Teich. Due medici e che si rifanno alla scienza per arginare i contagi e contenere il numero delle vittime. Bolsonaro negazionista sbruffone che continua a chiedere la ripresa totale delle attività nonostante i 14mila morti, di ‘assaggio’, teme la scienza.
In un discorso in Pennsylvania, il maestro di Bolsonaro, Donald Trump, spiega perché gli Stati Uniti hanno il maggior numero di casi di Covid-19 al mondo. «Se non facessimo alcun test avremmo pochissimi casi». Sarcasmo anche se attorno quei due si muore. «Chiedete a qualsiasi oncologo e vi dirà che il segreto per battere il cancro è quello di non fare mai uno screening». Oppure l’infanzia del, «Se chiudo gli occhi, voi non potete vedermi». Negli Usa i contagiati hanno superato 1,4 milioni e sono poco più di 85mila le persone morte. Il Brasile insegue col primato nell’America a sud.
Trump e la sparata sulla varechina, Bolsonaro per l’uso della clorochina, convinto che sia la cura miracolosa che cancella di colpo il virus. L’attuale disposizione sanitaria prevede che sia somministrato solo di fronte a casi gravi, come soluzione estrema. Il presidente ordina che sia dato davanti ai primi sintomi senza neppure consultare il ministro medico, cacciati via di fatto. .
Ed è un militare, il generale Eduardo Palazuello, il nuovo ministro della salute, il decimo militare sui 22 ministri che compongono il governo di estrema destra. Palazuello è esperto di logistica, utile per organizzare meglio la traslazione di una quantità in crescita esponenziale di salme in cimiteri e fosse comuni improvvisate.

«Un triplice virus infetta l’Amazzonia. Sfruttamento selvaggio delle risorse naturali e smantellamento del sistema sanitario, e ora il Covid. Le conseguenze sono devastanti», denuncia Lucia Capuzzi su Avvenire. Nella regione che si estende per nove Paesi dell’America Latina (quasi un terzo della superficie continentale), oltre 58mila malati di coronavirus e 3.554 vittime. Ora la Coordinadora de las organizaciones indígenas de la cuenca amazónica (Coica), fa una mappa precisa del contagio nelle comunità indie.
Il Covid ha colpito 526 nativi di 33 differenti popoli e ne ha ucciso 113. «Numeri piccoli in termini assoluti ma drammatici rapportato allo scenario amazzonico dove numerose comunità hanno qualche decina di abitanti». La metà dei casi è concentrata in Amazzonia brasiliana, dove si riportano 70 decessi. Le uniche nazioni della regione a non aver segnalato vittime fra gli indios sono Suriname e Venezuela. Paese quest’ultimo i cui dati – 13 positivi e nessun morto – destano forti dubbi. José Gregorio Díaz Mirabal, presidente della Coica e esponente dell’etnia venezuelana Wakuenai Kurripaco. «Gli Stati ci hanno lasciati soli, per questo abbiamo deciso di unirci e chiedere aiuto al mondo.
Già in passato, i virus hanno sterminato interi popoli, privi di anticorpi. Il Covid può provocare un nuovo genocidio. Intere culture rischiano di scomparire. E senza gli indios, i suoi guardiani, anche l’Amazzonia è in pericolo»