‘America first’ anche per il vaccino anti Covid? Azienda francese pre-potenza Usa

Il vaccino della multinazionale francese Sanofi sarà riservato al mercato Usa. L’azienda ricatta l’Ue: meno vincoli e più fondi pubblici. Un caso analogo in Italia, che riguarda lo stabilimento di Pomezia. Intanto tornano a salire i decessi da Covid

Ricatto della Sanofi: vaccino prima gli Usa

Paul Hudson, amministratore delegato della multinazionale farmaceutica Sanofi, ha dichiarato che le prime dosi di un eventuale vaccino contro il Covid-19 prodotto dalla Sanofi saranno riservate al mercato statunitense. La priorità dipende dai finanziamenti ricevuti dal governo Usa per le ricerche sul vaccino. Amministratore americano a caccia di soldi e ricatto Usa stile Trump, che con l’Europa di fatto ha rotto da tempo. La dichiarazione ha scatenato allarme e proteste, soprattutto a Parigi dove la Sanofi ha il suo quartier generale (ma qualche problemino analogo lo abbiamo anche noi, vedrete come).

«Il vaccino sia un bene comune globale, sottratto alle leggi del mercato», dichiara un indignato Macron.

Modello Donald prima spari poi rettifichi

In mattinata il capo del ramo francese Olivier Bogillot si è affrettato a correggere il tiro annota Andrea Capocci sul Manifesto. «Se Sanofi scopre un vaccino ,sarà accessibile a tutti», ha detto. Ma ha anche rivelato la vera posta in gioco: «Gli Usa hanno accelerato le procedure di approvazione dei vaccini a favore di Sanofi. L’Europa faccia la stessa cosa». Proposta che sa di ricatto. Infatti Bogillot batte subito cassa: «Ci vogliono anche investimenti. L’accordo con gli Usa contiene un finanziamento a nostro favore. Ci auguriamo che l’Europa faccia la stessa cosa».

Soldi soldi soldi e forse anche il Nobel

L’obiettivo della multinazionale farmaceutica è l’allentamento dei vincoli a tutela delle persone coinvolte nella sperimentazione del vaccino in via di elaborazione (qualche morto in più per fare prima) e soldi pubblici a pagare in futuri enormi guadagni privati. «Lo sviluppo di un vaccino richiede in media dieci anni, perché prima di essere distribuito alla popolazione un vaccino deve superare test di efficacia e sicurezza stringenti, che possono durare molti anni. La posta in gioco è altissima: non appena un vaccino dimostrerà un’efficacia anche limitata scatterà la corsa all’accaparramento da parte dei governi», avverte Capocci.

Rischio speculazioni e carognate

2009 il Tamiflu, un farmaco contro l’influenza suina ordinato in milioni di dosi anche in Italia nel timore della pandemia. «Dopo l’emergenza, però, ricerche indipendenti rivelarono la scarsa efficacia del farmaco e l’enorme spreco di denaro pubblico a favore della produttrice Roche». Per la ricerca su Covid-19, l’Unione Europea ha appena raccolto 7,4 miliardi di euro da donatori istituzionali e privati per un vaccino, di cui beneficeranno principalmente le aziende farmaceutiche. Inoltre l’azienda riceve già ingenti finanziamenti pubblici. «Lo stato francese versa ogni anno a Sanofi un credito di imposta compreso tra i 110 e i 130 milioni di euro», ha spiegato Thierry Bodin, rappresentante dei dipendenti della società francese del sindacato Cgt.

Salvavita pagato in dollari Usa

«Il 9 dicembre 2019, mentre a Wuhan apparivano le prime polmoniti sospette, Sanofi siglava un accordo con l’Autorità statunitense per la ricerca e lo sviluppo biomedico (Barda): in cambio di 226 milioni di dollari, Sanofi avrebbe potenziato la produzione di vaccini nell’impianto di Swiftwater, Pennsylvania. L’accordo intendeva rafforzare la capacità di risposta degli Stati uniti a un’eventuale pandemia influenzale e quelle risorse sono state ora convogliate contro il Covid-19, con una nuova intesa firmata il 18 febbraio tra Barda e Sanofi». Distribuzione prioritaria del futuro vaccini a favore del mercato statunitense non è comunque un’eccezione. Un caso analogo riguarda proprio l’Italia.

In Italia sterline britanniche

Negli stabilimenti Irbm di Pomezia, infatti, si produce il vaccino sperimentale anti-Covid sviluppato in collaborazione con l’università di Oxford. Il 24 marzo, il Miur e la regione Lazio hanno regalato otto milioni di euro per sostenere la ricerca. Ma alla fine di aprile l’università di Oxford si è accordata con la società farmaceutica AstraZeneca che lo distribuirà. E l’amministratore delegato Pascal Soriot ha dichiarato alla rivista Fortune: «La priorità sarà rifornire il mercato inglese», al resto mondo ci si penserà dopo». E anche il vaccino prodotto a Pomezia come quello cercato in Francia dalla Sopnofi, «potrebbe dunque volarsene altrove, portandosi via anche i finanziamenti pubblici italiani».

Vaccino comprato e venduto prima da nascere

Quello studiato nei laboratori della Sanofi è solo uno dei 90 vaccini in sperimentazione nel mondo. Ma Sanofi è l’azienda leader al mondo nel settore. Per il vaccino contro il Covid-19 collaborerà con la Gsk, la seconda azienda del settore: insieme, Gsk e Sanofi controllano quasi il 60% del mercato dei vaccini.

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Solidarietà contro egoismi ma non sarà domani

«La solidarietà e lo stretto coordinamento sono i modi più efficaci e sicuri per rispondere alla Covid-19», dichiarano dall’Unione europea. «Il vaccino contro la Covid-19 deve essere un bene pubblico globale e l’accesso deve essere equo e universale», sottolinea Avvenire.

Secondo l’Ema (l’Agenzia europea del farmaco), in uno scenario ottimistico il vaccino potrebbe essere disponibile tra un anno, nella primavera del 2021. Al momento sono una dozzina i possibili vaccini in fase di test in Cina, Gran Bretagna, Germania e Stati Uniti. Più cauta l’Oms (l’Organizzazione mondiale della sanità) secondo la quale non solo i tempi potrebbero allungarsi ma non possiamo avere la certezza che si arrivi al vaccino.

Tags: vaccino
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