Quest’ultimo decreto è maggiormente tarato sulle esigenze dell’impresa e del lavoro, oltre che completare il cerchio a favore di famiglie e di indigenti. Settori come il turismo, la ristorazione, l’accoglienza, l’intrattenimento, lo sport, i piccoli negozi, gli artigiani, la piccola impresa, sono completamente a terra. Devono avere sostegno immediato, pena il fallimento. Però, se è così (ed in buona parte dei casi lo è) come mai molti di loro denunciavano fatturati lontani da quelli che fanno adesso intuire i loro lamenti? Qualcosa non quadra, e si annida in quel lavoro nero che ha dato finora una solida mano all’economia italiana, senza che ciò avesse uguale corrispondenza per le casse dello Stato.
Non è forse questa l’occasione per far emergere parte di questa economia grigia ed inquadrarla nella regolarità fiscale e normativa? Alcune norme del decreto potrebbero andare in tal senso.
Come va nella stessa direzione l’articolo che regolarizza per sei mesi i lavoratori migranti e molti lavoratori italiani da impiegare nell’agricoltura e nella cura della famiglia: insomma, braccianti e colf. Con tale decisione si sono spuntate le armi del “caporalato”, attivissimo al Sud, che è emanazione della criminalità organizzata. L’argomento introduce quello ancora più sgradevole di questa criminalità che si sta preparando in grande stile ad approfittare della disgrazia collettiva, come ha fatto in ogni occasione, terremoti ed alluvioni comprese. Alcune notizie di cronaca forniscono già indizi in tal senso. L’argomento è di fondamentale importanza, perché chiama in causa la solita burocrazia che – non solo ci mette di suo con procedure complesse, arcaiche ed incomprensibili al comune cittadino, anche per il linguaggio usato – ma è costretta da norme macchinose ad evitare intrusioni, favoreggiamenti ed illeciti arricchimenti. Non sempre ci riesce, ma è giusto che almeno ci provi.
Infine, viste le condizioni della finanza pubblica, ci chiediamo: questi soldi promessi sono reali o virtuali? Potrebbero essere solo una manifestazione di intenzioni, se le cose non vanno in un certo modo. Le aste del Tesoro per rinnovare il debito e procacciare nuova liquidità si stanno tenendo regolarmente, con un certo successo, visto anche il sostegno fornito dalla Banca centrale europea. D’altro, c’è ben poco. Le entrate fiscali latitano, perché l’economia è stata finora praticamente ferma. L’arma segreta su cui ruota tutta la manovra e la speranza del governo è quindi chiaramente l’Europa: Mes, linea covid-19, Sure, Banca europea degli investimenti, soprattutto “recovery fund”. Ecco perché il governo italiano sta insistendo sui tempi brevi con l’Unione.
A ben guardare, queste iniziative del governo italiano sembrano essere fondate principalmente sull’utilizzo di questi strumenti, se e quando saranno messi in campo. La cosa strana non è tanto l’atteggiamento negativo di alcuni Paesi europei, bensì quello di forze politiche italiane, che si stanno attrezzando a votare contro i provvedimenti che l’Europa andrà presto a proporre. Se hanno alternative reali e praticabili, lo dicano chiaramente. Finora non ne abbiamo viste.
Altrimenti, smantellino le barricate e pensino una buona volta al bene del Paese di tutti noi, votando compatti ed uniti per l’Italia. Come fanno tutti in Europa quando si tratta di difendere gli interessi del proprio Paese.