La giovane, sorridente sotto il copricapo della sua nuova fede, ha salutato il premier Conte e il ministro di Maio e ha poi abbracciato a lungo i genitori e la sorella. La cooperante è stata liberata ieri in una zona non lontana dalla capitale della Somalia. Silvia Romano è scesa dalla scaletta dell’aereo, indossando una veste islamica verde, oltre a una mascherina anti-coronavirus. Tante fotografie con la parte politica che ha gestito il suo rilascio, forse con qualche insistenza di troppo, poi ha di nuovo abbracciato genitori, visibilmente commossi, anche senza quell’intimità che forse andava concessa dalla opportunità politica pubblica.
Un buona notizia, indubbiamente, e la politica, come da sua natura, certa di sottolineare i propri meriti sapendo che presto seguiranno le inevitabili critiche e polemiche. Conte : «In questo momento di grande difficoltà, un segnale che lo Stato c’è». Poi le dovute sottolineature del ruolo decisivi avuto, come sempre in questi casi, dai servizi segreti esteri, l’Aise (ex Sismi) e alla Farnesina e all’unità di crisi, al ministro Di Maio, all’autorità giudiziaria che adesso starà interrogando la Silvia liberata.
Di Maio si ricorda delle festa delle mamma e promette che riporterà a casa anche i tanti italiani ancora bloccati all’estero dal virus. Niente aerei di Stato, Cai o 31esima brigata, ma forse un po’ di impegno in più?
L’indagine: accertamenti su l’eventuale conversione (quegli abiti all’arrivo solo per caso), e il riscatto. «I momenti di quando fu prelevata dai rapitori, l’ipotesi della sua conversione all’Islam e le fasi del rilascio con l’ipotesi del pagamento di un riscatto», scrive l’agenzia Ansa a far capire senza troppo dire. «Saranno anche questi i temi che verranno affrontati nel corso del colloquio tra Silvia Romano e gli inquirenti e che si svolgerà nel pomeriggio nella caserma dei carabinieri del Ros alla presenza del pm».
Sul suo rapimento i magistrati di piazzale Clodio hanno avviato una indagine che nei mesi si è avvalsa delle collaborazione sia delle autorità kenyote che di quelle somale. Per chi indaga, la prima fase del sequestro sarebbe stata gestita da una banda composta di criminali comuni, 8 persone che avrebbe poi ceduto la ragazza a gruppi islamisti legati a Al Shabaab in Somalia.
Silvia Romano, che lavorava come cooperante in Kenya per la onlus marchigiana Africa Milele, era stata rapita il 20 novembre 2018 nel poverissimo villaggio di Chacama, a circa ottanta chilometri dalla capitale Nairobi. Prelevata con forza da un gruppo di uomini armati di fucili e machete. La polizia locale aveva ipotizzato una pista interna, un rapimento ad opera di criminali comuni a scopo di estorsione, magari anche con la possibilità che la ragazza venisse venduta oltre confine, in Somalia, ai jihadisti di al Shabaab. E così sembra sia realmente accaduto.