Gentile dottor Giovanni Pugliese,
sono Ennio Remondino, vecchio corrispondente estero Rai. Attualmente coordino il blog di informazione internazionale Remocontro.it. Mi sto occupando del difficile rientro dei connazionali bloccati all’estero dall’emergenza coronavirus.
Sono a conoscenza delle spiegazioni fornite dal ministero sulla materia e debbo sinceramente confessare che non trovo -forse per mia carenza- nessuna spiegazione valida ai 58 mila cittadini comunitari rientrati con l’aiuto finanziario Ue e i soli 1000 italiani (unico volo organizzato dal nostro Paese per 19 concittadini dal Giappone) che hanno potuto fruire del 75% di aiuto comunitario previsto.
O esiste un indirizzo politico contrario alle disponibilità comunitarie che dovrebbe comunque essere reso noto, o insistono delle ragioni tecniche che sicuramente non traspaiono nella dovuta evidenza a noi cittadini coinvolti con familiari o amici o semplicemente interessati
Dopo attenta lettura delle disposizioni Ue e delle sue note stampa, riesce difficile spiegarsi il divario tra i 32 mila cittadini tedeschi (un esempio tra i molti possibili) ‘aiutati’ e i circa 1000 italiani ospiti di voli altrui. Con tutti di altri -70 mila nostri concittadini mi sembra rilevi il suo ministero-, rientrati a loro spese, spesso molto onerose.
Alla conclusione di tali premesse, due domande secche all’ufficio stampa che lei dirige.
Attendo con ansia una sua cortese risposta. Per correttezza, le segnalo che la mia stessa lettera potrà eventualmente diventare parte di un articolo che spero comprenderà anche la sua risposta.
Cordialmente
Ennio Remondino, giornalista
Sintesi necessaria di quanto afferma il ministero
«Sin dalla prima decade di marzo, in concomitanza con la progressiva contrazione del traffico aereo internazionale, la Farnesina ha valutato la possibilità di avvalersi del Meccanismo Unionale di Protezione Civile per favorire il rientro dei connazionali temporaneamente all’estero»
Poi, l’interpretazione italiana del meccanismo Ue evidentemente molto più restrittiva di altri Paesi, dati i risultati per i nostri sfortunati viaggiatori. Parliamo di una partita finanziaria miliardaria (250mila euro a volo citano). Se abbiamo capito, il Paese richiedente anticipa i soldi del volo e poi l’Unione rimborsa una parte (se e quanto sarà valutato), e il resto dovrà essere riscosso dal singolo passeggero. Ad evitare di tirare fuori un sacco di soldi a rischio di non vederli più tornare (e ad evitare procedure laboriose, il nostro sospetto), l’Italia questa volta fa la virtuosa comunitaria. Mentre intanto gli aerei devono viaggiare con metà passeggeri possibili, per ‘distanza sociale’. Quindi costi, quelli sì che volano.
Farnesina dopo ampie premesse conclude: «Abbiamo quindi optato per l’utilizzo del meccanismo, attivato da altri Stati Membri, nei Paesi in cui registriamo gruppi numericamente contenuti di connazionali da Paesi da cui non è possibile alcuna altra opzione commerciale (Laos, Cambogia, Bolivia, Guatemala, Honduras, solo per citarne alcuni). Hanno beneficiato di questo strumento circa 1.000 connazionali da tutto il mondo». Voli altrui ed applausi rivendicati in casa.
«Questa strategia ci ha consentito di assicurare il rientro, al 30 aprile, di circa 71 .000 connazionali, grazie a circa 550 operazioni tra voli e altri mezzi, a fronte dei circa 59.000 cittadini rimpatriati con voli UE […]. Con i voli realizzati nell’ambito del meccanismo UE sono rientrati invece circa 59.000 cittadini, di cui circa 53.000 UE e 6.000 UK».
Domande semplici semplici, dicevamo, le nostre. Risposte non pervenute. Domande che potrebbero essere riproposte con maggiore autorevolezza in diverse sedi istituzionali.