Lo scrive sul Manifesto Giansandro Merli. «Sparsi nel mondo, ormai da due mesi. Senza possibilità di rientrare, con la paura che ci attanaglia», hanno scritto in un appello rivolto alla Farnesina guidata da Luigi Di Maio e firmato in pochi giorni da circa 3.500 persone.
Dal Portogallo sempre dal Manifesto, racconto di Alfredo Marsala. «Sono circa 300, all’estero per studio, volontariato o lavoro. Tutti temporanei. Dopo Pasqua la Farnesina, attraverso l’ambasciata italiana, è riuscita a organizzare un volo speciale per il rimpatrio. Chi non ce l’ha fatta a prenderlo spera in un nuovo volo». 300 in emergenza ma molti di più con la voglia di rientro. «Addirittura 20 mila tra residenti e temporanei».
Problemi complessi, vedremo dopo, e anche qualche ragione -scopriremo- per tariffe aeree estremamente onerose. Ma perché solo 1000 italiani hanno potuto usufruire dell’aiuto finanziario dell’Unione europea di cui hanno potuto usufruire più di 30 mila tedeschi? Le ‘ragioni tecniche’ finora rese note dalla Farnesina non convincono e siamo in attesa di altre risposte.
Forse l’entità e modalità del rimborso di voli molto costosi per cui lo stato doveva anticipare i soldi? Oltre all’accumulo di lavoro degli uffici e alle condizioni per l’attivazione del fondo?
Questione prezzi complessa. Voli e occasioni. 400 italiani Buenos Aires. «Il 25 marzo, voli a prezzi convenienti su aerei Neos che rientravano dopo aver rimpatriato dall’Europa dei croceristi sudamericani. Poi per un mese la tratta è stata sospesa. Il 23 e 25 aprile sono partiti due voli costati tra 1.881 euro (in economy) e 2.330 (in business)», precisa Merli. Voli che diventano estremamente costosi per voli che partono dall’Italia vuoti e che, per le regole di ‘distanziamento sociale’, possono caricare meno della metà di passeggeri.
Complessità certamente imprevedibili ma adesso, a due mesi dall’esplodere della emergenza, in problema degli italiani bloccati all’estero dalla pandemia e spesso in condizioni drammatiche, deve essere risolta.