La Germania a colpi di giudici apre la battaglia su chi pagherà la crisi

Ultimatum dell’alta corte di Karlsruhe, la Corte costituzionale tedesca, alla Bce: 90 giorni per «giustificare» la condivisione dei debiti nell’eurozona, altrimenti Berlino non potrà più finanziare il Quantitative easing, l’acquisto di titoli di stato di Paesi in difficoltà. La Corte tedesca cerca di imbrigliare la politica anti-crisi della Bce

Minacce sulla politica anti-crisi della Bce

«L’attacco, partito dalla Germania, apre la battaglia su chi pagherà la crisi», la sintesi titolo di Anna Maria Merlo sul Manifesto. «Una sentenza della Corte di Karlsruhe, la giurisdizione di ultima istanza della Germania (l’equivalente della Corte costituzionale) ha dato tre mesi di tempo alla Bce per fornire «chiarimenti» sulla «proporzionalità» degli acquisiti di titoli di stato dei paesi europei da parte della Banca centrale europea con il programma di quantitative easing (Qe) iniziato nel marzo 2015 da Mario Draghi, durato fino al dicembre 2018 e poi riattivato nel novembre 2019. Il Public Sector Purchase Programme ha portato nelle casse della Bce un po’ più di 2mila miliardi di debito pubblico di vari paesi europei».

Anti europeisti e ultra destra

A chiamare il giudizio della Corte di Karlsruhe due politici anti-europeisti: Peter Gauweiler, ex Csu, e Bernd Lucke, tra i fondatori dell’Afd, il partito di estrema destra. La richiesta di giudizio è su una decisione di Draghi, ma l’attacco è contro l’attuale presidente Christine Lagarde, che si appresta a fare un ulteriore passo nella stessa direzione, con il programma di acquisto di titoli per 750 miliardi.

Controllo dei giudici sugli atti politici Ue?

L’ordine giudiziario tedesco al suo massimo livello entra per la prima volta in maniera tanto esplicita in questioni prettamente politiche, come, nel caso di ieri, il programma di Quantitative easing, della decisioni della Bce di cui la Germania è parte ma non ne è a capo. La Bce potenziale prevaricatrice e la Corte nel un altolà al governo per non avere impedito atti della Bce ritenuti non coperti dai trattati dell’Ue.

Per i giudici di Karlsruhe il ‘Quantitative easing’, caso violerebbe l’obbligo della Bce di dedicarsi solo alla politica monetaria e di astenersi dalla politica economica, che invece è appannaggio delle istituzioni rappresentative.

Cosa potrebbe accadere adesso?

Stando i supremi giudici tedeschi, se la  risposta della Bce non verrà considerata soddisfacente dalla Corte di Karlsruhe, la Bundesbank – primo azionista della Bce – potrebbe non partecipare più ai programmi anti-crisi. «Ma siamo ancora lontani da questo scenario catastrofico, che riaprirebbe una crisi dei debiti e potrebbe persino dare un colpo fatale all’euro», cerca di consolarci  Anna Maria Merlo, che assieme ci avverte.

«C’è però in filigrana una forte ipotesi preventiva contro seventuali Coronabond, perché qui ci sarebbe la ‘condivisione dei rischi’ tra stati, esclusa esplicitamente da Karlsruhe per il Qe».

La Corte tedesca contro quella Europea di Lussemburgo

La Corte costituzionale tedesca  rivendica di fatto il controllo sugli atti dell’Ue non vincolata al giudizio della Corte europea di Lussemburgo, che aveva invece riconosciuto la conformità degli atti della Bce ai trattati. Partitita formalmente giuridico legale dal potenziale politico deflagrante.

Bce ed Europa arrabbiati prudenti

E già ieri la Commissione si è limitata a ricordare che il diritto europeo ha prevalenza sul diritto nazionale. Cos’ dicono i trattati Ue, ma sarà così davvero sotto spinta politroco elettorale interna?  «Nel 2018 la Corte di giustizia europea ha riconosciuto la «proporzionalità» dell’intervento della Bce e quindi la sua legalità (il rispetto dei Trattati, anche se per Karlsruhe la Corte europea ha «evitato di valutare l’importanza della proporzionalità»). La questione della «proporzionalità» riguarda direttamente l’Italia (non a caso lo spread è subito aumentato).

L’Italia “pesa” per il 15,6% nel capitale della Bce mentre la Banca centrale ha acquisito il 30% del debito (cifra che resta però nella legalità: la Bce non può detenere più del 33% del debito di uno stato messo sul mercato).

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