11.600 «morti fantasma» per il virus nascosto

Uno studio dell’Istat e dell’Istituto superiore della sanità, ci dice che le vittime di Covid-19 potrebbero essere il doppio di quelle ufficiali registrate e comunicate dalla protezione civile. Tra le cause, la paura del contagio che ha tenuto i malati lontano dagli ospedali e i pochi tamponi allora. Malati con più patologie e il colpo finale del coronavirus non certificato.

Virus nascosto e più tamponi che lo scoprono

Il bollettino della Protezione Civile ci ha detto che ieri -inizio Fase2- sono morte ancora 195 persone, ufficialmente per coronavirus, e 1221 nuovi casi positivi di Covid-19 che continua a restare alto. Oltre il lutto dei singoli e la paura di tutti, va male, va meglio? Va che i numeri da soli non dicono, o meglio, vanno letti assieme al numero di tamponi che aumentano via via, e che svelano quell’assassino spesso nascosto.

Quei 25mila morti di marzo, 11mila in più

L’Istat e l’Istituto superiore di Sanità pubblicano un rapporto che spiega e smentisce i dati sinora noti sui decessi forniti. «Il numero reale di vittime di Covid-19 potrebbe essere il doppio rispetto alle cifre ufficiali», scrive Andrea Capocci sul Manifesto. Secondo le denunce ospedaliere e i certificati ufficiali, tra il 20 febbraio e il 31 marzo le vittime di Covid-19 sarebbero state 13.700. ma nello stesso periodo rispetto agli anni precedenti, la mortalità in Italia è aumentata di oltre 25.000 decessi. Ci sono dunque 11.600 morti in più rispetto agli anni precedenti da ricondursi, sostiene la logica e l’Istituto di sanità, direttamente o indirettamente, al Covid-19. Non avendo mai ricevuto un tampone, il Covid-19 s’è nascosto tra altre gravi patologie.

Casi che crescono per più controlli

Più controlli e più virus che si scopre. Il numero di persone attualmente positive torna sotto quota centomila. Sono ancora moltissimi, ma la cifra –come detto all’inizio- è influenzata dall’aumento dei tamponi, che ha permesso nelle ultime settimane di rintracciare un gran numero di casi con pochi sintomi. Dei 99980 casi attivi solo 1479 sono in terapia intensiva, e l’82% è a casa con sintomi moderati.

«Morti fantasma» a geografia variabile

«Dell’esistenza di questi ‘morti fantasma’ si avevano già prove consistenti ma geograficamente limitate ad alcune zone, come la provincia di Bergamo, dove i comuni sono più solerti nel registrare i decessi e permettere analisi tempestive», spiega Andrea Capocci. E i dati dell’istituto di Statistica sulla mortalità su quasi tutto il territorio nazionale a confronti con quelli degli epidemiologi fanno scoprire diversi aspetti interessanti.

Il divario nord sud

Il diverso impatto nel sud del Covid-19 non si spiega con un sistema di sorveglianza più scadente come a lungo si è temuto. Per esempio, nell’area metropolitana di Roma, dove il numero di casi di Cpvid-19 è stato limitato, la mortalità è stata effettivamente inferiore rispetto agli ultimi 5 anni del 9%. E così è andata in gran parte del centro sud. Al contrario, in alcune province del nord l’epidemia ha moltiplicato la mortalità rispetto agli anni precedenti: quasi di sette volte a Bergamo, di cinque a Cremona e Lodi, di quattro a Brescia. L’analisi Istat-Iss conferma dunque quello che era emerso in diverse inchieste e analisi.

Quei 16mila 600 morti in più

«Il secondo aspetto, interessante e forse meno indagato, riguarda le cause di morte delle 11.600 vittime fantasma del Covid-19. Molti di loro sono persone decedute per Covid-19 prima di ricevere un tampone quando il sistema sanitario lombardo, dalla sorveglianza alle terapie intensive, è andato in tilt. Anche molti dei numerosi decessi nelle residenze per anziani rientrano in questa categoria».

I morti in fuga dagli ospedali

«Nel conto anche le vittime indirette, quelle che hanno evitato gli ospedali per paura del contagio e hanno perso la vita per altre patologie. Il fenomeno è stato trascurato almeno all’inizio e solo ora se ne intuiscono le dimensioni drammatiche, se si incrociano i dati del rapporto con altre ricerche pubblicate nelle ultime settimane.
Uno studio pubblicato sull’autorevole New England Journal of Medicine ci dice che nel periodo 20 febbraio-31 marzo, ci dice che il numero di accessi in pronto soccorso per ischemie e infarti in tutto il nord Italia è calato del 30%. Allo stesso tempo, le morti per arresto cardiaco sono aumentate del 60% nelle province della bassa Lombardia. Lo dimostra altro studio di prossima pubblicazione sulla stessa rivista condotto nelle province di Cremona, Pavia, Mantova e Lodi, dove i decessi per crisi cardiache sono addirittura triplicate.

Conti alla mano, nella provincia che rimarrà tristemente famosa per l’epicentro di Codogno, la paura dei focolai ospedalieri ha fatto quasi più vittime dello stesso Covid-19.

Le vittime indirette del Covid assassino

I dati istat danno dunque una dimensione nuova al fenomeno finora sottovalutato delle vittime indirette del Covid-19. «Per altro, questa strage nascosta non si esaurirà con la fine dell’epidemia. Per lungo tempo, a causa del distanziamento sociale, ospedali e ambulatori pubblici e privati dovranno rallentare l’attività diagnostica, che già oggi comporta liste d’attesa lunghissime».

Questo necessariamente porterà a ritardi nei trattamenti di patologie che, affrontate tempestivamente, potrebbero invece essere curate.

Se non sarà garantito l’accesso a cure e diagnosi anche nella fase 2, molte altre vittime andranno addebitate sul conto del Covid-19.

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