Lotta al coronavirus di destra o di sinistra? Forzature politiche: i casi Calabria e Liguria

Incertezze scientifiche e a volte poca chiarezza governativa, spintonate dalle Regioni per identità politica. Il blocco di centrodestra con l’esploit ma riuscito della Calabria per sorridere (molto più preoccupanti le contraddizioni in Liguria), ma le tensioni restano con più di qualche ragione anche a favore della protesta.

Moderazione della paura aggressività Fase2

Tentazioni avanguardiste della destra più ‘rude’ e dissenso politico delle regioni di destra rispetto alle disposizioni del governo centrale ora più o meno a sinistra. Poi la dimensione della tragedia attenua. Ma l’affacciarsi di una ancora rischiosa e incerta Fese2 riaccende micce, polemiche e provocazioni stupide. Giocate spesso sulla pelle dei cittadini. La Lombardia epicentro della pandemia, un numero impressionante di vittime, qualche conto anche giudiziario da fare a tragedia conclusa; il veneto con tono più accorti; il Piemonte che sta godendo di franchigia giornalistica immotivata rispetto alla dimensione dell’epidemia e della morti.

Ma a fare notizia –FASE2 DELLA POLITICA DA VIRUS- la rivolta della governatrice della Calabria, che marciando contro Roma per dire al Paese che anche lei esiste,  si trova tristemente sola e senza truppe al seguito. Più grave e preoccupante la situazione il Liguria.

Calabria, Santelli riapre ma i sindaci non la seguono

L’ordinanza della presidente della regione Calabria Jole Santelli che stravolge le disposizioni del governo. Critici anche molti primi cittadini di centrodestra. E dal governo parte la diffida. Accade che Jole ‘la sceriffa’ per gli avversari, decise a mezzanotte di ordinare il liberi tutti. Impavida di fronte al ridicolo visto che, all’inizio della pandemia aveva sbarrato la strada del rientro a studenti e lavoratori dal nord. Prima tutto chiuso, poi tutto aperto, e già altri leder politici nazionali erano inciampati sulla contraddizione.

Da Roma lei partono le diffide governative, con la minaccia ricorrere al Tar o alla Consulta.  Conte: «No a piani rimessi a iniziative improvvide di singoli enti locali». Per Santelli l’ordinanza partorita di notte le si ritorce contro di giorno come un boomerang. Quasi tutti i sindaci contestano il provvedimento. Da Reggio a Lamezia è un coro di no dei primi cittadini, anche di centrodestra, compreso quello di Catanzaro.

Più grave e preoccupante Toti in Liguria

«Peggio del Piemonte e della Lombardia: nell’ultima settimana la Liguria ha registrato vittime e contagi da record. E il governatore Toti che fa? Riapre, allentando il lockdown, perché “l’epidemia è in discesa, come confermano i principali indicatori”. Peccato che i numeri dicano il contrario», denuncia Massimiliano Salvo su TPI. In Liguria, dal 22 al 29 aprile, i contagiati totali sono aumentati del 14%: il dato più alto in Italia. E l’8,6% dei tamponi è risultato positivo, altro record. Negli ultimi dieci giorni, con 210 morti, la Liguria è stata spesso in testa per numero di decessi quotidiani rispetto alla popolazione. Letalità del contagio del 14,6%, secondo dato peggiore in Italia dopo la Lombardia. Eppure la Regione è una delle prime ad aver allentato le misure del lockdown, con il presidente Giovanni Toti che il 27 aprile ha restituito la libertà di uscire di casa.

Giovanni Toti ribadisce che in Liguria “il numero dei contagi sta calando in modo importante”. Eppure mentre il 30 aprile in Italia il numero degli attualmente positivi è sceso di 3.016 persone (- 3%), in Liguria è salito di 19 unità. I nuovi contagiati (nuovi positivi, più i guariti, più i decessi) a livello nazionale +0,9%. In Liguria sono saliti di 104 unità, +1,3% cento, secondo peggiore aumento in Italia dopo il vicino Piemonte.

Report segreto: ‘sperimentazione di 14 giorni’

Verso lo scontro tra le regioni del Nord con la guida a destra il governo. Non sono piaciute a Zaia e Fontana le timide riaperture proposte da Chigi per la “fase 2”. Mentre Palazzo Chigi ha maldigerito le scelte dei governatori di allentare più del dovuto in lockdown, con decisioni in ordine sparso. Un report riservato dei tecnici guidati dal professor Brusaferro dello scorso 22 aprile metteva in guardia palazzo Chigi, «lo spazio di manovra sulle riaperture non è molto». «Bisognerebbe ipotizzare una sperimentazione di 14 giorni aprendo solo la metà delle attività lavorative, continuando a vietare aggregazioni sociali».  Evitare lo scontro di segno politico, ma l’irritazione monta: «Siamo davanti a delle operazioni irresponsabili», spiega una fonte qualificata del governo, «chi apre alcune attività senza la copertura del decreto, se ne assumerà la responsabilità di fronte ai cittadini. E non sarà una responsabilità solo sanitaria, ma anche penale, civile ed economica». In poche parole: «Chi sbaglia paga».

Arcuri, da lunedì tutto più difficile

Inizio Fase 2. «Una sfida che è ancora più difficile», avverte il commissario per l’emergenza, Domenico Arcuri. «Il secondo tempo di una partita che non sappiamo quanto durerà e come finirà. Non dobbiamo dimenticarci i sacrifici fatti nel primo tempo e dobbiamo capire che saremo ancor più protagonisti del risultato finale». «Da lunedì mattina tutti dovremo immaginare uno scambio ragionevole tra la libertà relativa e la salute assoluta, tra ognuno e tutti».
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