Voli di rientro in patria degli italiani bloccati all’estero dal coronavirus troppo cari, la notizia, con l’Ue che aiuta col 75%, ma l’Italia non li chiede (o in minima parte) e pagano cifre altissime i singoli disgraziati. Distratti alla Farnesina? Chi vola e con quali accordi, anche sulle tariffe, speriamo?! Questo ieri, e se volete rileggere, ecco qui (https://www.remocontro.it/2020/04/30/strani-voli-di-rimpatrio-da-coronavirus-lue-finanzia-ma-gli-italiani-pagano-caro-e-tutto/ ). Oggi pochi punti esclamativi e interrogativi che restano.
Aiuti Ue al 75%, perché si, perché no
Sono circa settemila i connazionali ancora all’estero dall’inizio della pandemia che vogliono rientrare, bloccati dall’assenza di voli commerciali. «Voli charter a prezzi triplicati», la protesta. La Farnesina, chiamata in causa, ribatte, «Roma finora ha riportato indietro più cittadini di tutta la Ue, 72 mila». Si, ma a quale prezzo? E qui entra in ballo la disposizione Ue di aiuti, a letture contrapposte dove qualcuno non la racconta giusta. Altre proteste via social giunte anche a noi.
Il ritorno da oltre continente, tra miraggio e salasso. Un amico affidabile stamane confidava a Remocontro di un volo da 4500 euro da Buenos Aires. Rapina a volo armato, e attendiamo documenti per denunciare la compagnia della vergogna. Ma il dubbio vero è un altro ancora. Alcuni voli gratuiti grazie al ministero degli Esteri e altri con velivoli commerciali a pagamento decisamente salati. Casi citati dai nostri lettori: 2000 euro dall’Argentina, 500 dal Marocco, 450 da Mosca, eccetera eccetera.
«Noi siamo cittadini di serie B? Perché altri Paesi fanno tornare gratis i loro concittadini approfittando dei fondi per i rimpatri europei che pagano anche il 75 per cento dei viaggi?».
Con questo sistema, scrive Caterina Pasolini su Repubblica «sono
tornati a casa 50mila dei 500mila europei: oltre trentamila tedeschi, 3400
spagnoli, 2257 austriaci, 2470 belgi. Quasi duemila cechi, ottocento olandesi.
E solo mille italiani. Perché?».
Se lo chiede anche Costante Marengo, uno dei soci fondatori del GIM Unimpresa (Associazione Imprenditori Italiani in Russia), citandoci (‘agenzia Remocontro.it’): «Penso che sarebbe il caso di affrontare questo problema come GIM, anche in previsione di prossimi voli che verranno organizzati in attesa della ripresa regolare dei voli di linea».
La Farnesina dice ma non spiega
Il ministero guidato da Di Maio si vanta di 500 diverse
operazioni per riportare con aerei di linea e commerciali i nostri concittadini
da 105 paesi, sostiene di «aver valutato l’opzione (Ue) usandola una sola volta, perché
il Regolamento del Meccanismo Unionale di protezione civile prevede che esso
possa essere attivato solamente per Paesi in cui non esiste opzione commerciale
di rientro. Questo per evitarne l’uso eccessivo, per assicurare rispetto dei
principi di solidarietà, equità e proporzionalità. E che ci dovevano essere
anche altri cittadini europei sul volo».
Nobiltà italiana contro i trentamila tedeschi approfittatori? Voi la ritenete una giustificazione sostenibile?
Bruxelles intanto smentisce
«Noi accettiamo tutte richieste da tutti i Paesi, ma il meccanismo di protezione civile deve essere attivato dalle autorità nazionali». E l’Italia lo ha chiesto una unica volta, a febbraio, per un operazione dal Giappone. In pratica è il Paese che organizza il volo come e con chi vuole, purché ospiti a bordo almeno un cittadino Ue non italiano. Facile no? Se c’è un volo che organizzato costa ad esempio 200 mila euro, l’Europa può pagare fino al 75% della somma anticipata, il resto tocca allo Stato che però, dicono da Bruxelles, raramente chiede il rimborso al suo cittadino.
A questo punto, o incapacità o peggio
Sentite cosa scrive ‘SpiegazionidiBorsa’, che ai soldi sta
bene attento. «Difficoltà inesistenti soltanto per evitare un anticipo di
spesa che spetterebbe in questi casi all’Italia prima di ottenere il rimborso
dall’UE. Solo questa è la ragione e nessun’altra. Non certo quella addotta dal
Ministro degli Esteri. Tanto è vero
questo che tutti i connazionali che hanno fatto espatrio dall’Albania hanno
dovuto pagare il biglietto esattamente il triplo del costo di quello
cancellato. E lì non vi erano altri voli commerciali che garantissero il
rientro».
Chi volava, a quale titolo, e senza accordi sui prezzi?
Accusa interessante che la Farnesina, le cui strutture certamente non sono bloccate da un mancato ponte del primo maggio, troverà il modo di chiarire in tempi brevi. Sì, perché le curiosità sono molte: ad esempio come si è arrivati alla scelta delle compagnie a cui chiedere voli lautamente compensati in contanti dai singoli viaggiatori presi alla gola. Volo a ‘candidatura’ volontaria e senza alcun vincolo di costo a tutela dei ‘salvati’? Dubbi che sicuramente toccheranno anche qualche parlamentare e forse qualche magistrato. Se a non capire siamo noi (Remocontro, ma anche Repubblica e molte associazioni imprenditoriali sparse per il mondo che iniziano a muoversi chiedendo spiegazioni), tutti pronti a fare ammenda. Purtroppo temiamo di avere ragione a sospettare.
Spiegateci, ma in maniera convincente, perché 30mila tedeschi, 3400 spagnoli, 2257 austriaci, 2470 belgi, eccetera sono rientrati a casa praticamente gratis e perché i poveri italiani hanno dovuto ‘pagare caro e pagare tutto’, come si minacciava in cortei lontani.