La spesa militare mondiale ha raggiunto nel 2019 il livello più alto dalla fine della guerra fredda, con gli Stati Uniti in testa, dice il rapporto dell’Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma, il Sipri.
A seguire i primi tre in classifica, Russia e Arabia Saudita: tutti e cinque insieme rappresentano oltre il 60% della spesa militare totale. La Germania, settima dietro la Francia, registra il più forte aumento tra i primi 15: +10% nel 2019 a 49,3 miliardi di dollari. “La crescita della spesa militare è accelerata negli ultimi anni” concludono i ricercatori del Sipri, evidenziando però che la tendenza sarà probabilmente invertita a causa della nuova pandemia di coronavirus che sta scuotendo l’economia globale. E già qualcuno piange.
Analisi Difesa e il suo direttore, Gianandrea Gaiani secondo cui «non è una buona notizia». Effetti della pandemia sui conflitti, in molti valutano che il timore del contagio abbia interrotto le guerre in corso, mentre l’autorevole Foreign Affairs si chiede se il virus promuoverà la pace nel mondo. Il virus non porta pace: «Anzi, considerando che il crollo delle economie mondiali che vedrà aumentare la povertà è facile ipotizzare una escalation della lotta per le risorse. Con maggiore rischio di conflitti tra Stati ma anche di insurrezioni, secessioni, rivolte etniche e disordini popolari», per il pessimista Gaiani.
Certa invece la necessità di dedicare risorse finanziarie alla sanità e al rilancio dell’economia. «Tagli tra 2 e 5 volte maggiori di quelli che si registrarono agli stanziamenti militari europei dopo la crisi finanziaria del 2008 e le decurtazioni maggiori si registreranno nei paesi più colpiti dall’epidemia, Italia in testa». «La profonda crisi determinata dal coronavirus renderà ancora più crudele il mercato della Difesa».
Botta pesante per gli Stati che hanno un’importante industria del settore Aerospazio e Difesa, come è il caso dell’Italia e delle maggiori potenze economiche, ed è un fatto. Ma Gaiani, polemizzando con «il pacifismo da oratorio e da casa del popolo», si svela politicamente. Aprendo un secondo fronte di confronto/scontro.
Le diffuse ma finora tradite ipotesi di ridurre la presenza dei contingenti militari italiani all’estero in discutibili nei teatri di crisi: l’assurdo Afghanistan -ad esempio- e gli ormai pluridecennali Balcani dove ormai abbiamo creato famiglie.