La Francia sceglie l’economia a rischio di quanti morti in più? In Germania il contagio risale

Con più di 23.000 morti e 4000 persone in terapia intensiva, il governo francese decide di riaprire le scuole, le fabbriche e le attività commerciali dall’11 maggio. “I benefici del confinamento – ha detto il premier Philippe- non devono essere superati dalle sue conseguenze negative”. L’Assemblea Nazionale approva. Nella Germania della prima parziale riapertura, il tasso di contagio risale a 1

La Francia riapre dall’11

Ora è ufficiale, se i dati sui contagi dovessero essere in linea con le previsioni (3000 contagi giornalieri) la Francia riaprirà dall’11 maggio. Lo ha comunicato ieri il premier Edouard Philippe all’Assemblea Nazionale, chiamata, pur a ranghi ridotti, a ratificare quanto deciso dall’esecutivo. Alla base della decisione c’è la convinzione che se il lockdown ha permesso di evitare, secondo alcune stime, almeno 62.000 morti ulteriori, un suo protrarsi potrebbe rivelarsi controproducente. Il rischio, secondo il premier, sarebbe il crollo del paese.  Dall’11, dunque, via alla seconda fase che, almeno fino al 2 giugno, non dovrebbe subire ulteriori cambiamenti rispetto a quelli appena comunicati, nell’attesa che la pandemia perda di slancio.

Convivere col virus

I tre pilastri sui quali si fonderà la ripartenza in Francia saranno la progressività, la modulazione rispetto al diffondersi locale del virus e la capacità di conviverci. Partendo da queste basi, il primo ministro ha annunciato una strategia che porterà a riaprire tutte le attività commerciali, tranne bar e ristoranti, mantenendo le misure precauzionali già in vigore, dal distanziamento alle mascherine che, ha promesso Philippe, a partire dall’11 saranno disponibili per tutti. Se, come detto, il 7 maggio prossimo, i dati del contagio non avranno superato in maniera significativa le previsioni, si procederà a un’apertura graduale che terrà conto dei numeri registrati in ogni dipartimento, dividendo il paese in zone rosse e zone verdi. Un paradosso, forse dalle tinte sfumate, per uno stato estremamente centralizzato come quello francese.

Scuole e contagi

Non è sfuggita, però, l’ormai strutturale ambiguità del governo francese rispetto alla gestione dell’epidemia. Dopo mesi nei quali si è affermato che i bambini rappresentavano i vettori più pericolosi del coronavirus, il governo, per bocca del suo più alto esponente, ha annunciato che dall’11 maggio scuole materne ed elementari saranno riaperte, anche se i genitori saranno liberi di decidere se mandarci i loro figli, su tutto il territorio nazionale, senza tenere conto della diffusione del virus su scala locale. Un controsenso rispetto all’apertura alle valutazioni circa la diffusione del contagio nel territorio di riferimento, soprattutto se confrontato con quanto  previsto per le scuole medie che riapriranno dal 18 solo se il dipartimento non sarà considerato come una zona di circolazione attiva del virus.

Gli istituti superiori, invece, potranno riaprire, se ci saranno le condizioni, da giugno, con una corsia preferenziale per gli istituti tecnici (quelli che, direbbero i più maliziosi, forniscono braccia a costo zero per la cosiddetta “alternanza scuola-lavoro”), mentre i licei che formano l’élite, potranno con calma riflettere su tempi e modi di una riapertura che garantisca sicurezza e conservazione dell’élite stessa.

Ripartire ad ogni costo

La questione, d’altra parte, appare semplice quanto disarmante, come ha sottolineato Melenchon, leader della France Insoumise. Dopo sei settimane di lockdown, nel corso delle quali si è detto tutto e il contrario di tutto, bisogna ripartire, a ogni costo. Quindi si aprono le scuole materne e le elementari, a prescindere dal fatto che siano in un dipartimento a rischio (criterio invece utilizzato per le scuole medie), perché i bambini di quell’età non sono in grado di restare soli a casa. Se i bambini possono andare a scuola, i genitori che non possono permettersi una babysitter o che non hanno il privilegio di poter lavorare da casa, non avranno più scuse per non andare a lavorare. E dunque, tutti i lavoratori più precari, più fragili e più ricattabili manderanno a scuola, su base volontaria s’intende, i loro figli, gli stessi che, fino a qualche giorno fa, erano considerati come portatori sani di un virus mortale, anche soltanto per i loro insegnanti, in buona parte nella fascia d’età più a rischio.

Insomma, bisogna ripartire, come ha detto Philippe. Costi quel che costi.

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