Permettere gli spostamenti anche fuori dal proprio Comune e all’interno delle singole Regioni dal 4 maggio, lasciando però in vigore i limiti alla mobilità intra-regionale. Autorizzare dalla metà di maggio prima l’apertura dei negozi al dettaglio, poi di bar e ristoranti. È l’idea sul tavolo del governo, in vista della fase 2. L’ipotesi è che il 4 maggio queste attività restino ancora ferme ma con la possibilità di eccezioni, come consentire la vendita da asporto per la ristorazione, che si aggiungerebbe alle consegne a domicilio, già permesse. Non sarebbero ancora definite date, ma un’ipotesi sarebbe far riaprire i negozi dall’11 maggio, la ristorazione dal 18. Sugli spostamenti: «Niente di deciso – viene spiegato – ma questo sarebbe al momento l’orientamento prevalente». Il piano verrà annunciato entro la fine della settimana. Intanto è cominciata la cabina di regia tra esecutivo, Regioni ed enti locali.
L’allentamento delle restrizioni riporterà al lavoro – spiega Colao – 2,7 milioni di persone, che si aggiungono a quanti già hanno ripreso con l’autorizzazione dei prefetti (e con troppe autocertificazioni senza controllo). Sarebbe stata bocciata l’ipotesi di escludere dal rientro al lavoro i 60enni, avanzata da Colao. Esigenze di sicurezza sociale ed economica a confronto con gli esperti sanitari. Le loro preoccupazione per la ripresa legate ai dati ancora non rassicuranti sui contagi. ‘Rischio zero’ lontano ancora diverse settimane -la valutazione clinica-, contro ‘l’insostenibilità di ogni ulteriore chiusura delle attività produttive’. L’Italia come la Germania, la fase 2 scelta: «un percorso di ripresa con la possibilità di circoscrivere subito nuovi focolai».
Nascita dei ‘Covid hospital’ e terapie domiciliari, è il piano governativo, con la possibilità, in ogni momento, di nuove strette locali e nazionali. Si riprende con il ‘protocollo di sicurezza imprese-sindacati’, che stamattina sarà aggiornato. Scontato l’utilizzo delle mascherine, il mantenimento delle distanze e di tutte le norme igieniche ormai ripetute e ben note. «Ma il problema fondamentale è quanto sta intorno all’azienda: la mobilità, i trasporti pubblici locali, gli orari di punta, gli assembramenti». Il tema sensibilissimo dell’organizzazione del lavoro: turni distribuiti su più ore anche sino a sera tarda, l’utilizzo dell’intera settimana, più diffuso e meglio pensato lo ‘smart working’, il lavoro da casa.

Sul fronte delle libertà personali, si va verso l’autorizzazione dei movimenti, eccetto – forse – quelli da regione a regione non motivati da lavoro, salute e altre esigenze ‘indifferibili’ (per questi movimenti resterebbe l’obbligo di autocertificazione). Mascherine e distanze diventeranno probabilmente obbligatorie anche in strada e sui mezzi pubblici. Governo orientato ad aprire i vincoli su parchi e bambini, con modalità da definire, e non sembra orientato a divieti tassativi di uscita per le persone anziane. A parte, grana per il ministro Spadafora, il nodo sport e calcio.
I dati giornalieri della Protezione civile, continua il calo dei malati di coronavirus in Italia. 107.699 gli attualmente positivi, ed è il terzo giorno consecutivo di calo dei malati. E nuovo record di guariti in un solo giorno: 54.543 in totale con un 2.943 rispetto a martedì. In calo anche i ricoveri in terapia intensiva, 2.384 nel Paese, di cui 817 solo in Lombardia. Dei 107.699 malati complessivi, 23.805 sono ricoverati con sintomi, e 81.510 sono quelli in isolamento domiciliare. Purtroppo sono state superate le 25 mila vittime, 25.085, +437 in 24 ore.