Venerdì, ad attraccare al porto di Genova, denuncia il Collettivo autonomo lavoratori portuali , è stata la Bahri Abha. A bordo carri armati, come dimostrano le foto scattate dai portuali. E gli ex ‘Camalli’ ormai meccanizzati si arrabbiano: «Molte categorie sono costrette a rischiare il contagio per non fermare la produzione e distribuzione di generi di prima necessità in cui certo non rientrano gli armamenti».
«Fabbriche Riaperte. Tanti accordi per la sicurezza ma anche forzature», denuncia Massimo Franchi sul Manifesto, facendo rilevare le contraddizioni più evidenti.
La conferma dell’acquisto di 15 elicotteri da guerra AW-169M marchiati Leonardo. Una commessa, al momento, da 337 milioni di euro, «ossia poco meno dei 400 milioni che il governo ha stanziato per i comuni in piena emergenza sociale», l’accusa dalla sinistra.
Elicotteri dalla Leonardo lavorati assieme agli F-35 nello stabilimento di Cameri, Novara, aperto e produttivo a prova di virus, l’accusa politica. A stupire i numeri denunciati. «Una delle oltre 70mila deroghe richieste da imprese medie e piccole ai prefetti con una stima di circa 65mila aziende riaperte senza formale permesso, sfruttando il silenzio-assenso dovuto al fatto che i prefetti stessi non riescono ad esaminare le domande e a chiedere il parere dei sindacati, previsto nel Protocollo nazionale».
«Nelle grandi aziende invece la pace sociale sembra mantenersi. Tanti gli accordi sindacati-azienda per essere pronti a ripartire con le produzioni mettendo la sicurezza dei lavoratori al centro». La prima fabbrica Fca a ripartire sarà la Sevel di Atessa, dove si produce il furgone Ducato con oltre 6mila dipendenti. Qui il sindacato ha già verificato l’applicazione del distanziamento delle postazioni previste dall’accordo, la velocità della linea è stata ridotta del 30%, sono stati aggiunti 45 minuti a disposizione per il tempo totale delle pause e in mensa, dove sono state ridotte le postazioni. La data prevista per riaprire è il 27 aprile ma potrebbe essere perfino accelerata se il governo desse prima il via libera.
Fincantieri: il colosso pubblico aveva iniziato decidendo di chiudere gli stabilimenti mettendo in ferie i dipendenti. Poi, pressione dei sindacati, la retromarcia con la trasformazione in cassa integrazione. Vizio ‘fai da te’, e la decisione aziendale di ripartire parzialmente nei cantieri dal 20 aprile, «senza un verifica condivisa delle misure di sicurezza, e senza coinvolgere le aziende sanitarie per le verifiche del caso».