Guerra al virus e armi vere: Genova, carri armati Usa verso il M.O. ed elicotteri in casa

Una nave della flotta saudita Bahri che fa la spola da una parte all’altra dell’Atlantico, tra il terminal militare statunitense Sunny Point in North Carolina e Gedda e il Medio Oriente, con scalo tecnico a Genova. A bordo, questa volta, carri armati Ercules 882. Potrebbero essere diretti in Arabia saudita, Kuwait o Marocco. O forse in Turchia: il prossimo scalo previsto è Iskenderun, l’antica Alessandretta, a pochissima distanza con la Siria.

Gli ex ‘Camalli’ di antica storia democratica

Venerdì, ad attraccare al porto di Genova, denuncia il Collettivo autonomo lavoratori portuali , è stata la Bahri Abha. A bordo carri armati, come dimostrano le foto scattate dai portuali. E gli ex ‘Camalli’ ormai meccanizzati si arrabbiano:  «Molte categorie sono costrette a rischiare il contagio per non fermare la produzione e distribuzione di generi di prima necessità in cui certo non rientrano gli armamenti».

Armi in transito, armi in casa

«Fabbriche Riaperte. Tanti accordi per la sicurezza ma anche forzature», denuncia Massimo Franchi sul Manifesto, facendo rilevare le contraddizioni più evidenti.

Tanti accordi per riaprire in sicurezza. Che stridono con chi incredibilmente non si è mai fermata: l’industria di guerra, la sottolineatura politica fortemente critica.

La conferma dell’acquisto di 15 elicotteri da guerra AW-169M marchiati Leonardo. Una commessa, al momento, da 337 milioni di euro, «ossia poco meno dei 400 milioni che il governo ha stanziato per i comuni in piena emergenza sociale», l’accusa dalla sinistra.

Le aziende riaperte, quali e come?

Elicotteri dalla Leonardo lavorati assieme agli F-35 nello stabilimento di Cameri, Novara, aperto e produttivo a prova di virus, l’accusa politica. A stupire i numeri denunciati. «Una delle oltre 70mila deroghe richieste da imprese medie e piccole ai prefetti con una stima di circa 65mila aziende riaperte senza formale permesso, sfruttando il silenzio-assenso dovuto al fatto che i prefetti stessi non riescono ad esaminare le domande e a chiedere il parere dei sindacati, previsto nel Protocollo nazionale».

Accordi sindacali e pace sociale

«Nelle grandi aziende invece la pace sociale sembra mantenersi. Tanti gli accordi sindacati-azienda per essere pronti a ripartire con le produzioni mettendo la sicurezza dei lavoratori al centro». La prima fabbrica Fca a ripartire sarà la Sevel di Atessa, dove si produce il furgone Ducato con oltre 6mila dipendenti. Qui il sindacato ha già verificato l’applicazione del distanziamento delle postazioni previste dall’accordo, la velocità della linea è stata ridotta del 30%, sono stati aggiunti 45 minuti a disposizione per il tempo totale delle pause e in mensa, dove sono state ridotte le postazioni. La data prevista per riaprire è il 27 aprile ma potrebbe essere perfino accelerata se il governo desse prima il via libera.

Fincantieri cattivella pentita

Fincantieri: il colosso pubblico aveva iniziato decidendo di chiudere gli stabilimenti mettendo in ferie i dipendenti. Poi, pressione dei sindacati, la retromarcia con la trasformazione in cassa integrazione. Vizio ‘fai da te’, e la decisione aziendale di ripartire parzialmente nei cantieri dal 20 aprile, «senza un verifica condivisa delle misure di sicurezza, e senza coinvolgere le aziende sanitarie per le verifiche del caso».

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