Più tamponi e risalgono i contagi: niente «Immunità di gregge»

Interrotto il calo dei contagi, ma è ‘colpa’ dei tanti tamponi. In Piemonte il picco non è stato mai raggiunto. L’Istituto della sanità: lontani dalla «immunità di gregge, per raggiungerla serviranno milioni di vaccini».

Più tamponi e scopri più contagiati

Dopo cinque giorni di calo consecutivi, tornano a salire i contagi nelle ultime 24 ore. Ieri sono stati 3786, oltre un migliaio più del giorno precedente. «Fase due» che torna miraggio. Aspetto positivo, annota Andrea Capocci sul Manifesto, il numero di tamponi cresce, più casi scoperti ma anche più pazienti scoperti all’inizio del contagio e quindi meno gravi e più facilmente curabili. E nei malati cresce il numero di pazienti  con sintomi lievi. Contagiati lievi meno gravi, oggi il 72 per centro%, mentre un mese fa erano meno della metà. «Dunque, se i casi non calano come si desidererebbe, è anche perché la maggiore capacità diagnostica compensa la diminuzione assoluta del numero dei malati». Oggi sono il 72% dei casi positivi,

Piemonte a inseguire la Lombardia

Sempre più preoccupante il dato del Piemonte dove i nuovi casi registrati sono ormai paragonabili a quelli della Lombardia (879 contro 941). «E non si tratta di un’oscillazione statistica, a cui ci saremmo anche abituati», annota Andrea Capocci. «Su base settimanale, il contagio in Piemonte è cresciuto del 32%, quasi il doppio della media nazionale (18%). Il Piemonte non ha avuto zone colpite in modo feroce come il bergamasco, il bresciano o la bassa lodigiana. Ma nella regione la fase di discesa delle curve epidemiche non è mai cominciata davvero, complici anche le residenze per anziani colpevolmente trascurate nei controlli e nelle protezioni». Alla «Villa dei Tigli» di Cavour (Torino), dove sono ospitate 100 persone, «sono stati riscontrati 50 casi positivi».

Tormentone ‘test sierologici’

Contagi senza sconti e chi insiste a prossime riaperture. Dal veneto Luca Zaia, vuole addirittura anticipare i tempi ipotizzati dal governo. Bacchetta magica, i ‘test sierologici’ per individuare le persone dotate di anticorpi e pronte per tornare all’attività produttiva. Ma Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto Superiore, contesta: «Oggi non ci sono le basi scientifiche per dare un patentino di immunità», spiega Brusaferro. «Al momento c’è uno studio di sieroprevalenza per indagare quante persone sono venute a contatto col virus e capire qual è la circolazione. Stimiamo che il 90% delle persone in Italia non è venuto a contatto col virus».

Molto lontani dal raggiungimento dell’immunità di gregge, in cui il virus smette di circolare perché non trova facilmente persone da contagiare. «Per avere l’immunità di gregge bisognerebbe avere il 70-80% di persone venute a contatto col virus, dunque l’obiettivo è lontano».

Immunità di gregge e vaccino

Fine della crisi soltanto con un vaccino. Sarà obbligatorio? chiede Andrea Capocci a Silvio Brusaferro:

«Quando avremo il vaccino dovremo fare dei ragionamenti per proteggere il maggior numero di persone». Il problema non saranno i No Vax, ma l’accesso alle cure. «Il problema è avere un vaccino, averlo efficace e avere una quantità di dosi sufficienti».

Altro requisito per l’avvio della fase due sarà la disponibilità di dispositivi di protezione, innanzitutto tra i sanitari. Il conto delle vittime tra medici e infermieri invece continua a salire. «Sono 127 i medici morti dall’inizio dell’epidemia e 31 gli infermieri, un terzo dei quali lavorava nelle case di riposo. Circa 1 caso positivo su 10 riguarda un operatore sanitario in Italia, e anche su questo l’Italia va peggio che altrove», scrive il Manifesto. Secondo Catherine Smallwood della sezione europea dell’Oms, a livello continentale i casi che riguardano i sanitari sono 1 su 13.

Coronavirus nel mondo

I casi di coronavirus negli Stati Uniti sono oltre 650.000, per l’esattezza 654.301. I morti sono 31.628. E nelle ultime 24 ore sono stati registrati  un record di 4.591 decessi, secondo quanto emerge da un’analisi effettuata dal Wall Street Journal sui dati della John Hopkins University. Nonostante ciò Trump ha presentato il suo piano per riaprire il Paese.

La città di Wuhan, il focolaio del Covid-19, ha rivisto a sorpresa i numeri di contagi e decessi aumentandoli, rispettivamente, di 325 unità a 50.333 e di 1.290 unità a 3.869 totali. L’autorità municipale ha spiegato, “revisione legata al principio di essere responsabili verso la storia, le persone e i defunti”. Mossa a rafforzare i sospetti sui dati da parte della Cina.

Condividi:
Altri Articoli