Verso la ‘fase 2’ e si torna a litigare: soldi dall’Europa e come e quando ricominciare

Ancora di muore ma un po’ di meno, è già si litiga sul dopo, Fase 2, come e quando ricominciare, sicurezza e soldi.  Da maggio in poi, certo, ma con quali gradualità e regole? Soldi da dare per salvare famiglie ed attività economiche, ma soprattutto soldi da trovare. E su quelli dall’Europa, si litiga anche nella maggioranza.

Il Mes o Fondo salva stati dall’Ue

I termini e le condizioni della linea di credito, insomma, a quali condizioni ci verranno dati quei soldi dall’Europa. Opinioni diverse tra le forze politiche sia all’interno della maggioranza che dall’opposizione su quanto ancora l’Europa non ha deciso. Pessimo segnale di approccio politico verso un ancora lontano ‘dopo emergenza’. Prima dovremo litigare in Europa e solo poi, eventualmente, farlo in casa. In ballo i ‘terms of reference’, i termini e le condizioni della linea di credito e le regole dei singoli finanziamenti. Sì, perché di prestiti si tratta, e non di regali. Soldi da restituire oltre ai debiti che già abbiamo. Conte media tra Pd e 5stelle con l’opposizione che fa il suo mestiere e critica tutto, ma l’assaggio di ‘dopo emergenza’ nel fare politica, non offre segnali incoraggianti di cambiamento di fronte al dramma che sta ancora vivendo il mondo.

Superate le 20mila vittime in Italia, fase due?

I numeri della Protezione Civile. Sono complessivamente 105.418 i malati di coronavirus in Italia, con un incremento di 1.127 rispetto a ieri, quando l’aumento era stato di 675. E sono 21.645 le vittime. 38.092 le persone guarite in Italia dopo aver contratto il coronavirus, 962 più di ieri.

2 milioni i contagiati nel mondo

I casi di coronavirus a livello mondiale hanno superato la soglia dei due milioni. 2.000.743, decessi saliti a 126.776 e quello delle persone guarite a 484.781. Negli Usa, invece, il numero dei morti si attesta a oltre 26.000, Lo stato di New York, epicentro dell’epidemia negli Usa, ha superato le 10.000 vittime, mentre in Cina proseguono i contagi ‘importati’

Fase 2, dove, come, quando

Stranamente, è la regione che ancora vive la parte più feroce e crudele del contagio, il suo stesso operato al centro di polemiche e di inchieste, a chiedere ora un rapida riapertura. «La Lombardia chiede al governo di dare il via libera alle attività produttive dal 4 maggio, nel rispetto di nuove norme di sicurezza: distanza di un metro tra le persone, obbligo di mascherina per tutti,…».  Regione Lombardia poco credibile, ribatte per il governo il viceministro al Mise e deputato lombardo Stefano Buffagni. «Da sempre Fontana ha sostenuto una linea rigorosa e fortemente restrittiva e oggi, sorprendentemente, decide – non si comprende sulla base di quali dati- di aprire». Fontana ci ripensa e torna indietro: «Una graduale ripresa che dovrà essere concordata con il governo».

Altalena e incoerenze tra dubbi giustificati

«L’iniziativa della Regione Lombardia arriva sotto il peso di una recessione economica senza precedenti recenti: un miliardo 857 milioni di spesa mancante nel solo marzo, annunciava ieri la Confcommercio di Milano, Monza e Lodi», ricorda Repubblica. Ma la lettura sanitarie della crisi non offre sconti. «La Lombardia è il pilota di quanto accadrà nelle altre regioni – sottolinea Ranieri Guerra, direttore generale aggiunto dell’Oms – e dovrà essere estremamente cauta e valutare con estrema attenzione la quantificazione del rischio per renderlo pari a zero». Ancora problemi enormi da affrontare, che non consentono improvvisazioni. I sindacati chiedono garanzie, gli imprenditori fremono. Soprattutto i medi e piccoli.

L’Oms detta le sei regole per poter allentare la morsa

«Quando i divieti di spostamento saranno allentati sarà fondamentale tenere controllo lo stato di salute dei cittadini, in particolare dei lavoratori che hanno a che fare con il pubblico. E per questo, nuove regole sono allo studio per prepararsi al 4 maggio quando — se la curva epidemica non avrà nuove risalite — comincerà il tempo delle riaperture. Tra le principali, l’obbligo di misurazione della febbre prima di entrare in servizio». Il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri spiega e aggiunge: «Negozi, uffici, aziende devono prevedere regole di protezione e soprattutto devono poter contare su medici che siano in grado di guidarli qualora ce ne fosse bisogno. Per questo bisogna attrezzare le Asl con specialisti al servizio dei lavoratori».

Termoscanner all’ingresso di negozi e uffici

«Un altro strumento che potrà essere decisivo nella battaglia contro il coronavirus anche quando l’indice di contagio sarà basso -scrive Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera-, è il termoscanner per la misurazione della febbre». «Dovrà essere sistemato all’ingresso di tutti i luoghi dove ci sono persone che lavorano, esattamente come i guanti, le mascherine e gli erogatori per il disinfettante». Sempre il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri: «Negozi, uffici, aziende devono prevedere regole di protezione e soprattutto devono poter contare su medici che siano in grado di guidarli qualora ce ne fosse bisogno. Per questo bisogna attrezzare le Asl con specialisti al servizio dei lavoratori».

Tags: riaperture
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