Vecchiaia e coronavirus: più morti perché più deboli o meno difesi?

Oggi la vita media si è straordinariamente allungata (la terza età comincerebbe a sessant’anni, in attesa di entrare ancora attivi e in salute nella quarta), ma l’epidemia di coronavirus ha messo subdolamente in circolo qualche dubbio sull’utilità sociale dell’allungamento.

Solo i vecchietti utili

La strage di vecchietti nelle case di riposo non è solo indice di colpevole incuria e disorganizzazione. Ci dice che gli anziani sono utili, e quindi meritano protezione e assistenza, fino a quando stanno bene, cioè se appaiono in salute e “giovanili” ma con mezzi propri per sembrarlo. Senza scomodare assurdi complotti, è come se una delle società più vecchie del mondo e in preoccupante calo demografico (siamo in compagnia di Germania e Giappone) abbia scoperto per vie indirette e drammatiche il problema del sostegno del sistema pensionistico, dall’assistenza domiciliare, delle badanti. E allora, perché non lasciare che un po’ di vecchi se ne vadano?

Vecchi quando e come?

Come interpretare l’idea molto di moda negli ultimi giorni di allentare o sospendere le restrizioni, ad esclusione degli anziani che dovrebbero continuare a stare a casa per sopravvivere? Rimettiamo in moto la macchina, ma non per tutti. Si dice addirittura non per gli over sessanta. Il che vuol dire che i sessantenni sono rientrati nella categoria vecchi? L’ipotesi non varrebbe solo per l’Italia. E’ stata messa nera su bianco da una personalità importante, la presidente della commissione europea, Ursula von der Layen, la quale, ieri, ha aggiunto un monito per tutti: scordatevi le vacanze.

Ursula non ha precisato se dovrebbero stare a casa anche la settantenne Angela Merkel, il settacinquenne Wolfgang Schauble e lei stessa, visto che ha passato la sessantina. Perché sarebbe anche utile chiarire se il virus sia democratico non solo per classi sociali, ma anche per classi di età. I vecchi con autista potranno uscire, andare nella seconda casa, fare una crocierina o nemmeno i giardinetti sotto casa con badante al seguito?

Solitudine alla tedesca

Probabilmente, Ursula la tedesca aveva in testa la situazione di casa sua. In Germania, dove in effetti i decessi per corona virus sono molto sotto la media italiana ed europea e dove l’assistenza clinica è ai primi posti nel mondo (con record di posti letti in terapia intensiva), la distanza sociale è nelle tradizioni, nella mentalità collettiva, anche senza corona virus. Gli anziani stanno a casa, se sono soli possono andare in case di riposo piuttosto efficienti, non vedono figli e nipoti con la frequenza delle nostre terre, non convivono in genere con i figli, i quali, al novanta per cento, se ne vanno da casa piuttosto presto. E queste abitudini spiegherebbero anche la minore diffusione del virus.
Ma sarebbe ben triste farne un argomento terapeutico.

Quarantena condivisa

Per ora, le misure di restrizione adottate per fronteggiare l’epidemia risultano condivise. Il 66 per cento è per continuare la chiusura, il 22 per cento è per riaprire in modo più o meno moderato, il 12 non risponde. C’è la consapevolezza che la « libera uscita » avrebbe conseguenze drammatiche : picco di contagi, ospedali sovraccarichi, case di riposo trasformate in anticamere della morte…..
Tuttavia, a giudicare dalle fughe nelle seconde case, dalle code sulle strade, dalla mobilità al 40 per cento nella regione più colpita – la Lombardia – dai segnali di ribellione sociale e da sollecitazioni in ambienti economici, il partito della riapertura è in crescita.
La sopportazione ha un limite psicologico e si rafforzano considerazioni di natura economica e finanziaria, secondo le quali il rimedio adottato si stia rivelando alla lunga peggiore del male : fallimenti di imprese e di coppie, suicidi, disperazione sociale e criminalità potrebbero drammaticamente aumentare nelle prossime settimane. Vivremo guariti in un Paese morto, o almeno tramortito?

La tenuta sociale

La tenuta sociale non può essere indefinita. Il partito della riapertura non ha ancora trovato un riferimento preciso, ma valuta sondaggi. Magari si aspetta che gli italiani si dividano fra « libera uscita » di destra per riprendersi la vita e « iorestoacasa », mantra patriottico della sinistra solidale.
Le aperture selettive o per classi di età ci conducono nell’impervio mare dell’etica, fra domande ultime e risposte complicate, tanto più che la responsabilità della decisione politica è appesa al parere della scienza (non sempre univoco) e alle indicazioni dei tecnici (la task force diretta da Vittorio Colao).
Chi fa un freddo calcolo costi/benefici, un certo numero di decessi per corona virus sarebbe un prezzo sopportabile, essendo di poco superiore al ciclo demografico della mortalità. Si tratta di accettare che – come sta avvenendo in queste settimane – gli anziani e i più fragili perdano la vita in un numero maggiore. Ma un calcolo sulla base della selezione naturale non è lontano parente di un’eutanasia sociale? Nè è consolante sapere che la gran parte degli anziani deceduti per coronavirus presentava una o due altre patologie e quindi non andrebbe automaticamente sommata alle vittime dell’epidemia.

Tra casa e strada, morire un po’ prima o un po’ dopo

Sarebbe utile un sondaggio sull’ipotesi di restrizioni per fasce di età, in considerazione delle possibili conseguenze del contagio a seconda delle generazioni. Probabilmente si testerebbe una diversa percezione del rischio. Ma gli anziani, in attesa del vaccino, non avrebbero alternative: stare a casa per sperare di morire più tardi o provare a uscire rischiando di morire prima. Probabilmente si dividerebbero in parti uguali.
Nel regno animale, alcune specie allontanano dal branco i vecchi e li lasciano morire. Nelle migrazioni e nella vita della savana, i più deboli restano indietro e sono facile preda dei più giovani, dei più feroci, dei più affamati. Gli uomini, fin dall’antichità, in quasi tutte le tradizioni, hanno invece assegnato all’anziano un ruolo importante nella società.

«Le grandi cose non si ottengono con la forza o con la velocità del corpo, ma con la saggezza, l’autorità, il prestigio», scrive Cicerone nel De Senectute.
Forse stavano meglio al tempo di Cicerone.

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