E’ l’indice del crollo verticale dell’economia globale, sia finanziaria, sia industriale e commerciale. Secondo Forbes, le maggiori fortune del mondo erano 2321 il 6 marzo ed erano 2095 il 18 marzo. Oggi, se si considera la diffusione del virus negli Stati Uniti, saranno probabilmente ancora meno. Le perdite in termini di minor giro d’affari e di valori azionari sono calcolate, soltanto negli Stati Uniti, in circa 700 miliardi di dollari. La chiusura, sia pure temporanea, di imprese e la riduzione degli incassi hanno provocato ulteriori declassamenti.
La fortuna Jeff Bezos, il patron di Amazon, considerato l’uomo più ricco del mondo, è diminuita, secondo Forbes, da 117 a 109 miliardi, cioè una perdita di un miliardo al giorno, nonostante che proprio Amazon sia un comparto commerciale ancora molto attivo in questi giorni di clausura forzata. Il problema è che si ordina magari un libro in più o un po’ di biancheria di ricambio, ma molte famiglie ci pensano due volte prima di fare acquisti non indispensabili.
Al di là del fatto che molti lettori non saranno commossi dalla notizia che anche i ricchi hanno qualche problema, questi dati vanno attentamente valutati. Premesso che si tratta di perdite virtuali, nel senso che una ripresa dei mercati finanziari comporterà un recupero delle perdite, esattamente come per i piccoli e medi risparmiatori e investitori. I super ricchi, benché preoccupati, di sicuro non piangono. Ma la classifica di Forbes ci dice qualche cosa di più preoccupante. La dimensione delle perdite dà la misura dell’ampiezza della crisi che stiamo vivendo, giustamente paragonata alla grande depressione degli Anni Venti o al Dopoguerra. I dieci milioni di disoccupati registrati negli USA in poche settimane sono un numero dieci volte superiore alla crisi finanziaria del 2008.
Di sicuro, a Jeff Bezos, peraltro gravemente alleggerito anche dal suo recente divorzio, non mancheranno i soldi per le vacanze. Ma se queste sono le disgrazie delle grandi fortune, non è difficile immaginare – a cascata – le ripercussioni sulle prossime classifiche dei ricchi, del ceto medio e dei poveri. Gli analisi, non solo di Forbes, sono al lavoro. Prepariamo i fazzoletti per le lacrime.