Oltre il virus, e prossimo passaggi in due fasi. Primo, piccole aperture per le attività produttive, mentre il secondo interesserebbe una ‘rimodulazione’ delle misure per spostamenti e uscite, insomma, l’allentamento delle restrizioni attuali nella nostra vita quotidiana. Questo l’orientamento nel vertice tra governo e i tecnici in vista della scadenza in vista della scadenza delle misure di contenimento il 13 aprile. In ogni caso non sarebbero ancora stare ipotizzate date e la linea ribadita sarebbe quella della “gradualità e prudenza” nelle riaperture.
Dagli ospedali Covid al potenziamento della sanità territoriale in tutto il Paese, tra le misure della fase 2. Nella riunione, si sarebbe concordato di garantire alcuni punti fermi per quando inizieranno le riaperture, a partire dall’applicazione rigorosa di misure di distanziamento. Sui test sierologici e i tamponi serviranno linee chiare, osservano fonti governative, da parte del comitato tecnico scientifico (servono, non servono, e come eventualmente farli).
«Il virus non è sconfitto», bisognerà attendere almeno l’inizio di maggio perché possa cambiare qualcosa di significativo nella nostra quotidianità, avvertono dalla Protezione civile. «Attenti a illusioni ottiche, pericolosi miraggi, non siamo a pochi passi dall’uscita dell’emergenza, da un’ipotetica ora X che ci riporterà alla situazione di prima, nessun ‘liberi tutti’ per ritornare alle vecchie abitudini». La voglia e il bisogno di liberazione fa il resto.
«L’allentamento delle misure di distanziamento sociale, la riapertura degli uffici pubblici, quello sarà un terzo step», spiega uno dei partecipanti alla riunione governo e comitato tecnico dell’emergenza. «Per questo, parlare di fase 2 significa solo indicare piccoli sblocchi per imprese e fabbriche, ma non impatta sulla vita della maggior parte dei cittadini». Nuove regole governative ufficializzate probabilmente alla vigilia di Pasqua.
In Veneto sono 14mila le aziende che hanno chiesto di riaprire subito, in Piemonte oltre 10mila. Nel week-end, a Brescia e dintorni, le aziende avevano convocato direttamente gli operai per lunedì mattina, governo o non governo, scrive Andrea Colombo sul Manifesto. Dall’altra parte, però, tecnici e medici puntano i piedi, consigliano massima prudenza, frenano la ripartenza. Le forzature tentate all’estero segnalano clamorosi e drammatici fallimenti.
Il virus che uccide e il dopo virus con la paura dell’ignoto e nulla più come prima. L’Agenzia per il lavoro dell’Onu prevede 195 milioni di disoccupati nel mondo in conseguenza della crisi sanitaria, ma se non ci si limita ai posti di lavoro fissi, la mazzata potrebbe coinvolgere oltre un miliardo e 200 milioni di lavoratori. Italia, l’Istat valuta in un calo del 9,9% dei consumi se il blocco proseguisse fino a tutto giugno. Resterebbe al 4,1% se si riaprisse a fine aprile.