Camminando nelle stradine di San Quirico d’Orcia quello che incontri è un mondo delicato e fragile. Un mondo fatto di mura medievali, scalette e porte antiche; disegnato da finestre di pietra e fiori. Perché è così bello e unico? Perché questo borgo, pulito e nobile, è così magico?
Perché è vivo. Non è ancora una cartolina di finzioni, è il luogo dell’abitare di una comunità reale. Un paesaggio incantevole fatto di storia, tradizioni, incontri e persone. Un paesaggio umano di sorrisi e accoglienza, di vetrine semplici non chiassose, di una gentilezza che non si trova facilmente. Mai stucchevole, mai servile. Essenziale.
Non ci sono luci urlate, neon pessimi, musiche chiassose; non ci sono mega-negozi in franchising, identici in tutti i posti del mondo. Qui la vita è ancora fatta di luoghi dell’anima, di botteghe accoglienti e non banali, di verità e di lentezza.
Oggi però è il deserto. Triste presagio di un futuro che non vogliamo vivere. Percorrendo il borgo antico si sente solamente il suono dei passi. Ogni tanto un paesano col cane. Un saluto e via. Tutto chiuso. Luci spente e porte serrate. Nessun sorriso, nessuna bellezza accessoria nel dono dell’incontro. Un paese in bilico. Una alla volta le persone entrano nel forno. Una alla volta nel negozietto di generi alimentari. Tutto intorno vetrine con sopra cartelli di sospensione di attività.
Un silenzio spiazzante. Sostenuto da un vento freddo fuori stagione, ti entra dentro e ti lascia solo, indifeso, davanti al mistero dell’epoca. C’è bisogno di fede, di pazienza e amore. C’è il tempo delle braccia abbracciate e quello delle braccia lontane. Questo è il tempo delle braccia lontane.
Camminando in questi giorni si percepisce quello che rischiamo di perdere per sempre.
Si percepisce l’assenza del miracolo. Di quella bellezza che solo i paesaggi umani possono offrirti: il sorriso di Angela, la bionda dei pecorini, le sorelle che vendono i fiori, la cantina del vino sfuso, il negozio del tempo passato di Nicoletta, il vino e l’olio di Rossano, Sonia, la Bottega di Egisto, Sandra davanti alla birreria artigianale, la galleria di Dominique, l’alimentari di Stefania, Vanessa con i prodotti della sua azienda agricola.
E più avanti il forno di Franco ed Emanuela, dove la mattina incontri Anna Rita e Paolino il fotografo delle foto più belle della Val d’Orcia. Quindi Debora con le sue vetrine belle e gentili di abbigliamento, il bar, l’osteria, la parrucchiera, la trattoria, il negozietto per bimbi, e tutti gli altri fino alla piazza, e quelli verso il Comune, il barbiere, l’edicolante, il bar di quelli che giocano a carte; il mondo fuori dalle mura, la bottega di Roberta e Luigi, la fotografa, il ferramenta, il negozio di scarpe, il macellaio…
Impossibile ricordare tutti. Ma il concetto è semplice e chiaro. In ognuno di questi posti si può trovare l’anima del paese, di un paese sincero, rude e gentile. Senza movida (a che serve copiare le cose brutte dimenticabili?), con un senso dell’accoglienza che fa bene al cuore.
Quando tutto passerà, occorrerà ricordarci del deserto e di tutto quello che manca in questa primavera. Non si tratta di negozi, ma di persone che animano la vita di una comunità vera. Di esseri umani con i quali si scambiano due chiacchiere. Con i quali non si perde tempo, ma si guadagna tempo della vita. Nomi e sorrisi. Indicazioni ai viandanti della Francigena, accoglienza, dolcezza (anche quando non sembra).
Quando ce ne ricorderemo dovremo batterci perché questa bellezza e questi paesaggi umani non finiscano nel tritatutto dell’epoca, nella fredda modernità del franchising, della grande distribuzione organizzata, dell’industria del conformismo culturale e sociale che ammazza ogni differenza e quindi potrebbe distruggere la magnifica differenza di questo paese nel cuore della Val d’Orcia, patrimonio dell’umanità per il rapporto fertile tra il lavoro dell’uomo e la natura.
E torneremo a celebrare il dono dell’incontro. Non dimenticando la lezione dell’epoca e riprendendoci fino in fondo il tempo delle braccia abbracciate.
PS
In questo borgo ci sono anche le vetrine disegnate di Vald’O, la Vineria letteraria nel dono dell’incontro. Oltre le vetrate c’è Valentina e, quando il tempo della scrittura lo consente, l’autore di questo testo.
Questo testo è apparso in forma ridotta sul Corriere della Sera, edizione toscana, del 27 marzo 2020.