Jugo-tormenti: Bosnia, rischio secessione serba, Slovenia filo Orban

Arrivederci Bosnia, Rs-exit: se i serbi se ne vanno

La follia ‘costituzionale’ Bosnia, armistizio al macello 1993-95, inventata come pace -la finta pace di Dayton- che ora, 25 anni vi vita grama dopo, scricchiola sotto le spinte degli stessi nazionalismi disgreganti di ieri.

«Non è la prima volta che Milorad Dodik minaccia la secessione della Republika Srpska, ma questa volta però il leader nazionalista serbo-bosniaco in crisi di consensi in casa, sembra non volersi arrestare davanti alla linea rossa. Una linea rossa chiamata Dayton, gli accordi di pace che hanno posto fine alla guerra in Bosnia nel 1995». Una allarmata Alessandra Briganti sul Manifesto, a doverci ricordare ogni volta l’impossibile di uno Stato che vorremmo unitario, ma con due ‘Entità’ autonome (la RS, la Serpska Rapublika e Federazione Bosgnacca-Croata), una presidenza a due e a rotazione e tre parlamentini nei ‘popoli costituenti’ che sono tutti slavi, ma cugini litigiosi per scismi cristiani e conversioni all’islam di un sacco di secoli addietro.

Milorad Dodik

Di chi è la terra?

La crisi politico-istituzionale aperta da Dodik è scoppiata due settimane su una sentenza della Corte costituzionale (anche quella formata a proporzioni etniche con arbitri esterni). Questione, la proprietà dei terreni agricoli abbandonati, e in Bosnia tra vittime di guerra ed emigrazione costretta e archivi distrutti, ce ne sono a bizzeffe. Proprietà incamerate dallo Stato, ma quale?, «Il nostro Stato, la Rs», dicono i serbi di Banja Luka. «Lo Stato Nazionale», ribattono Corte costituzionale e Sarajevo, con possibile malizia a mettere le mani su territori in casa serba.

Per la terra si fa la guerra

«Tanto è bastato a Dodik per scatenare il putiferio. La Rs ha deciso di ritirare i propri rappresentanti dalle istituzioni statali finché non verrà riformata la Corte costituzionale». Tra i rappresentanti della Rs nelle istituzioni centrali, anche il premier del governo di Sarajevo Zoran Tegeltija, eletto nell’ottobre del 2018.

Corte costituzionale Puzzle

Dodik, con la sua protesta ci fa scoprire che in quellò Corte costituzionale ci sono ‘giudizi internazionali’. Costituzione sotto tutela? «Gli altri sei provengono dalle comunità costituenti, due serbo-bosniaci, due croato-bosniaci e due bosgnacchi. L’espediente, contenuto negli accordi di pace di Dayton, era necessario per garantire il corretto funzionamento della Corte costituzionale». Questo 25 anni fa. Secondo Dodik i giudici internazionali lavorerebbero alla «distruzione della Rs». «Un’accusa priva di fondamento, ma in linea con la politica del leader serbo-bosniaco volta a imbrigliare il Paese in un perenne stallo politico», la valutazione di Alessandra Briganti.

O nuova Corte o referendum

Ora, o riforma della Corte costituzionale e la rimozione dei giudici internazionali entro due mesi o la Rs indirà un referendum per la secessione dalla Bosnia-Erzegovina. Per la riforma della Corte costituzionale  hanno votato anche i parlamentari della formazione croato-bosniaca del partito al governo in Croazia. Problema reale quindi, ma la comunità internale si arrabbia. Gli Stati Uniti almeno, che il pasticcio Dayton hanno ospitato in casa. «L’ambasciatore americano in Bosnia Eric Nelson e dell’inviato speciale nei Balcani Matthew Palmer hanno minacciato l’imposizione di sanzioni contro chiunque metta a rischio la sovranità e l’integrità della Bosnia».

Tensione etnica reale o solo Dodik?

Celodurismo internazionale fuori luogo, con 25 anni di incapacità a riformare l’accordo di Daytoin, assieme a piccoli nazionalisti a salvarsi carriere personali. L’ex ministro della sicurezza Dragan Mektic, all’opposizione in casa serba lo dice chiaro: «Per salvare la propria pelle (politica), Dodik non esiterà a prendere misure più estreme e trascinare il popolo serbo in un conflitto». Nazionalismi a stupidità elettorale ma sempre non da una sola parte.
«Se quello di Dodik è un azzardo elettorale in vista delle amministrative in programma in autunno o un tentativo reale di dichiarare l’indipendenza della Rs, lo dirà il tempo. La certezza per ora è che l’atmosfera si sta surriscaldando: la settimana scorsa a Srebrenica una donna musulmana è stata aggredita da un gruppo di nazionalisti serbi che hanno tentato di strapparle il velo». Pessimo presagio

Slovenia, torna il nazional-populista filo Orbán

Crisi e svolta. Il leader populista, già condannato per corruzione, sarà anche presidente di turno della Ue. La crisi di governo l 27 gennaio con le dimissioni del premier sloveno Marjan Sarec prende una piega inaspettata. Niente elezioni anticipate e la riesumazione dell’ex corrotto poi assolto. Il presidente della Repubblica ha conferito il mandato di formare un nuovo governo a Janez Jansa, leader controverso della destra populista slovena. Nel 2013, Jansa fu processato e condannato a due anni di reclusione per corruzione nello scandalo Patria, tangenti dalla società finlandese Patria per l’acquisto di 135 blindati per 278 milioni di euro. Il leader populista è noto per le sue esternazioni contro i migranti e per la sua vicinanza al premier ungherese Viktor Orban.

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