Bloomberg in apnea, Warren mattatrice. La severa pagella di Giuseppe Sarcina sul Corriere della Sera: «Il protagonista più atteso viene subito travolto dagli avversari. Annaspa, va in apnea. Si riprende un po’ nella seconda parte, quando prova a spaventare i democratici: se andate avanti così, avremo altri quattro anni di Trump. Ma il palco di Las Vegas non è uno spot. Male la prima. Voto 5».
Ammettendo che a qualcuno interessi, il bilancio del dibattito più combattivo finora nelle primarie dem: quello di Las Vegas, a ridosso del caucus in Nevada: 1 Michael Bloomberg: 5 – 2 Bernie Sanders: voto 6 – 3 Pete Buttigieg: voto 6 – 4Elizabeth Warren: voto 7 – 5 Amy Klobuchar: voto 6 – 6 Joe Biden: voto 6.
«Primarie 2020, tutti contro Bloomberg (al suo esordio). E lui: ‘Solo io posso battere Trump’», versione Corsera. Repubblica di ferma ai sondaggi, «Bloomberg piomba sulle primarie dem e vola nei sondaggi». Dopo di che, scopriamo sulla scia di Trump che i miliardi non fanno qualità, e che dei sondaggi meglio non fidarsi troppo.

«I primi venti minuti sono stati da incubo per Michael Bloomberg. Praticamente tutti e gli altri cinque candidati democratici si sono avventati contro di lui appena iniziato il dibattito televisivo a Las Vegas, nella serata di mercoledì 19 febbraio». L’attacco più insidioso da Elizabeth Warren. Le accuse di molestie o di discriminazione nei confronti di donne nel gruppo editoriale fondato da Bloomberg. «Alcune di loro sono state messe a tacere con degli accordi stragiudiziali. Perché non rende tutto pubblico?» ha chiesto la senatrice del Massachussetts. Bloomberg si è arroccato –scrive Salcina- prendendosi anche qualche fischio: «Sono intese sottoscritte volontariamente e resteranno riservate».
Tutti contro lo straripante miliardario a colpi di spot. E al via dei moderatori della tv si è scatenato l’inferno. Sanders gli ha subito rinfacciato la pratica dello ‘stop and frisk’, «ferma e fruga (perquisisci)» adottata da Bloomberg per cercare di arginare la criminalità quando era il primo cittadino di New York. Un metodo che si risolse nell’accanimento contro i giovani afro americani (voto decisivo il loro). Biden e Warren: perché il miliardario non ha ancora rilasciato la dichiarazione dei redditi? «Lo farò nelle prossime settimane». Bloomberg in apnea quando finalmente rilancia su Trump. «Qui abbiamo due problemi. Primo: come battere Donald Trump. Secondo: fare le cose di cui hanno bisogno gli americani».
«La grande paura che domina il campo democratico: chi può battere The Donald»? Sanders ha evocato il «99% della popolazione contro l’1% dei milionari e miliardari». Bloomberg, «Se Sanders sarà il candidato dei democratici, andremo incontro a una sicura sconfitta contro Trump. E non possiamo permettercelo. Io lo posso battere». Ma nessuno sul palco e forse nel Paese ne è convinto.
Altra lettura del possibile su Repubblica. Bloomberg, il miliardario, nono uomo più ricco del pianeta con una fortuna di oltre 50 miliardi di dollari,« dopo aver per settimane inondato le Tv Usa con i suoi spot, per i quali ha già investito oltre 400 milioni di dollari personali, visto che ha rinunciato ad accettare donazioni per la sua campagna».
Bloomberg, neo democratico, ha annunciato che se diventasse presidente venderà la sua società di finanza, dati e media per evitare il conflitto di interesse. Ha anche annunciato misure a sostegno dei giovani neri e latino-americani e un piano per imporre regole più severe a Wall Street in un apparente tentativo di prendere la distanza da quella alta finanza che lui stesso rappresenta. Nei suoi spot tv Bloomberg si rifà spesso all’eredità di Barack Obama, molto più di quanto non facciano gli altri candidati.
Nell’ultimo sondaggio Npr/Pbs NewsHour/Marist pubblicato ieri, a livello nazionale tra i candidati democratici è in testa Sanders con il 31 per cento dei consensi, 9 punti in più rispetto a dicembre, seguito proprio da Bloomberg, balzato in due mesi dal 4 al 19%. Solo al terzo posto l’ex vicepresidente Joe Biden, che ha perso 9 punti, passando dal 24% di dicembre al 15. In discesa anche la senatrice Elizabeth Warren, con il 12%, cinque punti in meno rispetto a due mesi fa. Chiudono la classifica Amy Klobuchar, 9%, e Pete Buttigieg, con l’8%, la sorpresa delle prime tornate in Iowa e New Hampshire.
Il Dipartimento di Stato Usa tratterà i media di Stato cinesi come “missioni straniere”, accusando Pechino di promuovere la propaganda. Quella contro Trump, ovviamente. Sotto tiro cinque media, tra cui l’agenzia di notizie Xinhua e l’emittente China Global Television Network, che ora avranno bisogno dell’approvazione del Dipartimento di Stato americano per acquistare proprietà negli Stati Uniti. Botta e risposta, Pechino ha revocato l’accredito stampa a tre giornalisti del Wall Street Journal nella capitale cinese.

Non è la più nota e potente Cia, ma la National intelligence che coordina (ma non comanda) tutte le 17 agenzie di spionaggio americane. E Donald Trump ne cambia il capo con annuncio su Twitter: l’ex ambasciatore Usa in Germania Richard Grenell. Nel giugno 2018 Granell, in un’intervista al sito di estrema destra Breitbart (quello di Steve Bannon), si era lasciato andare a un’entusiastica esaltazione della destra populista che sta prendendo piede in Europa. L’ambasciatore aveva dichiarato di sentirsi eccitato «dall’ondata di politica conservatrice emersa nel vecchio continente dopo il presunto fallimento delle politiche di sinistra», promettendo di “sostenere” il populismo dilagante.