Nell’Egitto del Faraone Al Sisi l’Italia col piede in due scarpe

L’imbarazzante Zaki e la verità su Regeni

Patrick Zaki denuncia torture e abusi ma resta in cella. Il giudice del tribunale di Mansoura riceve una telefonata e blocca la scarcerazione. I media di regime: «ingerenza» la campagna internazionale di solidarietà. La famiglia Regeni: «Il governo ritiri l’ambasciatore».

La ‘Real Politik’ letta da Alberto Negri

«Perché non possiamo rinunciare a fare affari con il Faraone? Mai dimenticare come è iniziata la storia: con il golpe militare del 3 luglio 2013 del generale Al Sisi, centinaia di morti, migliaia di incarcerati, il governo dei Fratelli Musulmani fuorilegge, i capi arrestati, torturati e condannati con processi farsa. E poi i miliardi delle monarchie del Golfo al generale-presidente per eliminare la Fratellanza, non solo in Egitto ma anche in Libia con il sostegno del Cairo al generale Haftar. Al centro ci sono i rivolgimenti di alleanze del Medio Oriente».

La verità che fa male, come da canzonetta

Gli interessi nel campo del gas e delle armi. «Ecco perché per inchiodare alle loro responsabilità i colpevoli dell’uccisione di Giulio Regeni e ora dell’arresto del giovane studente egiziano Patrick George Zaki – per il quale Amnesty International chiede proprio adesso una mobilitazione civile ancora più forte – non si risolvono con la diplomazia e la legge». Probabilmente è solo grazie alla mobilitazione internazionale che Zaki, anche se resta in galera, è ancora vivo. Perché quest6o è l’Egitto di prima a dopo Regeni. E allora che deve fare Palazzo Chigi?

Governo e interessi nazionali

«I rapporti tra Italia ed Egitto devono essere disgiunti dal “caso Regeni” e dalla sua famiglia e ora anche da quello di Zaki». Farnesina ufficiosa. «E così sembra una chimera poter ottenere la verità per il barbarico assassinio di Regeni da parte della polizia egiziana e la liberazione di un giovane studente egiziano che nulla ha fatto se non manifestare il suo libero pensiero, come i tanti giovani oppositori finiti in carcere o fatti sparire». Forse, il cinismo della ‘realpolitik’ andava spiegato prima delle due fallimentari e ora pietose missioni in Egitto del premier Conte e del ministro degli Esteri Di Maio.

Dichiarazioni biforcute

Severo Negri: «versione livida e rinunciataria del nostro governo, con dichiarazioni biforcute da ‘langue de bois’, la lingua di legno». «In realtà sono due anni che la nostra procura non vede arrivare dal Cairo carte significative sul caso Regeni: inutile girarci intorno gli egiziani non collaborano, anzi ritengono irritante e fuori luogo l’insistenza degli italiani per avere giustizia. Al punto che il raìs Al Sisi con l’arresto di Zaki ha mandato un altro messaggio: a casa mia faccio quello che mi pare», ribadisce Amberto Negri sul Manifesto.

Umanitarismo zero, in politica?

L’Egitto compratore d’armamenti italiani  in contanti, è anche irritato per il nostro appoggio a Tripoli e con Di Maio che non ha firmato al Cairo un comunicato anti turco  sulla Libia. «Quella tra Ankara e il Cairo è una delle grandi sfide del Mediterraneo e l’Italia c’è dentro in pieno. Da una parte fornisce con il giacimento Eni di Zhor l’autosufficienza di gas per i prossimi 50 anni all’Egitto ed è impegnata nel gasdotto East-Med con Egitto, Israele, Cipro e Grecia. Il ‘grande gioco’ del bacino gasiero del Levante, l’alternativa ai rifornimenti russi, incrinando anche il ruolo della Turchia come “hub” energetico».

Troppe scarpe attorno ai piedi italiani

Scntro Al Sisi Erdogan, ora anche in Libia dove l’Egitto appoggia Haftar e la Turchia  Sarraj e i Fratelli Musulmani. E noi, oltre Di Maio? Noi manifestiamo in piazza per Regeni e Zaki (quest’ultimo lo salviamo), e prepariamo il contratto da 9 miliardi  di dollari in armamenti ossigeno per la nostra produzione industriale e precipizio. L’Egitto –ribadisce Negri- è mercato ambito dai maggiori produttori di armamenti e Al Sisi ha i soldi delle monarchie del Golfo e una relazione privilegiata con Israele. Il tutto alimentato dal gas del giacimento offshore di Zhor-Eni.  

«Con tutto questo ben di dio pensavate che il governo Conte 2 ritirasse l’ambasciatore, come ha chiesto anche ieri la famiglia Regeni? No, a quanto pare cerca di tenere il piede in due scarpe»

AVEVAMO DETTO

Condividi:
Altri Articoli