Iraq, l’uccisione Usa di Soleimani apre le porte a Hezbollah

Soleimani, conti Usa sbagliati?

A quasi due mesi dalla morte del generale iraniano Qasem Soleimani, un primo quadro delle conseguenze della sua uccisione da ‘InsideOver’, un importante sito d’informazione dedicato agli esteri con oltre 300 tra giornalisti, fotografi, reporter e videomaker che raccontano il mondo. Remocontro, sito nano al confronto, quando serve insegue, qualche rara volta aggiunge o sottolinea e rilancia. Oggi le prime conseguenze della uccisione americana del generale iraniano Soleimani, da una analisi di Laura Cianciarelli.

Due mesi dopo

«In Iraq, il raid statunitense avrebbe spianato la strada all’intervento di Hezbollah». Eliminato assieme all’iraniano Soleimani il generale Abu Mahdi Al Muhandis, vice capo delle Forze di Mobilitazione Popolare, le milizie sciite irachene, l’incarico di guidare le forze paramilitari è stato affidato allo ‘sceicco’ Mohammad Al Kawtharani.

Sceicco Mohammad Al Kawtharani

Sceicco Al Kawtharani

«Già rappresentante di Hezbollah in Iraq e braccio destro di Soleimani, lo ‘sceicco’ viene descritto come una figura molto vicina al popolo iracheno». Sciita iranian-iracheno. «Nato a Najaf, ha vissuto in Iraq per decenni e parla il dialetto iracheno – scrive Laura Cianciarelli -, ha molti contatti con tutti i gruppi sciiti e Soleimani si fidava di lui; chiedeva spesso il suo aiuto nelle questioni riguardanti Baghdad». E Al Kawtharani avrebbe assunto la guida delle milizie sciite irachene subito dopo la morte di Soleimani, notizie sempre difficili dall’Iran, in attesa che i vertici di Teheran decidano sul nuovo leader della Forza Quds, le forze speciali iraniane responsabili delle operazioni all’estero.

Per un governo filo iraniano

Il progetto di un piano politico comune a tutti i gruppi sciiti iracheni per contenere le proteste popolari contro l’establishment politico locale e arrivarealla formazione di un esecutivo approvato dalla fazione sciita, piaccia o non piaccia a ‘Piazza Tahrir’. Primo risultato, e non di poco conto, la nomina di Mohammed Tawfiq Allawi a primo ministro, con favore dell’Iran e lo scontento della piazza.  

Il ruolo di Hezbollah in Iraq

  • «La “questione irachena” è di primaria importanza per Hezbollah, al punto che l’incarico di Al Kawtharani verrebbe costantemente monitorato dal leader dell’organizzazione libanese, Hassan Nasrallah», scrive InsideOver.
  • L’obiettivo di Nasrallah – condiviso/progettato da Teheran –  l’espulsione definitiva di tutte le forze statunitensi dall’Iraq e, più in generale, dal Medio Oriente.
  • «In questo progetto, un ruolo di primo piano viene svolto dalle milizie sciite irachene, strumento fondamentale per accrescere l’influenza di Hezbollah e dell’Iran». Per anni, infatti, Hezbollah ha aiutato Soleimani ad addestrare i gruppi sciiti paramilitari sia in Iraq che in Siria.
  • «Tra il 2014 e il 2018 almeno 500 militari specializzati sarebbero stati mandati in Iraq per formare le Forze di Mobilitazione Popolare nella guerra contro lo Stato islamico».

Un nuovo protagonista regionale

«Negli ultimi anni, Hezbollah è riuscito a migliorare le sue capacità operative, trasformandosi da un’organizzazione nazionale a un vero e proprio attore regionale».

A contribuire alla sua evoluzione è stata, in particolare, la guerra civile siriana, nella quale Hezbollah si è dimostrato uno dei fattori chiave che hanno condotto alla vittoria il presidente Bashar Al Assad. «Dal conflitto siriano l’organizzazione libanese ha ottenuto numerosi vantaggi, in particolare, una maggiore esperienza sul campo e un miglioramento tecnico del personale e degli apparati militari. Infine, proprio la partecipazione alla guerra in Siria avrebbe garantito a Hezbollah una presenza sia in Iraq che in Yemen, e gli strumenti per renderla permanente».

Per gli Stati Uniti e per gli alleati occidentali in Iraq (italiani compresi), non era forse meglio avere ancora a che fare col conosciuto generale-politico Qasem Soleimani?

Tags: Hezbollah Iraq
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