• 26 Febbraio 2020

L’ombra dello spionaggio su Harvard e Yale, soldi cinesi a comprarsi teste e segreti

‘Ivy League’, accademie in vendita?

‘Ivy League’, due tra le più prestigiose università degli Stati Uniti da cui sono usciti decine di premi Nobel, presidenti Usa, letterati famosi, manager di successo.

Sospetti Fbi e sospetti su chi sospetta

Adesso Harvard e Yale sono finite sotto i riflettori per un’accusa piuttosto grave:  secondo le indagini dell’Fbi avrebbero tenuto nascosti centinaia di milioni di dollari per donazioni ricevute dall’estero, con la Cina primo paese della lista nera.  Violazioni da parte delle università delle leggi che prevedono la trasparenza per donazioni ed altri finanziamenti dall’estero. Di fatto sospetti di spionaggio scientifico, dare avere in cambio si soldi. Sospetti legittimi o altra puntata dello scontro governativo lanciato dalla presidenza Trump contro la Cina? Le agenzie investigative americane hanno più volte infatti sollevato l’allarme riguardo a campagne di spionaggio condotte da Pechino nelle università americane.

Cina comunista o ‘neo maccartismo’?

L’attenzione è particolare nei confronti della Cina, con le agenzie investigative e spionistiche  americane hanno più volte lanciato  l’allarme su presunte campagne di spionaggio scientifico condotte da Pechino nelle università americane. Il mese scorso l’Fbi ha arrestato il capo del laboratorio di chimica di Harvard, con l’accusa di aver mentito sulla sua collaborazione con un’università cinese. Con lui erano finiti in manette anche due ricercatori cinesi che lavoravano alla Boston University e in un grande ospedale della stessa città del Massachusetts. Inchieste simili in corso su altre importanti università: Georgetown, Texas A&M, Cornell e Rutgers, il Mit e l’università del Maryland. Le autorità federali avrebbero scoperto donazioni ed altro per un totale di 6,6 miliardi di dollari da Paesi come Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e soprattutto Cina.

Huawei accusata di furto di segreti commerciali

Accuse distinte ma attenzioni probabilmente collegate. Huawei, il colosso cinese delle telecomunicazioni, è stata accusata dal procuratore federale di Brooklyn, a New York, del reato di “criminalità organizzata”, per aver rubato segreti commerciali agli Usa. Lo riporta il Wall Street Journal. Il dipartimento di Giustizia americano avrebbe presentato 16 nuovi capi d’accusa contro il colosso tecnologico cinese. Stando al procuratore federale di Brooklyn, Richard Donoghue, Huawei e le sue sussidiarie hanno rubato proprietà intellettuale ad alcune aziende americane.

Un monito per gli alleati, a partire da Londra, che vogliono andare avanti con l’azienda cinese sul fronte dello sviluppo delle reti di nuova generazione 5G.

Huawei entra alla London School of Economics

Huawei sta concludendo un accordo per finanziare con 105mila sterline un progetto triennale per studiare la leadership del gruppo cinese nello sviluppo della tecnologia 5G, nonostante le preoccupazioni di una parte dell’università londinese sui collegamenti finanziari con la Cina. Secondo alcuni documenti in possesso del sito web britannico OpenDemocracy e ai quali il Financial Times ha avuto accesso, il comitato etico della London School of Economics ha approvato il progetto già a settembre, in netto contrasto con l’approccio adottato dall’Università di Oxford, che l’anno scorso ha deciso di non accettare più i finanziamenti e le donazioni filantropiche di Huawei. La protesta di alcuni docenti e ricercatori ha in seguito costretto la London School of Economics a rifiutare una donazione milionaria da parte di investitori molto vicini a Pechino.

Remocontro

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