• 26 Febbraio 2020

Turchia e Siria ormai sull’orlo della guerra

Medio Oriente macro area di crisi

Le alchimie della diplomazia in Medio Oriente, dove le alleanze si fanno e si disfano tutti i giorni in modo quasi impalpabile, sono tornate a dimostrare quanto questa tormentata regione sia ormai diventata una “macro-area” di crisi. Ormai la Turchia e il governo siriano di Assad stanno andando allo scontro frontale nella provincia di Idlib. Ricordiamo che quest’area ha sollevato l’interesse di Ankara perché ritenuta strategicamente importante per il controllo del Kurdistan siriano. I curdi sono i mortali nemici dei turchi e il Presidente Erdogan ha deciso di giocare una mossa azzardata: superare con le sue truppe la linea di confine e crearsi una zona- cuscinetto per evitare infiltrazioni terroristiche della minoranza, che da oltre un secolo combatte contro la Sublime Porta.

Su Idlib chi ‘gioca’ più sporco

Dall’altro lato Assad (e i russi) proprio non ci sentono e si sono messi di traverso. I governativi di Damasco sono ormai avanzati fino alla periferia di Idlib e pare abbiano già ingaggiato combattimenti contro l’esercito turco, confrontandosi con nove delle sue dodici roccaforti, velocemente realizzate intorno alla città. Il rischio di una conflagrazione generalizzata è altissimo. Putin sta cercando disperatamente di far ragionare Erdogan, offrendo soluzioni diplomatiche, ma contemporaneamente fiancheggia Assad e il suo esercito che potrebbero entrare presto in rotta di collisione con le agguerrite forze di Ankara. E mentre la situazione nel nord della Siria si complica sempre di più, dall’altro lato dello scacchiere mediorientale arrivano clamorose notizie.

Condanne a morte dopo Bin Laden

Un episodio eclatante, per il personaggio coinvolto e il luogo dove si sono svolti i fatti, ha riportato fragorosamente in primo piano lo scontro titanico tra sciiti e sunniti all’interno dell’Islam. Un improvviso blitz condotto dagli americani (con l’assistenza di qualche indispensabile “soffiata”), ha portato all’eliminazione del capo di al Qaida nello Yemen, Qassim Al Raymi. L’alto esponente dell’organizzazione fondamentalista islamica, secondo gli esperti, era addirittura il vice di Ayman al-Zawairi, il medico egiziano che ha preso il posto di Osama bin-Laden dopo la sua morte. L’importanza dell’attacco Usa sta proprio nel fatto che ormai le “centrali” di comando di al Qaida si sono spostate dall’Asia Centrale al Medio Oriente e, precisamente, nella penisola araba.

Yemen, scannatoi sunniti sciiti

Per interpretare correttamente le dinamiche dei complicatissimi scenari di guerra, va ricordato che lo Yemen è ormai diventato un campo di battaglia, dove, dopo le cosiddette “Primavere arabe”, si gioca una partita mortale tra il mondo sciita e quello sunnita. In quest’angolo strategicamente importante della Penisola, infatti, si fronteggiano il governo “legittimo” sostenuto dai sauditi e la maggioranza della popolazione, di etnia Houthis e di religione sciita, che si è ribellata, sostenuta dall’Iran. Lo Yemen è da sempre un santuario del terrorismo sunnita e questo porta ad alcune logiche riflessioni: è una spina nel fianco dell’Occidente, ma è anche un doloroso  bubbone aperto per il governo di Riad.

Al Qaeda sempre costola saudita

Arabia saudita che si ritrova a due passi da casa un focolaio di ribellione sciita proprio nelle immediate vicinane del Golfo di Aden e dello Stretto di Bab- el -Mandeb , la porta di accesso al Mar Rosso e al Canale  di Suez. Tra le altre cose, proprio dai ribelli sciiti dello Yemen, partono quasi ad orologeria gli attacchi contro gli oleodotti sauditi, che dai campi petroliferi del Golfo  Persico portano il greggio fino al Mar Rosso, attraversando praticamente tutta la Penisola Araba. Insomma, americani e Arabia Saudita sono alleati, ma questa volta pare proprio che il sunnita capo di al Qaida se lo siano venduti i ribelli Houthis con l’assistenza degli Ayatollah. E che gli Stati Uniti se lo siano comprati ben volentieri. Ricordando altresì che in quelle lontane contrade non si muove foglia che il Mossad non voglia.

Un po’ di Mossad ed il pasticcio è completo

Quindi metteteci nel mazzo anche i servizi segreti israeliani e  il “puzzle” è completo . Praticamente, gli acerrimi nemici di ieri, Washington e Teheran potrebbero essersi temporaneamente alleate per fare le scarpe agli sceicchi sauditi. Che da lunga pezza finanziano al-Qaida e tutto il terrorismo Jihadista, pur essendo formalmente “amici” dell’ Occidente . Tanto per completare l’opera, va ricordato che lo stesso Bin Laden era addirittura imparentato con la famiglia reale saudita. Il leggendario capo di al Qaida , in un primo momento ,  aveva collaborato con  gli americani in Afghanistan, cambiando poi repentinamente posizione : non aveva mai accettato , infatti, che truppe Usa si installassero in Arabia Saudita, calpestando da “infedeli” il sacro suolo della patria che fu di Maometto. Ecco spiegate le origini strettamente sunnite di al- Qaida.     

Piero Orteca

Piero Orteca

Piero Orteca, giornalista, analista e studioso di politica estera, già visiting researcher dell’Università di Varsavia, borsista al St. Antony’s College di Oxford, ricercatore all’università di Maribor, Slovenia. Notista della Gazzetta del Sud responsabile di Osservatorio Internazionale

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