• 26 Febbraio 2020

Democratici Usa, Iowa e Sanders, paura di troppa sinistra

Il capo del partito democratico americano ha chiesto una riconteggio dei voti delle primarie in Iowa. “Quanto è troppo è troppo”, ha twittato Tom Perez. Chiedo al Partito dell’Iowa di avviare immediatamente un riconteggio”.

Strana democrazia Usa, Trump ma anche Dem

‘Fermare Bernie Sanders’, sembra essere l’imperativo politico in casa democratica. Era già accaduto con Hillary Clinton, Sanders troppo a sinistra per vincere, e hanno perso in due. Partita dura in casa democratica, come da cultura americana, fare a botte per poi abbracciarsi. Ma questa volta è partita sporca. Dal “truccare un po’” i risultati del voto in Iowa, «Internamente contraddittori», come li definisce il New York Times, alla valanga di denaro in spot televisivi per aprire la strada a Bloomberg (sfida tra miliardari). Oppure –come scrive Fabrizio Tonello sul Manifesto- «proclamare la vittoria di un candidato che non ha vinto (Buttigieg)».

Polverone a nascondere

Un polverone sufficiente per oscurare l’unico avvenimento certo: Sanders ha avuto più voti di tutti gli altri candidati nell’unico stato dove si è votato, il freddissimo Iowa. Per la precisione, nel voto popolare, Sanders ha ottenuto 44.753 consensi, contro i 42.235 di Buttigieg.

Paura cattiva di cosa?

I media americani inseguiti da quelli di mezzo mondo, italiani compresi, «si sono lanciati in ricostruzioni fantasiose dei risultati dei caucus dell’Iowa». Pasticcio tecnico in casa dem, prontamente usato in casa repubblicana. Ed il pareggio certo dei delegati, quelli che andranno a votare per chi sarà il vero candidato democratico contro Trump, per molta stampa diventa ‘la vittoria del centrista Pete Buttigieg. La Cnn è arrivata a trasmettere che Sanders «aveva perso contro il sindaco di un piccolo paese» (Buttigieg è un ex sindaco di South Bend, nell’Indiana), quando i voti scrutinati erano al 70 per cento.

Contro Sanders o contro cosa?

«In realtà, la ‘vittoria’ di Buttigieg è stata costruita dagli opinionisti per elaborare il lutto della pratica scomparsa di Joe Biden, il candidato preferito dall’establishment, che in Iowa a stento ha raccolto il 15% dei voti».

«Buttigieg, 38 anni, reduce di guerra, una versione americana (cioè più simpatica) di Renzi o di Macron, sembra destinato a interpretare la parte della “grande speranza bianca”, come i pugili degli anni ’50 e ’60 che avrebbero dovuto sconfiggere gli imbattibili pesi massimi afroamericani. Che abbia conquistato lo stesso numero di delegati di Sanders, infatti, poco conta in un ciclo di primarie che deve durare fino a giugno, con altri 49 stati e vari territori che devono votare prima della convenzione di Milwaukee».

Buttingieg solo per scena, e dopo?

Buttigieg solo di passaggio, ma- l’establishment democratico ha altre carte di riserva, avverte Tonello. Da una ‘resurrezione’ di Biden, col voto in parecchi stati del sud il 3 marzo, ai miliardi in spot televisivi di Michael Bloomberg, l’ex sindaco repubblicano di New York, ora passato ai democratici, «Infine, se nulla di tutto ciò sarà riuscito a fermare Sanders, c’è sempre la possibilità di cambiare le regole del gioco e fare appello ai notabili del partito (sindaci, governatori e deputati) che potrebbero essere ammessi a votare al primo ballottaggio della convenzione, nella speranza di imporre un candidato centrista».

Lettura ‘sinistra’ della politica interna Usa

Ipotesi Tonello, l’establishment del partito (Clinton e dintorni) preferirebbe un bis di Trump a un presidente non ‘filtrato’ da loro. «Nonostante l’ostilità compatta dei media, Sanders ha raccolto 25 milioni di dollari di donazioni nel solo mese di gennaio, una media di 18 dollari ciascuna, e palesemente si tratta di contributi dalle banche di Wall Street. Negli ipotetici confronti con Trump, Bernie è sempre il candidato democratico che otterrebbe il miglior risultato, battendo il presidente in carica di circa 5 punti percentuali nel voto popolare».

New Hampshire per capirci meglio

Sanders è dato per favorito in New Hampshire, dove si vota martedì prossimo, e anche in parecchi stati del Sud. «Il rispettato statistico Nate Silver sostiene che se vince in South Carolina il 3 marzo (dove finora il favorito era Biden) Bernie Sanders ha la strada aperta verso la candidatura alla presidenza». Restano invece incerte ma comunque interessanti le prospettive di Elizabeth Warren, l’altro candidato dell’ala sinistra del partito, «che non sembra avere fin qui consolidato una base elettorale solida quanto quella del senatore del Vermont, l’unico che osi dichiararsi ‘socialista’ nel panorama politico americano. Cosa succederà in autunno, con un Trump imbaldanzito dall’unità del partito repubblicano dietro di lui è un altro discorso».

rem

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