• 26 Febbraio 2020

Soldi sovranisti russi solo a prestito, guai Le Pen e riflessi italiani

Soldi sovranisti e destri ma sempre a debito

«Finisce dai giudici come in tutti i matrimoni falliti, la presunta alleanza tra Marine Le Pen e Vladimir Putin», scrive Yurii Colombo da Mosca, ma lo fa sul Manifesto ed è quindi sospettabile di malizia. «Ieri la compagnia russa Aviazapchast ha intentato causa al tribunale arbitrale di Mosca contro il partito francese Rassemblement National di cui Le Pen è presidente, per il recupero di un prestito di 9,14 milioni di euro». Sullo stesso fronte ‘prestiti’, ne esistono anche di più onerosi da saldare fuori Francia, ma questo fa appunto parte delle cosiddette ‘malignità’ italiane, di cui dicevamo sopra.

L’allora scandalo a saldo ritardato

A suo tempo, 2014, la notizia di quei soldi russi aveva provocato scandalo. «I giornali e i partiti francesi accusarono la dirigente neofascista di essere al servizio del Cremlino, un’accusa alimentata non solo dalle sue ricorrenti prese di posizione filo-russe ma anche suggellata da un incontro avvenuto nel 2017 a Mosca proprio tra il presidente russo e la primula nera d’Oltralpe» (vedi foto di copertina). In quel periodo fui vera processione di leader della destra sovranista europea anti Ue a Mosca.

Una brutta tegola per Le Pen

Guai grossi per l’opposizione dell’ultra destra francese proprio mentre le presidenza Macron naviga in pessime acque. «I soldi del finanziamento pubblico ricevuti dal suo partito dovranno essere utilizzati per restituire 4,2 milioni di euro che il partito deve al suo ex presidente Jean-Marie Le Pen (il papà di Marine), mentre resta aperta la pendenza con lo Stato di 11,6 milioni di euro per le irregolarità nel finanziamento delle presidenziali del 2012». Sempre grossi problemi con i soldi per quella parte politica.

Putin inaffidabile a destra?

«La richiesta russa di restituzione è il segnale dell’allontanamento inequivocabile da parte della Russia non solo dalla destra francese ma da tutta l’area del sovranismo radicale europeo di cui la Lega di Salvini è la spina dorsale», sostiene Yurii Colombo, forse un po’ di parte, ma sempre molto bene informato sulle cose russe. E qui si naviga sulla politica alta e planetaria.
«L’emarginazione politica del blocco dei partiti ultra-sovranisti nel parlamento della Ue e l’avvicinamento di Macron alla Russia, hanno reso inevitabile il divorzio tra destra estrema e Cremlino». Con l’accorto Salvini ora tutto Trump e Netanyahu.

La destra sovranista e il Cremlino

«La vicenda francese è interessante per capire il canovaccio di come queste “relazioni particolari” si dipanino». Dettagli rivelatori: il prestito a Le Pen è stato emesso dalla First Czech-Russian Bank, fondata nel 1996. Per lungo tempo, il principale azionista della banca fu la Stroytransgaz, tra i maggiori appaltatori di Gazprom. Non il governo russo, ma molto vicino. Nel luglio 2016 però la Banca centrale della Federazione revoca la licenza per illegalità. E per la seria ‘il più sano c’ha la rogna’, nel frattempo il debito del partito neofascista, divenuto patata bollente, era passato di mano in mano, ceduto prima alla società Conti e quindi rivenduto, nel novembre 2016, alla Aviazapchast.

Washington Post rivela

Il Washington Post afferma che la Aviazapchast nacque come «braccio commerciale estero del ministero dell’aviazione sovietica», con 3 dei 4 suoi vertici attuali che hanno trascorso decenni nelle forze armate. La società gode dell’accesso di segreti rilasciato dal parte del Fsb (ex Kgb). Ma torniamo in Francia. Secondo Aymeric Chauprade, ex dirigente del Front National, i legami tra forze politiche straniere e Russia non sarebbero alimentati direttamente dal Cremlino ma «scorrono ai margini, con broker di potere che offrono supporto ai simpatizzanti del Cremlino all’estero, in modi da non coinvolgere Putin».

Favori ed imbarazzi nascosti

Il “prestito Le Pen” sarebbe un esempio di come funziona il ‘sostegno politico’ indiretto di Mosca, da tenere nascosto e non collegabile con i vertici dello Stato. Dopo che Putin definisce la “linea di politica estera”, elementi all’esterno del governo iniziano, per così dire, a eseguirla, sperando di ottenere entrature se tutto andrà a buon fine. «Forse qualcosa di simile, si può ipotizzare, è avvenuto anche nel caso del presunto finanziamento russo alla Lega, il cosiddetto “affaire Savoini-Hotel Metropol”, che portò a un passo dalla crisi il primo governo Conte questa estate».

rem

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