• 26 Febbraio 2020

Cile, partite per la democrazia, stadi antifascisti, Carabineros alla Cucchi

Santiago del Cile, la morte di Neko

Una tifoseria politicamente rovesciata rispetto alla maggioranza degli stadi italiani, ultras violenti e razzisti e peggio. A Santiago del Cile, i figli e i nipoti di chi ha subito galera e torture e ‘scomparse’ durante la feroce dittatura di Puiochet, hanno più memoria di tanti di nostri giovani. E il tifo organizzato intona negli stadi cori contro il presidente Piñera chiamandolo «assassino come Pinochet». E’ la reazione, primo segnale, all’ omicidio dell’attivista sociale e tifoso della squadra Colo-Colo, Jorge Mora, noto come Neko, investito martedì scorso a Santiago da un camion dei carabineros che, riferiscono i testimoni, ha addirittura accelerato in prossimità dei tifosi che uscivano dallo stadio.

Dallo stadio alle piazze

Durante le proteste che sono seguite all’uccisione di Neko, attacchi ai commissariati, incendi e saccheggi. «Bilancio di tre vittime: un trentenne morto nell’incendio di un supermercato; il 22enne Sergio Alexander Aburto Fuentes investito, pare incidentalmente, mentre partecipava a una barricata; e il 24enne Ariel Moreno, anche lui tifoso del Colo-Colo (nome di un guerriero mapuche che ha combattuto contro gli spagnoli), deceduto venerdì a causa delle ferite alla testa causate da un proiettile», ci spiega Claudia Fanti. «Il calcio non tornerà negli stadi finché non pagheranno gli assassini del popolo e chi li protegge», hanno garantito i tifosi.

Impunità arrogante

Purtroppo si impone il richiamo alla tragedia italiana Cucchi e alla iniziale omertà contro i violenti tra i carabineros. L’agente che ha investito Jorge Mora, Carlos Martínez Ocares, subito rilasciato, con il solo obbligo della firma settimanale. «A gettare ulteriore benzina sul fuoco c’è stato poi il brutale pestaggio ripreso da una videocamera di sorveglianza avvenuto mercoledì scorso ai danni di un diciottenne, Matías Soto Ramos, che protestava contro l’omicidio di Neko nella città di Puente Alto. Trascinato al suolo, colpito e preso a calci dagli agenti, che si sono poi allontanati in tutta fretta, il giovane ha riportato la frattura di una costola e diverse altre contusioni, rischiando perforazioni ai polmoni e all’intestino».

Carabineros, pulizia tardiva

«Sono dei delinquenti, dei criminali, degli assassini», ha commentato la madre Melissa Ramos. Il video del pestaggio, diffuso due giorni dopo e diventato virale, ha costretto però i vertici dei carabineros a intervenire, sospendendo i nove agenti responsabili e promettendo «il massimo della fermezza e del rigore»: «Nessun contesto giustifica il fatto di colpire una persona e tanto meno di abbandonarla», hanno dichiarato. «Parole, tuttavia, che, a fronte dell’irrecuperabile discredito che ha sommerso i “pacos”, come vengono chiamati popolarmente i carabineros, in nulla contribuiranno a calmare le acque, meno che mai negli stadi».

’Pacos’, stadi e costituzione

«Sangue nelle strade, campi senza calcio». Lo slogan diventato, all’interno di stadi militarizzati, la comune parola d’ordine dei tifosi. Ma la vera partita per il futuro del Cile, democrazia decisamente imperfetta regolata ancora dalla costituzione del massacratore Pinochet. Il 26 aprile, referendum per decidere se cambiare la Costituzione che risale agli anni ottanta quando il Paese era sotto la dittatura del generale Augusto Pinochet, e in parte spiega certi comportamenti dei ‘pacos’. I manifestanti delle piazze, oggi col sostegno degli stadi, chiedono un miglior accesso al sistema sanitario, all’istruzione e l’abbandono del sistema economico neoliberista. Durante le proteste almeno 26 persone sono rimaste uccise negli scontri con polizia, carabineros, esercito.

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