• 28 Febbraio 2020

Miliziani libici curati segretamente in Italia, retroscena pericolosi

Intrigo internazionale  

«Un intrigo internazionale su cui indaga la procura, che deve districarsi tra servizi segreti di svariati Paesi ed accordi tra Stati, i cui contenuti non sono mai stati resi noti», annota scoraggiato Nello Scavo su Avvenire. Servizi segreti, accordi segreti, affari sanitari segreti, voli segreti (di chi?). E tanta puzza di sporco. «È una spy story che ha i contorni di un intrigo internazionale. Un ‘giallo libico’ che si è consumato tra le mura dell’ospedale San Raffaele, cui ora stanno lavorando gli esperti dell’Antiterrorismo milanese. Tutto ha inizio alle 23. 30 di mercoledì 15 gennaio…», scrive  Monica Serra su La Stampa. La versione Corriere della Sera, è più da intrallazzo economico da che 007, ma sempre di ‘cosa strana’ narra: posti letto al Sistema sanitario nazionale, per far spazio a decine di combattenti libici feriti in battaglia e curati a Milano. Accordi internazionali firmati da chi e in cambio di cosa e per chi. Solidarietà internazionale o affari? Forse peggio.  

Fazioni libiche coltellate a Milano

Cosa è acceduto quel torbido mercoledì 15 gennaio mezz’ora prima di mezzanotte? Libici feriti nella guerra di casa e a coltellate tra di loro in Italia in aggiunta. Due libici (‘forse ex ricoverati’) presunti responsabili dell’accoltellamento del 32enne loro concittadino e ovviamente ricercati dalla polizia italiana, prelevati dall’hotel Rafael da funzionari del consolato libico e una volta Roma caricati su un aereo Alitalia diretto a Tunisi. Proprio il ruolo della diplomazia libica e dei servizi segreti (anche italiani?) nella sparizione dei due indagati per lesioni è al centro dell’inchiesta della Procura. Perché i due sono stati prelevati mentre erano in corso gli accertamenti della polizia?

Tante domande in cerca di risposta

«La procura di Milano e la Digos vogliono chiarire quali autorità italiane abbiano dato il via libera all’accordo sulle cure e come sia stato monitorato il flusso di libici portati in Italia con regolare visto. Tra essi vi sarebbero appartenenti ad alcune delle più famigerate milizie, comprese quelle accusate dall’Onu di gravi violazioni dei diritti umani, di abusi sui migranti e di vari crimini. Chiarimenti dovrebbero arrivare dal Ministero degli Esteri e dall’ambasciata italiana a Tripoli», scrive Avvenire.  Scopriamo anche che «Gli inquirenti hanno sentito anche il console libico a Milano e il personale sanitario, oltre a un medico libico coinvolto nel ‘corridoio umanitario sanitario’, oltre agli agenti di polizia intervenuti dopo che il libico accoltellato si era presentato al pronto soccorso del San Raffaele».

La Libia ce la racconta

Le autorità consolari libiche sostengono che il rimpatrio immediato sia stato attuato perché i due, ‘Hassan Errahim e Mohamed Aleiwa, aggredendo il connazionale Mohammed Abdulhafith’ (ammesso che si tratti dei nomi autentici), «abbiano avuto un comportamento incompatibile col progetto di cura e riabilitazione». Versione difficile da credere. «Gli investigatori non escludono che, invece, si siano volute proteggere informazioni sensibili facendo sparire due dei protagonisti dell’intrigo. A quanto si apprende, analoghi accordi sono attivi anche con ospedali di Tunisia, Turchia e Giordania. Più volte in questi mesi Radio Radicale aveva segnalato – senza mai riuscire ad ottenere chiarimenti – il viavai di aerei ambulanza dalla Libia verso l’Italia. Ora appare più chiaro il perché».

Letti a pagamento per pochi

Il Corsera insiste sul fronte sanitario del mistero. «Invece di curare i pazienti italiani con il servizio sanitario nazionale, al Policlinico universitario San Donato da quattro mesi ricoverano a pagamento i miliziani libici. Le loro cure le paga il governo di Tripoli e in ballo ci sono milioni di euro». Ispezione della Asl di Milano. Doppia inchiesta: «Mentre gli investigatori dell’Antiterrorismo indagano sull’accordo tra la Libia e il gruppo ospedaliero San Donato che porta in Italia i feriti libici, secondo le verifiche Ats da ottobre letti che servono per le cure gratuite ai cittadini sono trasformati in posti a pagamento per chi arriva dalla Libia». Solidaridarietà molto interessata quella del primo gruppo ospedaliero della Sanità privata italiano, con 1,6 miliardi di fatturato l’anno.

Spie e soldi piste incrociate

Perché i libici non volevano che gli italiani interrogassero i due accoltellatori? Quasi una ‘rendition’ alla Abu Omar. «Si trattava di miliziani responsabili di gravi reati e ricoverati sotto falso nome?».  Poi la questione economico sanitaria e forse non soltanto. Perché il primo gruppo privato della Sanità italiana, 4,3 milioni di pazienti all’anno in 19 ospedali di proprietà si è cacciato in questo guaio? Corriere sulla pista, «Da quando è entrato nella governance il manager svizzero-tunisino Kamel Ghribi, global advisor e vicepresidente insieme con Paolo Rotelli, viene battuta la strada degli affari in Medio Oriente per portare pazienti solventi a curarsi nelle strutture del colosso sanitario. L’accordo con la Libia, passato tramite l’ambasciata di Tripoli presso la Santa Sede è sempre stato presentato, invece, come un gesto di solidarietà (ben remunerato) per feriti di guerra».

Remocontro

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