• 28 Febbraio 2020

‘America vattene’ grida Baghdad e l’imam Al-Sadr dopo Soleimani

L’orgoglio sciita iracheno

Una moltitudine chiamata dall’imam Moqtada al-Sadr a manifestare contro la presenza delle truppe americane in Iraq che dura ormai da 17 anni. La polizia ha stimato la partecipazione in 650 mila persone, gli organizzatori in ‘tre milioni’. Comunque l’imam è riuscito è tornare al centro della scena politica in Iraq e adesso punta a un ruolo di primo piano nella formazione di un nuovo governo, una volta che le dimissioni del premier Adel Abdel Mahdi saranno effettive. E non è affatto detto che per gli oltre 5 mila 500 militari statunitensi e  occidentali, italiani compresi, trattare sulla sorte della loro costosissime basi militari e sul loro ritiro, sarà più facile che col pragmatista Soleimani, ucciso in un agguato di droni Usa.

Niente Piazza Tahrir, nessuna provocazione e scontro con le forze di sicurezza. Ma la folla ha cantato in arabo “Abbasso l’America, abbasso il colonialismo” e ha esposto anche cartelli in inglese “Get out America”, va via America.

Basta interferenze straniere

«Al-Sadr è rimasto fermo sulla parola d’ordine ‘no interferenze straniere’, sia americane che iraniane, ma il tono della piazza era soprattutto anti-americano e nel solco delle marce seguite all’uccisione del comandante dei Pasdaran Qassem Soleimani -sottolinea Giordano Stabile su La Stampa-. L’imam ha però ribadito che la via per arrivare al ritiro dei 5500 soldati statunitensi ancora nel Paese è “politica” e passerà attraverso il governo e il Parlamento». Ma via se ne devono andare. «Questo non significa che Teheran ha recuperato l’influenza persa negli ultimi quattro mesi, soprattutto per via della repressione brutale delle manifestazioni da parte delle milizie sciite sue alleate» (e di Soleimani).

La pancia (vuota) della rabbia irachena

«Vogliamo che se ne vadano tutti: America, Israele e i politici corrotti al governo», raccoglie tra la folla AsiaNews. «Sosteniamo anche le proteste di piazza Tahrir ma capiamo le ragioni di al-Sadr che ha deciso di tenere la manifestazione in un luogo diverso ad evitare competizione e scontri». Unire le rabbie e le proteste per ottenere cambiamenti radicali del potere corrotto e cristallizzato che paralizza e affama l’Iraq. Ieri ha parlato di nuovo in pubblico il grande ayatollah Ali al-Sistani, massima carica religiosa sciita del Paese. Rivolto ai gruppi politici li ha esortati a «formare prima possibile un nuovo governo per la stabilità” della nazione e avviare le riforme necessarie». «I cittadini, ha aggiunto, devono avere il diritto di manifestare in modo pacifico e la loro richiesta di sovranità deve essere rispettata». ‘America go home’ più elegante.

La presenza Usa (e italiana)

«I 5.200 soldati Usa sono ancora lì, e il governo iracheno non ha dato seguito alla mozione parlamentare», i fatti ricordati da Chiara Cruciati sul Manifesto. Ora al-Sadr ottiene il sostegno della piazza per dare forza alle sue rivendicazioni: «Fine della cooperazione alla sicurezza tra Iraq e Usa e chiusura dello spazio aereo ai velivoli statunitensi». E rivolto direttamente agli Stati Uniti scrive, «vi considereremo paese ostile all’Iraq». Alla marcia sadrista non hanno preso parte i manifestanti di piazza Tahrir che chiedono la fine di ogni ingerenza esterna, «quella Usa come quella iraniana», sia perché si sospetta che una parte degli uccisi di questi mesi siano caduti per mano di sadristi. L’altra piazza. «Quattro giorni fa altri dieci manifestanti sono stati uccisi dalla polizia tra Baghdad, Bassora e Karbala. Una repressione che giovedì è stata quantificata da Amnesty, ben più alta di quanto immaginato: oltre 600 morti in quattro mesi».

rem

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